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Il mestiere dell’Educatore Cinofilo

L’educatore cinofilo è quella figura professionale a metà tra l’incantatore di serpenti e la divinità greca. Almeno questo è quello che, probabilmente, pensano le famiglie quando ne contattano uno, per recuperare il loro Bull Terrier plurimorsicatore.
Quel che si aspettano è che l’educatore possa fare una qualche magia e non beccare il morso, laddove i familiari stessi ne hanno presi diversi.

Chi è l’educatore cinofilo e a cosa serve? Ha davvero senso chiamarlo solo quando ormai non sappiamo più cosa fare e siamo con le mani nei capelli?

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i corsi per intraprendere questa strada, a riprova del crescente interesse in quest’ambito. Un interesse che nasce sia nelle persone che decidono di aprirsi a questa nuova professione, sia nelle famiglie, sempre più numerose, che decidono di condividere la loro vita con un amico a quattro zampe.

L’educatore cinofilo va considerato come un mediatore nella relazione tra cane e famiglia. Non andrebbe chiamato solo ed esclusivamente quando siamo al limite delle prove (probabilmente controproducenti) e agli sgoccioli della pazienza. È una figura che può aiutarci a capire meglio la comunicazione del nostro cane e a comunicare con lui nel modo migliore.

In una società antropocentrica non è facile accettare di doversi mettere in gioco per presentarsi e farsi conoscere dal cane nel modo giusto. Non è facile neanche comprendere che il cane ha propri desideri e bisogni, che sono piuttosto lontani dalla semplice coccola e dal “giro pipì”.
Tutto questo si dovrebbe poi incastrare in un ordine delle cose piuttosto convulso e in dinamiche di vita molto complesse. I più fortunati vivono in zone con molto verde e poco traffico, qualcuno addirittura in campagna, ma la maggior parte dei cani vive in città in condizioni non esattamente idonee per loro.

L’educatore ha quindi il difficile compito di far incontrare il cane e il compagno umano nel modo migliore, favorendone la reciproca comprensione, l’empatia e la comunicazione. E’ un lavoro meraviglioso, quando riesce, ma molto frustrante quando non funziona. Perché non c’è niente di peggio per chi fa questo mestiere di vedere un cane incompreso e un proprietario arreso.

Per capire cosa significa essere un educatore e soprattutto come nasce il desiderio di diventarlo, abbiamo intervistato due professionisti nel campo: Laura Calvelli Istruttore cinofilo e Tutor dei corsi romani ThinkDog ed Eleonora Bizzozero, Educatore cinofilo e docente ThinkDog. Vi presenteremo.

 

Come e quando avete deciso di diventare educatore cinofilo?

Laura: Non ho deciso di diventare un educatore cinofilo, è successo col tempo. Quando ho preso il mio cane, ho avuto moltissimi problemi. Distruggeva casa e mi faceva impazzire. Ho deciso di chiamare qualcuno e sono capitata in un centro che faceva addestramento classico. Dylan non migliorava, anzi. Un giorno, cercando un corso da educatore, sempre per risolvere il problema del mio cane, sono capitata sul sito di ThinkDog. Mi sono iscritta e, modulo dopo modulo, piano piano, qualcosa è cambiato. Sono andata in ufficio e ho deciso di licenziarmi per fare l’educatore.

Eleonora: Perché mi sentivo chiusa in una scatola e passavo tutta la settimana aspettando il sabato per andare in canile. Poi mi è capitato di adottare una cagnolina un po’ difficile e su consiglio di amici ho iniziato un percorso di educazione e ho conosciuto Angelo Vaira. Lui in un’ora ha visto delle cose nel mio cane, che io non riuscivo a interpretare nel modo giusto i suoi comportamenti. Così ho detto: “Ok, io voglio fare quello da grande, voglio capire i cani”. In quel momento nella multinazionale in cui lavoravo, stavano facendo riduzione del personale e accettavano volontari. Io mi sono offerta volontaria, ho mollato il lavoro e mi sono messa a fare il corso.

 

Le vostre vite sono cambiate da quando avete deciso di intraprendere questo percorso?

Laura: Sono sei anni che faccio questo e la mia vita è cambiata radicalmente. Prima stavo tranquilla in un ufficio e avevo il mio stipendio sicuro, ora i ritmi sono completamente cambiati. Corro tutto il giorno, lavoro con i cani e mi piace tantissimo, ma devo relazionarmi anche con le persone e su questo c’è ancora molto da lavorare. E’ un lavoro che non fa sconti. Se non ti dai da fare e non trasmetti il 100% di te, non funziona.

Eleonora: E’ cambiata tantissimo perché ogni giorno faccio quello che mi piace fare. Per me quasi non è un lavoro per quanto mi piace svolgerlo e soprattutto non aspetto più il weekend per fare quello che mi permette di essere felice.

 

Che cosa significa essere un educatore cinofilo?

