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Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – prima parte

Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – prima parte

Ho voluto descrivere questo caso perchè sono certa che molti proprietari si riconosceranno in queste vicende, e potranno trovare utili suggerimenti su come muoversi in situazioni simili.

Per questo ho pensato che fosse opportuno raccontare la storia da tre diversi punti di vista:

  1. quello dei proprietari, in un’intervista in cui raccontano tutti i dettagli
  2. quello del veterinario comportamentalista, che descrive il caso dal punto di vista della terapia farmacologico-feromonale e comportamentale
  3. quello dell’educatore cinofilo, io in questo caso, che ha aiutato i proprietari a mettere in atto la terapia comportamentale e il cane a sviluppare il suo potenziale.

Daniela e Agostino mi hanno contattato su consiglio del dott. Daniele Merlano, il veterinario comportamentalista che ha in cura Joy.
Joy è una trovatella di circa 1 anno e vive con loro da quando, all’età di circa 2-3 mesi, l’hanno prelevata dal canile dove era arrivata insieme ai suoi fratelli.

Quando si sono rivolti a me, la cagnolina era con loro già da 4-5 mesi e avevano sperimentato altre modalità di educazione, senza ottenere i risultati sperati.

I proprietari lamentavano soprattutto l’impossibilità di stabilire con lei una relazione, non riuscivano a toccarla né a giocare con lei, Joy si rifugiava sotto al divano e si rifiutava di uscire; inoltre era terrorizzata da tutti i rumori, specialmente da quelli della macchina e dell’autobus.

Il dott. Merlano aveva fatto una diagnosi di sindrome da deprivazione sensoriale al secondo stadio, con ansia intermittente e prescritto una terapia farmacologica a base di seligilina e una terapia comportamentale basata sul gioco.

Daniela e Agostino non avevano bisogno di un classico programma per l’educazione di base, erano già molto informati e sotto alcuni aspetti si muovevano molto bene.

Abbiamo iniziato il nostro percorso con esercizi di comunicazione corporea in modo che Daniela e Agostino imparassero ad utilizzare meglio il linguaggio gestuale, a utilizzare i bocconcini come premio piuttosto che come stimolo, a premiare il cane con la distanza, posizionandosi lateralmente piuttosto che di fronte, e abbassandosi per interagire con lei. Per questo sono stati utilizzati giochi semplici, come il luring e il seduto, e qualche esercizio di autocontrollo perchè Joy potesse imparare a gestire meglio il suo stato emotivo.

Subito dopo ho proposto percorsi “esperienziali”, cioè l’utilizzo di materiali diversi su cui camminare e di oggetti nuovi da esplorare affinchè Joy facesse esperienze positive con oggetti sconosciuti e si sentisse capace di affrontare piccole difficoltà, sempre guidata dai proprietari.

Al terzo incontro eravamo già ad una svolta: i giochi di fiuto e di problem solving hanno cambiato la vita di Joy e dei suoi proprietari che, giorno dopo giorno, stavano acquisendo maggiore credito agli occhi del cane.

 

Sono stati utilizzati giochi diversi in modo da poter sviluppare varie competenze del cane:

  1. ginnastica del cane sul corpo dei proprietari (Human Body Gym) – questo aiuta il cane a prendere confidenza con le persone in maniera divertente, in questo modo Joy era libera di interagire con il corpo di Daniela e Agostino che facevano da attrezzi. Anche in questo caso una difficoltà crescente l’ha resa sempre più sicura e fiduciosa nel contatto. Con questo tipo di gioco abbiamo allenato soprattutto la capacità di cooperazione e socializzazione.
  2. giochi di fiuto – allenano la capacità di perlustrare, mettono in moto i circuiti neurali preposti alla calma e diminuiscono lo stress generale del soggetto. Il cane di solito riesce bene e questo accresce notevolmente la sua autostima, inoltre impara a concentrarsi su un compito. I giochi di fiuto intervengono sulle capacità di attenzione, concentrazione, autocontrollo, cooperazione, affidabilità
  3. giochi di attivazione mentale – che siano giochi costruiti appositamente per cani o che siano costruiti con materiali reperibili in casa, aiutano il cane ad esprimere al meglio molte capacità cognitive e sociali. Nel caso di Joy la più importante era quella di imparare ad imparare, per questo tutti i giochi dovevano essere proposti con gradualità, perchè sulla base delle cose note e che non facevano paura si potevano allargare le conoscenze e le competenze, cioè si poteva ampliare il suo piano prossimale di apprendimento. Con i giochi di attivazione mentale abbiamo allenato anche molte altre capacità, ad esempio attenzione e concentrazione, memoria, autocontrollo, saper raccogliere informazioni, cooperazione, empatia.

L’utilizzo del gioco ha reso Joy più sicura di sé, più fiduciosa, in generale più competente e capace di affrontare situazioni nuove. Di riflesso Daniela e Agostino sono diventati le guide esperte in grado di proporre attività adatte alle sue capacità e Joy ha iniziato ad affidarsi sempre più a loro.

Ora eravamo pronti per lavorare anche all’esterno!

1 commento
  1. katarina
    katarina dice:

    buona sera, avrei bisogno del vs aiuto;
    da oltre 20 anni ho avuto dei cani (l’ultimo un bracco tedesco scomparso da poco), qualche gg fa abbiamo preso dal canile un meticcio di 8mesi circa ed una brachetta molto molto spaventata ed ansiosa.
    non conosciamo la sua storia… probabilmente viene da un passato con i cacciatori…
    pensavamo che il cane giovane potrebbe esserle utile (insieme alla ns pazienza ed attenzione).
    ma gia dopo pochi giorni ci preoccupa se il suo disturbo (sindrome da deprivazione sensoriale..?) nevrosi intermittente, non cambia il carattere del cane giovane, che comincia copiare i suoi comportamenti (paura di tutto, coda tre gambe..abbaia…
    se avete qualche buona idea/suggerimento come aiutare la cagna stressata, e come far relazionare i due cani senza traumatizzare il giovane.
    grazie davvero

    Rispondi

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