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Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – seconda parte

Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – seconda parte

Dopo i passi in avanti fatti da Joy, eravamo finalmente pronti per lavorare anche all’esterno!

Abbiamo lavorato un po’ sulla gestione del guinzaglio in passeggiata e sperimentato il richiamo in situazione di libertà, poi ci siamo dedicati all’autobus!

Un paio di mesi fa un altro educatore aveva utilizzato tecniche di “abituazione” e “flooding”, peggiorando di fatto la situazione. Con “abituazione” si intende presentare al cane la situazione che provoca paura così tante volte che alla fine l’esperienza perde di significato, e il cane si abitua. Nel caso specifico era stato consigliato di portare Joy alla fermata dell’autobus molte volte al giorno. Con “flooding” si intende inevce l’immersione del cane in un ambiente il cui lo stimolo è continuamente presente in modo che ci si possa abituare; in questo caso era stato consigliato di tenere Joy al capolinea degli autobus finchè non si fosse calmata. Il rischio, però, è che si ottenga una sensibilizzazione ancora più acuta e che si inneschino processi di anticipazione ed è quello che è successo a Joy! Inoltre potrebbe venire meno la fiducia nei proprietari.

Ho consigliato a Daniela ed Agostino di tenere Joy lontana dagli autobus in modo che non potesse collezionare altre esperienze negative, prima di iniziare il nostro lavoro di “desensibilizzazione” e “controcondizionamento”. La “desensibilizzazione” consiste nel tenere lo stimolo molto lontano dal cane così che la sua percezione della paura, ad esso legata sia minore e che venga percepito soltanto un disagi,o piuttosto che una vera paura; quando il soggetto si abitua a questa nuova condizione e non prova più disagio si possono via via ridurre le distanze, avvicinando progressivamente lo stimolo.
Nel “controcondizionamento” si presenta, insieme allo stimolo, un rinforzo di alto valore.

Ho deciso di utilizzare queste due tecniche combinate insieme, in modo da renderle più efficaci; il controcondizionamento non può funzionare se il cane è preda di un attacco di panico! E’ necessario quindi iniziare questo tipo di training ad una distanza tale per cui il cane sia leggermente a disagio, non impaurito.

Abbiamo scelto un capolinea di autobus a ridosso di un parco, così da poter iniziare a lavorare molto lontano e in un ambiente in cui Joy potesse rilassarsi. Come rinforzo sono stati utilizzati il gioco e bocconcini molto graditi. Ci siamo messi a grande distanza in modo che si potessero vedere gli autobus e che il rumore fosse molto tenue e lì, nel parco, abbiamo fatto qualche semplice gioco di problem solving. Piano piano abbiamo ridotto le distanze, calibrando la difficoltà del gioco e l’entità del premio in base alla difficoltà percepita da Joy per la situazione ambientale. Ogni tanto il premio consisteva nell’allontanarsi molto dagli autobus e passeggiare nel parco per un po’. Nell’arco di due sedute siamo riusciti ad arrivare sui gradini di accesso di un autobus fermo e a guardare con tranquillità da circa due metri di distanza gli autobus che passavano . Da qui a salire spontaneamente su un mezzo in movimento la strada forse è ancora lunga ma sicuramente le basi per un buon approccio sono state gettate.

Lavorando in questo modo, proponendo attività divertenti alla presenza dell’autobus, si agisce sulle convinzioni del cane. Piano piano Joy si è resa conto che l’autobus non era poi così pericoloso e la sua convinzione che potesse accaderle qualcosa si è ridotta sempre più, fino a metterla in grado di avvicinarsi spontaneamente. Tutto questo non sarebbe stato possibile se prima non avessimo lavorato per aumentare le sue competenze e la sua autostima attraverso il gioco.

Ovviamente interviene anche un’altra componenete, la presenza rassicurante dei suoi proprietari che ormai sono diventati per lei una base sicura, una guida affidabile che mai metterebbe a repentaglio la sua incolumità.

Ci sono ancora molti margini di miglioramento nella vita di Joy, non soltanto nei confronti dell’autobus, ma anche nel suo rapporto con il gatto di casa e nei suoi comportamenti in ufficio.

Quello che conta veramente è che ora Joy si sente bene all’interno della sua famiglia con cui ha stretto un legame molto forte, è capace di interagire con gli estranei e di affrontare le difficoltà che incontra riferendosi ai proprietari.

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