Laura: Quello che faccio tutti i giorni. Cerco di trasmettere il giusto modo di vivere insieme uomo e cane. E’ difficile più per le persone che per i cani. Il mio impegno sta proprio nel far capire alle persone quanto può migliorare la loro vita se la relazione con il loro cane migliora.

Eleonora: Per me è una diffusione di consapevolezza per il benessere di cani e persone. E’ andare in giro a fare informazione e condivisione.

 

In questo lavoro ci sono giornate “no” in cui vorreste mollare tutto?

Laura: Sì, mi è capitato l’altro giorno, perché quando non riesci a concludere un percorso come desideri, oppure le persone ti seguono con difficoltà, ti domandi “ma chi me l’ha fatto fare?”
Succede poi qualche cosa, un cane, una persona, un messaggio che ti fa capire che sei sulla strada giusta e devi continuare.

Eleonora: Sì, quando capisci che lavorando in canile tu vedi nei cani un potenziale che i visitatori non lo vedono; o quando ti rendi conto che il cane che stai seguendo in quella famiglia ha delle criticità, ma in un’altra famiglia sarebbe un cane meraviglioso.

 

Chi può fare l’educatore?

Laura: Non esiste una persona giusta in generale, ma sicuramente deve essere una persona che ama mettersi in gioco e che ci mette l’anima. Deve sapersi mettere in gioco perché il percorso stesso ti cambia e bisogna fare in modo che questo accada per continuare a crescere.

Eleonora: Un educatore dovrebbe essere un buon comunicatore perché deve essere in grado di trasmettere. E dovrebbe saper conciliare i desideri del cane con quelli della famiglia. E’ necessaria la simpatia e l’empatia. Bisogna anche saper cambiare in base al cliente che ci troviamo di fronte.

 

Cosa significa essere tutor e insegnante del corso educatori ThinkDog?

Laura: Essere tutor di una classe di educatori significa avere tante responsabilità, non solo pratiche. I corsi devono andare bene da un punto di vista organizzativo, ma sei anche il punto di riferimento di tutta la classe. Devi trasmettere tutto quello che hai. Sei punto di riferimento ed esempio. Devi dare tutto

Eleonora: Mi piace tantissimo. E’ molto bello perché c’è tanta condivisione, non solo del format, ma della propria esperienza personale. Ogni volta gli allievi con le domande mi tirano fuori pezzi della mia vita, è un raccontarmi.
Poi è bello perché li vedi all’inizio e poi all’esame e sono persone diverse. Sono delle spugne che hanno saputo prendere tutto e ne hanno fatto tesoro.

 

Quando fate entrare l’educatore cinofilo in casa vostra, quindi, accoglietelo come se fosse un amico, perché vi aiuterà a guardare nell’anima del vostro cane. Lasciatevi andare e, se potete, abbandonate le credenze e le convinzioni che fino a quel momento vi hanno accompagnato.
Vi si aprirà davanti un mondo diverso fatto di complicità con il vostro cane e gusto per la vita.
Scoprirete che sarà il cane ad insegnare a voi e non il contrario.

Di punto in bianco vi ritroverete ad assaporare quei momenti che prima erano solo un dovere: la passeggiata silenziosa con il cane, cercando di lasciare fuori tutti pensieri, ma rimanendo “qui ed ora” come solo i cani sanno fare; il gusto di sedersi sul prato; il sorriso nato dalle scorribande del vostro amico scodinzolante.

Non è un percorso facile e non sempre riesce, perché le resistenze sono tante. Quando succede, però, voi e il vostro cane guarderete nella stessa direzione e non importa se un giorno sarete un po’ distanti, perché quello che vi lega e il rispetto reciproco è più forte di una giornata no.

Ecco, è proprio per questo che fare l’educatore cinofilo è il mestiere più bello del mondo, nonostante la vita.

 

Per informazioni sul Corso Educatori Cinofili

 

 

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Educare alla Calma

Ce lo ha mostrato Angelo Vaira in TV. Scopri dal vivo come si fa, in uno dei nostri corsi.

 

