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Mamma, quando il cielo è nuvolo, Briciola come fa a guardare giù?

La perdita di un membro della famiglia è sempre un momento d’intenso dolore. Purtroppo, il ciclo di vita dei nostri amici a quattro zampe è più breve del nostro. Per quanto possa sembrare ingiusto, è quindi nell’ordine delle cose assistere alla nascita e alla crescita del nostro cucciolo, condividere con lui una parte della nostra vita, ma anche accompagnarlo nei momenti che precedono la morte. In genere non ci sembra di essere mai pronti abbastanza ad affrontare una così grande sofferenza. Eppure, quando il nostro cane viene a mancare, talvolta non solo dobbiamo fare i conti con una ferita, intima e profonda, che non sappiamo come lenire, ma ci troviamo nella condizione di dover spiegare l’accaduto ai piccoli cuccioli d’uomo che stanno in famiglia e che magari per la prima volta affrontano il lutto per la perdita di un loro caro.

In questa situazione ci sentiamo assaliti da infinite angosce: come posso trovare le parole giuste per dire al mio bimbo che Briciola non c’è più? Come posso sottoporlo al peso di una ferita così grande che neanche io sono in grado di reggerla? Come non sentirmi in colpa nel fare ciò? E come trattenere la mia sofferenza in modo da non versare neanche una lacrima di fronte al mio bimbo?

Non esiste un modo giusto e uno sbagliato per comunicare la morte del nostro cane al nostro bimbo, però è importante avere alcune informazioni prima di decidere quale strada intraprendere.

Le innumerevoli domande che ci assalgono talvolta ci confondono e ci disorientano così tanto che sentiamo la necessità di ricorrere ad una serie di complesse metafore per parlare con i nostri bimbi, con il solo obiettivo – più o meno consapevole – di tenere la maggior distanza possibile tra noi e la parola morte. Spesso, però, i bimbi non hanno le competenze per comprendere a fondo il significato della metafora che noi usiamo. Può così accadere che loro percepiscano comunque la nostra angoscia e sofferenza attraverso la comunicazione non verbale e che la associno al significato concreto delle parole che noi stiamo utilizzando. E’ per questo che, se dico al mio bimbo che Briciola si è addormentato – e probabilmente mentre lo dico trattengo a stento le lacrime – il mio bimbo potrebbe, nelle notti successive, avere tanta tanta paura di addormentarsi perché “se ci si addormenta, poi succede come a Briciola, che non ci si sveglia mai più”.

Inoltre, non sempre ci sentiamo pronti a reggere il carico emotivo del pianto inconsolabile del nostro bimbo, che quasi sicuramente seguirà alla comunicazione della triste notizia. Può quindi essere che alla frase “Briciola è morto” segua quella “ma tu devi essere forte, non piangere”. I bimbi hanno il diritto di piangere di fronte ad una notizia del genere. E noi abbiamo il diritto di piangere con loro, se in quel momento ci assale la tristezza. Condividere con i nostri bimbi la tristezza di questi momenti è un modo per insegnare loro a riconoscerla, viverla e superarla.

In fondo, la vita è fatta di cose belle e di cose brutte, anzi, in genere, più le cose sono belle e più è brutto perderle. E cosa c’è di più bello che condividere un pezzo del cammino della nostra vita con un cane? E’ proprio la meraviglia degli anni trascorsi insieme che rende così doloroso il momento della scomparsa del nostro cane. Infatti, molti di noi, dopo aver affrontato la sofferenza causata dalla morte del primo cane, decidono comunque di prenderne un secondo.

Che risponderemmo se ci chiedessero “cosa ti spinge a metterti nuovamente nella condizione di affrontare quei momenti d’intenso dolore?” Penso che la maggior parte di noi, senza esitazione, ricorrerebbe a 4 semplici parole, in cui è racchiuso il significato profondo del contenuto di questo articolo: “ne VALE la pena”.

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