Nella scorsa puntata di Cambio Cane, il programma televisivo dedicato all’educazione dei cani in onda su FOXLife ogni venerdi sera, Angelo Vaira ha aiutato un labrador iperattivo a ritrovare la calma. Bayles, questo è il nome del cane, proprio non riusciva a stare fermo. Rubava e rompeva oggetti, distruggeva i mobili con i denti, saltava addosso e perfino quando era esausto si lasciava cadere per terra, ma continuava ad abbaiare, perché la sua mente proprio non era in grado di tranquillizzarsi e fermarsi un attimo. Il cane viveva quasi sempre recluso in cucina e non sono mai riusciti a stare a tavola con Bayles nella stessa stanza, apparecchiando sempre quindi in sala da pranzo e non in cucina. Nella foto qui affianco puoi invece osservare Bayles che riposa ai piedi del tavolo in cucina, mentre il resto della famiglia è a tavola. Bayles si è anche tranquillizzato in salotto mentre si guarda la TV. Il suo stato di ritrovata serenità e calma ha commosso tutti.
Ma come ci è riuscito Angelo? Si è occupato innanzi tutto dei bisogni di Bayles, aprendo la porta della cucina e aumentando il tempo delle passeggiate. Ha coinvolto i bambini in modo da canalizzare le loro energie in attività utili a loro stessi e a Bayles. Ed è intervenuto insegnando esercizi per aumentare la concentrazione e stimolare i circuiti neurali della calma. Questo particolare tipo di training è uno dei “marchi di fabbrica” del lavoro di Angelo Vaira ed è chiamato “Terapia Emozionale della Calma”.
Le basi della terapia emozionale della calma vengono trattate in tutti i nostri corsi per insegnare ai cani a calmarsi in presenza di altri cani. Un ottimo corso da cui cominciare è Una Base Sicura.

 

Una Base Sicura

(corso formula week-end)

> Clicca qui per maggiorni informazioni

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Eustress, distress e non-stress

Quante volte ci è capitato di sentirci dire (e talvolta anche di pensare) che non è il caso di proporre al nostro cane questa o quella attività, questa o quella esperienza, perché potrebbero risultare stressanti? A questo proposito vorrei spendere due parole sul significato adattativo dello stress.

In genere, lo stress viene erroneamente considerato nella sua esclusiva accezione negativa, dimenticandosi dell’importanza che lo stress ricopre nella nostra esistenza. Proviamo a pensare a quante esperienze del nostro bagaglio di vita, che sul momento ci apparivano stressanti, si sono poi rivelate una fondamentale fonte d’incremento della nostra autostima e della nostra autoefficacia percepita… Quanti successi scolastici, professionali e persino amorosi ci hanno visto con le mani sudate e il cuore in gola? Quante prime volte ci hanno visto insonni e con un po’ di sana voglia di scappare? E quanto ci siamo sentiti fieri di noi stessi nell’affrontare con successo tutte queste situazioni? Ci siamo sentiti così tanto orgogliosi di aver vissuto e superato quei momenti, che anche a distanza di anni i ricordi ci appaiono vividi e i racconti emozionanti.

E’ anche per le ragioni finora espresse che il mondo della psicologia ha pensato di distinguere due tipologie di stress: l’eustress e il distress.

L’eustress, come il colesterolo HDL, è lo stress considerato buono, perché deriva da stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Il distress invece viene anche chiamato stress cattivo perché supera la soglia di tollerabilità dell’individuo e può provocare scompensi.

Ma come distinguere l’eustress dal distress? Sappiamo che la risposta ad un evento stressante avviene in tre fasi:

–      la fase di allarme, in cui uno stato di allerta genera nell’individuo risposte psicofisiologiche caratteristiche come arousal elevato, tachicardia,…;

–      la fase di resistenza, in cui gli indicatori psicofisiologici tendono a normalizzarsi e l’individuo mette in atto dei tentativi di adattamento alla situazione;

–      la fase di esaurimento, che si verifica qualora l’individuo, non riuscendo ad adattarsi alla situazione, si scompensa.

Si parla di distress quando l’individuo, non essendo in grado di fronteggiare la situazione, raggiunge la fase di esaurimento.

Provo a spiegarvi il tutto con una metafora. Possiamo immaginare che ciascun individuo (ovviamente cane compreso) sia dotato di una sorta di contenitore dello stress. La grandezza di questo contenitore non è uguale per tutti e dipende sia da caratteristiche personali, sia dalle esperienze che ciascun individuo ha vissuto. Ogni esperienza stressante che viene superata senza che il contenitore dello stress debordi, ossia senza che l’individuo raggiunga la fase di esaurimento, non solo non è da considerarsi negativa, ma può incrementare la grandezza del nostro contenitore dello stress. Un contenitore più grande ci permetterà quindi di fronteggiare situazioni apparentemente più stressanti con gli strumenti adeguati per non arrivare allo scompenso.

Quindi, l’eustress non solo è meglio del distress, ma anche del non-stress.

Alla luce di quanto detto finora, talvolta mi riesce difficile comprendere la scelta di alcuni proprietari, che rinunciano a priori ad attività apparentemente stressanti per il cane, senza chiedersi se queste possano essere funzionali ad incrementare la capacità del proprio cane di far fronte allo stress. Un cane che, per non essere sottoposto in alcun modo a stress, viene tenuto alla larga da tutte quelle situazioni che esulano dalla (talvolta noiosa) routine quotidiana, avrà in dotazione pochi strumenti per fronteggiare gli imprevisti che la vita ci riserva. Eppure la vita è piena di imprevisti: traslochi, ricoveri in ospedale, viaggi inaspettati, nuove nascite…

La prossima volta, quindi, che ci troveremo di fronte alla proposta di un’attività da fare con il nostro cane non dovremo chiederci se in assoluto è un’esperienza stressante, ma se il contenitore di stress del nostro cane è sufficientemente grande da reggere quel po’ di stress che gli consentirà di vivere e superare con successo quella specifica esperienza. Se così fosse, buttiamoci in questa nuova avventura, perché regaleremo al nostro cane la possibilità di accrescere il suo contenitore dello stress.

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Si può insegnare l’autocontrollo?

insegnare l'autocontrolloSe pensiamo alla potenza della muscolatura e della dentatura di un cane e a quanto possono essere delicati nel gioco questo ci dà una misura della loro capacità di autocontrollo.

E’ la mamma che insegna gli “autocontrolli”, cioè interrompe il gioco ogni volta che un cucciolo esagera con l’eccitazione o stringe troppo il morso o fa il prepotente con un fratellino. L’intervento della mamma va dal semplice intromettersi e dividere i cuccioli all’immobilizzazione a terra del cagnolino prevaricatore; i cuccioli imparano così a non stringere mai il morso ed a controllare la propria esuberanza per non incorrere nella “punizione etologica” della mamma.

Quando i cuccioli vengono separati troppo presto o quando la mamma è giovane e inesperta oppure ha troppi cuccioli a cui badare e non riesce a svolgere la sua azione educatrice può capitare che i cani abbiano difficoltà ad autocontrollarsi o che sviluppino vere e proprie patologie del comportamento. Alcuni cani saltano addosso alle persone con troppa foga per salutarle o si lanciano fuori dalla porta di casa o dalla macchina perchè non vedono l’ora di andare a giocare al parco oppure mordicchiano le mani durante il gioco o quando gli offriamo un bocconcino o addirittura non hanno alcun controllo del morso.

Sebbene i cuccioli imparino l’autocontrollo principalmente dalla mamma, abbiamo qualche strumento a disposizione per migliorare questa capacità anche nell’adulto. Gli esercizi indicati sono soltanto un suggerimento e, secondo i casi, può essere indicato affidarsi ad un educatore, a un istruttore o a un veterinario comportamentalista se il cane ha difficoltà particolari negli autocontrolli.

Esercizio della ciotolaSi può insegnare ad aspettare pazientemente che la ciotola sia poggiata in terra prima di andare a mangiare piuttosto che saltare, abbaiare, tuffarsi sul cibo. Si riesce ad ottenere questo risultato in vari modi, quello che preferisco è mettere il cane di fronte al problema e aspettare che sia lui a trovare la soluzione giusta, anziché chiedergli di aspettare.

Doggyzen – E’ un esercizio di autocontrollo proposto da Angelo Vaira ai suoi allievi educatori cinofili. Prendere un bocconcino e con la mano chiusa a pugno farlo annusare al cane. Se il bocconcino è abbastanza appetibile, il cane cercherà di prenderlo in tutti i modi (leccando la mano, mordicchiando, abbaiando, grattando con la zampa,…) ma la mano rimane chiusa finchè il cane si ferma a pensare e smette. Con tempismo lodiamo il cane e offriamo un bocconcino con l’altra mano. Se il cane è molto insistente e non riesce a calmarsi del tutto possiamo modellare il suo comportamento premiando quando allenta un po’ l’assalto al bocconcino e guidarlo via via verso la calma. Il cane imparerà in fretta che ad agitarsi non si ottiene nulla e a rimanere calmi si ottiene un premio!

Discesa dall’automobile – far scendere il cane dalla macchina può diventare un ottimo esercizio di autocontrollo se apriamo lo sportello soltanto quando il cane è tranquillo. Cominciamo ad aprire molto lentamente e se il cane si muove per scendere richiudiamo immediatamente, ripetiamo finchè il cane capisce che per farsi aprire lo sportello deve rimanere fermo. A questo punto possiamo chiedergli di aspettare mentre agganciamo il guinzaglio e poi invitarlo a scendere e a rimanere vicino a noi.

Tira-e-molla – Giocando al classico tira-e-molla posso insegnare il “lascia” ed abituare il cane a calmarsi rapidamente dopo un’attività eccitante. Durante il gioco avvicino la treccia al corpo e la tengo ferma finché il cane non abbandona la presa, come premio lo invito a giocare nuovamente. Quando avvicinando la treccia al corpo, il cane apre la bocca quasi immediatamente, posso anticiparlo dicendo “lascia” o “grazie” e premiandolo, così che possa associare il segnale “lascia” al comportamento di aprire la bocca. Questo segnale è utile per fare in modo che il cane possa lasciare qualsiasi oggetto su richiesta! Anche in questo caso è importante farsi aiutare da un educatore esperto.

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Educare alla libertà

Educare significa tirare fuori tutto il potenziale del cane, ovvero l’insieme di qualità e facoltà mentali, sociali, emozionali e comportamentali ancora inespresse. Significa guidare il cane a liberare tutte le potenzialità che la sua mente nasconde.

Quando insegniamo dei comportamenti al nostro fedele compagno o facciamo dei giochi con lui, gli stiamo offrendo l’opportunità di provare una grande varietà di emozioni e di esprimere, allenare, perfezionare le sue competenze cognitive e di crearne di nuove, agevolando lo sviluppo di altre abilità e potenziando o modificando quelle già apprese. E’ ciò che lo psicologo Reuven Feuerstein chiama MODIFICABILITA’ COGNITIVA.

Il cervello è costituito da una fittissima rete neurale, forma continuamente nuove connessioni sinaptiche, rinforzando o eliminando quelle già esistenti. Questa proprietà del sistema nervoso è detta NEUROPLASTICITA’, ed è stimolata dalla memoria e dall’apprendimento e, quindi, dalle esperienze che facciamo del mondo ogni giorno. Quando il cane sperimenta un’emozione positiva, uno stato di calma, o impara un nuovo comportamento, vengono create altre vie neurali che si consolideranno ogni volta che rivivrà quell’esperienza. In questo modo il cervello è in grado di trasformare struttura e funzionalità, e il cane sarà più veloce e flessibile ad imparare nuovi compiti.

Giocare insieme e condividere attività divertenti, come il problem solving, la ricerca olfattiva, la mobility, è di beneficio alla relazione e consente al nostro amico di migliorare ed apprendere competenze come attenzione, concentrazione, autocontrollo, autoefficacia; potenzia memoria e velocità di apprendimento, e favorisce stati emozionali preposti alla calma e alla felicità.

educare alla libertà

Offrendogli le condizioni adatte a sviluppare nuove capacità e strategie mentali, il cane avrà, così, molti più strumenti a disposizione che gli consentiranno di diventare via via più autonomo nelle scelte del comportamento adeguato alle varie circostanze.

  Noi siamo dei mediatori.

Vygotskij e, successivamente, Feuerstein furono i primi a considerare fondamentale la figura del mediatore.

Partendo dallo sviluppo cognitivo attuale del cane e da ciò che ha appreso fino a quel momento, abbiamo la possibilità di favorirne le condizioni di apprendimento cognitivo e sociale adatte, guidando il nostro amico a quattro zampe verso esperienze di vita piacevoli e formative. In questo modo, avrà l’occasione di fare esperienza autonomamente, sviluppando libertà e capacità di pensiero, ma con la certezza di trovare in noi un compagno fidato in grado di offrirgli supporto in caso di difficoltà.

Soddisfacendo i suoi bisogni, aiutandolo ad accrescere la sua autoefficacia e le sue sicurezze, si sentirà sempre più motivato ad aprirsi a nuove esperienze, manifestando un crescente interesse verso attività esplorative, di gioco, di creatività.

educare alla libertàCome mediatori, quindi, abbiamo un ruolo chiave nella formazione del carattere del cane e nella sua crescita cognitiva, sociale ed emozionale. Siamo agevolatori dell’apprendimento e della relazione e attraverso l’empatia, la fiducia e una buona comunicazione possiamo aiutare il nostro amico ad esprimere tutto il suo potenziale e ad essere libero di scegliere tra le diverse alternative quella più adeguata alla situazione in cui si trova.

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Insegnare il seduto

Quasi tutti i proprietari di cani scelgono di insegnare come prima cosa il “seduto”, forse perchè è un comportamento che si ottiene facilmente o forse perchè assomiglia molto al nostro stesso segnale verbale per sederci appunto, o perchè il cane lo propone autonomamente o magari soltanto perchè ci dà l’impressione che il cane sia più “ubbidiente” se riusciamo a metterlo seduto su richiesta.

In ogni caso, frequentemente ci si imbatte nei suggerimenti di amici che hanno già “addestrato” il cane. Di solito i consigli sono di due tipi, e derivano da due modi diversi di insegnare le cose:

  1. nell’addestramento classico, si insegna il seduto tenendo il guinzaglio verso l’alto in modo che il collare (solitamente a strangolo) tenga bene alta la testa del cane e, con l’altra mano, si spinge il posteriore verso terra in maniera più o meno energica. A quel punto di solito il cane si siede, costretto meccanicamente o come segnale di pacificazione verso chi lo sta maneggiando in quel modo. Appena il cane si siede, la trazione sul collare viene allentata e questo sollievo comunica al cane che ha fatto la cosa giusta, tanto che le volte successive si metterà seduto con rapidità proprio per evitare la stretta al collo e la spinta sul posteriore.

  2. Un’ alternativa valida a questo trattamento è l’ induzione , con cui si premia il cane per aver eseguito il comportamento . Ecco cosa puoi fare: chiama il cane con voce allegra in modo che preluda ad un gioco da fare insieme, perchè questo deve essere la richiesta del “seduto”: un esercizio divertente per entrambi, non una performance da realizzare a comando! Quando il cane arriva scodinzolando,entusiasta e curioso, fai annusare un bocconcino e poi, tenendolo sempre vicino al suo naso, sposta la mano prima verso l’alto e poi indietro (in direzione della coda) in modo che il cane, per mantenere il contatto con il bocconcino, sollevi la testa. Poichè la colonna vertebrale è abbastanza rigida, il cane comincerà a piegare le zampe posteriori e a sedersi spontaneamente, ed è a questo punto che puoi elogiare e premiare il tuo cane. Ripetendo questa azione più volte ti accorgerai che Fido anticiperà la tua richiesta e inizierà a sedersi appena riconosce il gesto della mano. A questo punto il tuo gesto può essere proposto anche senza il bocconcino e il cane sarà premiato comunque quando si siede. Per ora il segnale per chiedere al cane di sedersi è solo gestuale ma con un po’ di pratica sarai pronto per inserire anche un segnale vocale.  Pronuncia “seduto” (o la parola o la frase che preferisci) immediatamente prima di fare il movimento con la mano; il cane farà presto l’associazione tra il suono della tua voce e il gesto e comincerà ad anticipare, cioè a proporre il comportamento “seduto” al suono della tua voce. Ora il gesto non è più necessario e il cane si metterà seduto al solo segnale vocale! Mi raccomando…non dimenticare di premiare con un bocconcino o con lodi verbali l’esibizione del comportamento.

Rispetto all’addestramento classico, in cui il cane “esegue l’ordine” sostanzialmente per evitare una sofferenza fisica, con questo nuovo approccio il tuo amico a 4 zampe sente di partecipare ad un gioco e sa di essere premiato per questo, perciò riproporrà il comportamento sia per ricevere il bocconcino sia per soddisfare il suo desiderio di collaborazione sociale.

insegnare il seduto

…e se così il cane non si siede?

In questo caso dobbiamo trovare delle alternative valide, ad esempio:

  1. la cattura : ogni volta che il cane si siede spontaneamente saremo pronti a dire “bravo” e a premiarlo con un bocconcino. Il cane proporrà il “seduto” sempre più spesso con l’intenzione di ricevere il cibo, dovremo essere allora abili a cogliere il momento giusto per pronunciare la parola “seduto” (o il segnale che preferiamo) proprio quando il cane sta per sedersi e rinforzare l’associazione tra la parola e il comportamento. Quando questa associazione è abbastanza forte possiamo chiedere al cane di sedersi e soltanto dopo premiarlo.

  2. il problem solving : facciamo annusare un bocconcino o prendiamo un giocattolo che piace molto al cane e mettiamolo su un mobile, o un ripiano in alto in modo che non possa raggiungerlo. Di fatto poniamo Fido di fronte ad un problema: il cibo (o il giocattolo) è lì ma non può averlo. Quindi cosa farà? Alcuni cani tentano saltando, abbaiando o si muovono nervosamente, altri si siedono quasi subito. Mandiamo a vuoto tutti gli altri tentativi e premiamo il cane con il cibo, o con l’oggetto che pià gli piace, quando si siede, ripetendo questo gioco finchè il cane non capisce che l’unica soluzione utile per ottenere il risultato è mettersi seduto! Quando il comportamento è fluido possiamo inserire il comando vocale e utilizzarlo anche non in presenza della situazione di problem solving.

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Oltre i Metodi

oltre i metodiLa storia dell’uomo e del cane parla della magia di un incontro. Nessuno può sapere con esattezza cosa accadde quando il primo lupo avvicinò, per la prima volta, un uomo. Possiamo solo immaginarlo. Ma di certo questo incontro parla di una magia, del miracolo di un dialogo e della volontà di conoscersi prima, e di non lasciarsi poi.

Ci dicono da sempre che uno dei due abbandonò il suo progenitore selvatico trasformandosi in cane, ma ormai sappiamo che anche l’uomo non sarebbe quello che è oggi, se quell’incontro non ci fosse mai stato. La risultante fu una vera e propria coevoluzione, al punto che oggi alcuni studiosi definiscono l’uomoun primate che si comporta come un lupo“.

Uomo e Cane hanno quindi iniziato il loro percorso insieme, e per migliaia di anni hanno semplicemente collaborato l’uno al fianco dell’altro. Nel bene e nel male. Ma insieme.
Poi ad un certo punto tutto è cambiato. E’ cambiato l’ambiente, il sistema in cui questo animale a sei zampe era abituato a muoversi, sono cambiati i riferimenti. E’ cambiato tutto. E sono iniziate le incomprensioni. I cani sono diventati un esercito di disoccupati, e l’uomo ha iniziato un cammino nel quale pensa di essere sempre più sufficiente a sè stesso.
In questo nuovo sistema uomo e cane vivono come due vecchi amici, che però non si capiscono più. O forse sarebbe meglio dire che quello a due zampe non capisce più quello a quattro, che alle volte appare solo rassegnato.

E’ in questo sistema che sono nati i “metodi“: insiemi di piccoli procedimenti per raggiungere un obiettivo. I procedimenti sono le tecniche, mentre l’obiettivo è quello di recuperare un rapporto perduto nel tempo. Una comunicazione dispersa. I metodi possono essere coercitivi, come l’addestramento vecchio stile, o possono essere gentili. Ma davvero c’è differenza?
No, se il cane finisce sempre per essere un qualcosa al quale viene abbinato un libretto di istruzioni affinchè funzioni. E le incomprensioni aumentano.

Il cane non è qualcosa. E’ qualcuno.
Questo è il presupposto inevitabile affinchè, dalla scelta di un metodo, si possa arrivare all’acquisizione di un approccio. La differenza tra utilizzare metodi ed avere un approccio significa riconoscere “l’altro” come soggetto, come individuo, unico.
Il cane non è una macchina da controllare, da regolare. E’ un essere senziente, dotato di emozioni, bisogni, aspettative, rappresentazioni del mondo in cui vive. Il suo comportamento è l’espressione di uno stato mentale. Non è un qualcosa per il quale dobbiamo sapere quale leva tirare, affinchè sparisca o si rafforzi.

Porsi attraverso questo approccio è la scelta di vivere una magia. Di rivivere la magia dell’incontro con l’altro. Di essere (co)protagonisti di una nuova evoluzione.
Io non so spiegarvi con esattezza cosa accadrà quando vivrete questa magia. So per certo che ve ne accorgerete, e quando così sarà non abbandonatela. I primi beneficiari sarete voi.

Buona Vita!

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Video di Sansone in socializzazione + Sincronia e Ricalco


Mi abbandono a un momento di gioia per festeggiare i progressi di Sansone. Questo non è un video così rappresentativo delle Classi di Socializzazione, ma per alcune persone significa molto e in più ci da l’occasione di parlare di Sincronia, Empatia e Ricalco: tutte cose molte nuove in cinofilia.

In questo video, incrocio Rottweiler-Dobermann che in passato ha dato non pochi problemi a Emanuela. Sansone, questo il suo nome, ha lavorato in Dog’s Soul e ora i risultati sono evidenti. La sua corazza di “mostro” ha ceduto.

Quella che vedi è una breve mini-classe di socializzazion, che fra Sansone, Emma e Tex. Sebbene scommetto che porrai l’attenzione sulla cosa più importante – i progressi fatti e la forte emozione di chi ha assistito all’incontro – potresti anche notare che nel video parlo del comportamento che Sansone mette in mostra: parare. Cerca di rincorrere Tex (che però è spesso più veloce di lui) e quando riesce gli si mette davanti per fermarlo.

Un’altra cosa che ho visto fare più volte ai cani in socializzazione è cercare di fermare le risse prendendo dai garretti uno dei coinvolti. Non si tratta di spostare di peso il cane da un garretto, ma piuttosto di avvisarlo della propria presenza. Quasi per spingerlo via. Questo ovvio non è parare, ma qualcosa mi dice che potrebbe farlo anche Sansone. Il termine “paratore” deriva dalla teoria della neotenia. Secondo cui cani come il rottweiler, utilizzati in passato anche come bovari (inizialmente erano molto leggeri, circa 25 kg), si porrebbero fra il secondo stadio (i ludici) e il terzo (i paratori). Il dobermann invece si collocherebbe verso il quarto stadio (tallonatori).

Ma al di là delle nostre teorie (quella della neotenia è stata poi rivista dallo stesso suo divulgatore, Coppinger) e interpretazioni, è il cane che ci dice ciò che fa. Spesso non vediamo quello che accade, ma quello che pensiamo che accada.

Quando Sansone raggiunge Tex si ferma di fronte a lui, a volte a 45°, calibrando perfettamente direzione e distanze. Questo è quello che intendo per “parare”, ma chiamatelo pure come volete. Le parole contano meno di quanto facciano i cani e degli schemi che possiamo individuare al di là di esse.

Ricalco e sintonia

La cosa invece sui cui vorrei portarvi è proprio questa abilità che i cani anno di “entrare in sintonia”. Diversi anni fa ho studiato foto e filmati di cani scoprendo quanto, esattamente come noi esseri umani, si comportino empaticamente. Esteriormente si riconosce questo stato di forte connessione attraverso i movimenti sincronizzati. In ThinkDog lo chiamiamo “ricalco“. Sansone e Tex nel loro modo di muoversi saltellano, girano la testa, si bloccano, ricominciano a muoversi, ecc. E lo fanno sincronizzando i loro movimenti.

Così come ho predetto molti anni fa che le Classi di Socializzazione sarebbero diventate uno strumento utile e ne avrebbero parlato diversi professionisti, così oggi sono certo che gli strumenti alla base dell’empatia negli animali sociali, e cioè il ricalco e la sincronia dei movimenti, diventeranno pratica comune fra i cinofili. Si perchè la cosa interessante è che così come abbiamo imparato a riconoscere nei cani i Segnali Calmanti e poi a utilizzarli nella nostra stessa interazione col cane, così possiamo riconoscere gli schemi motori della sincronia dei movimenti fra cani e utilizzarla noi stessi.
In tutto il video possiamo cogliere continui movimenti sicronici fra i due simpatici quadrupedi e la voglia di Sansone di riportare continuamente la relazione verso qualcosa di pacifico (guarda dal minuto 5:47 per esempio).

Questa a mio parere è la cosa più significativa di questo breve e “leggero” momento tra amici. Dico leggero solo perché lo confronto con tutto quello che abbiamo combinato in circa dieci anni di Classi di Socializzazione, dalla loro ideazione alla loro divulgazione. Sono forse lo strumento più efficace che abbiamo oggi in cinofilia e non posso qui che tornare a ringraziare Ivano Vitalini, istruttore e amico: sebbene oggi si lavori distanti le abbiamo create insieme.

Per approfondire

Cosa sono le Classi di Socializzazione

Partecipare alle Classi di Socializzazione

Cosa è “Ricalco e Guida”

L’Arte del Ricalo

WARNING! Immagino ti piacerebbe a questo punto scoprire di più sulle socializzazioni. Solo sta attento. Ti saranno utili i link sopra. Poi, se vuoi apprendere cose utili sta lontano dai “polemizzatori”. Argomenti come quelli sopra fanno gola ai lupi del web. Lo so già, è già successo in passato. Gente invidiosa o in cerca di popolarità potrebbe utilizzare male il video e i suoi contenuti. Troppo facile! Le persone che oggi posso affermare di fare Classi di Socializzazione sono poche e sono così impegnate sul campo che non hanno tempo, nè motivo di fare polemica. Sta alla larga da chi con la scusa di fare “chiarezza” da sfogo alla propria invidia e si affanna per attirare l’attenzione. Come riconoscere questi pseudo-predicatori? Non costruiscono, non forniscono alcun contributo concreto o innovativo. Passano il loro tempo a criticare gli altri. C’è una evidente sproporzione fra ciò che propongono e ciò che criticano, in cui il tempo che spendono a criticare è notevolmente superiore rispetto a quello in cui propongono e costruiscono. I professionisti seriamente preparati si percepiscono gli uni gli altri come colleghi, non come concorrenti. E se uno ha delle perplessità sul lavoro dell’altro lo chiama per discuterne, capire e così crescere insieme, invece di fare “chiasso” su Facebook sui gruppi web. Un professionista serio desidera la propria crescita professionale ed evita il più possibile la perdita di tempo costituita dalle polemiche. Non ti sembra semplice buon senso questo?

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Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – seconda parte

Dopo i passi in avanti fatti da Joy, eravamo finalmente pronti per lavorare anche all’esterno!

Abbiamo lavorato un po’ sulla gestione del guinzaglio in passeggiata e sperimentato il richiamo in situazione di libertà, poi ci siamo dedicati all’autobus!

Un paio di mesi fa un altro educatore aveva utilizzato tecniche di “abituazione” e “flooding”, peggiorando di fatto la situazione. Con “abituazione” si intende presentare al cane la situazione che provoca paura così tante volte che alla fine l’esperienza perde di significato, e il cane si abitua. Nel caso specifico era stato consigliato di portare Joy alla fermata dell’autobus molte volte al giorno. Con “flooding” si intende inevce l’immersione del cane in un ambiente il cui lo stimolo è continuamente presente in modo che ci si possa abituare; in questo caso era stato consigliato di tenere Joy al capolinea degli autobus finchè non si fosse calmata. Il rischio, però, è che si ottenga una sensibilizzazione ancora più acuta e che si inneschino processi di anticipazione ed è quello che è successo a Joy! Inoltre potrebbe venire meno la fiducia nei proprietari.

Ho consigliato a Daniela ed Agostino di tenere Joy lontana dagli autobus in modo che non potesse collezionare altre esperienze negative, prima di iniziare il nostro lavoro di “desensibilizzazione” e “controcondizionamento”. La “desensibilizzazione” consiste nel tenere lo stimolo molto lontano dal cane così che la sua percezione della paura, ad esso legata sia minore e che venga percepito soltanto un disagi,o piuttosto che una vera paura; quando il soggetto si abitua a questa nuova condizione e non prova più disagio si possono via via ridurre le distanze, avvicinando progressivamente lo stimolo.
Nel “controcondizionamento” si presenta, insieme allo stimolo, un rinforzo di alto valore.

Ho deciso di utilizzare queste due tecniche combinate insieme, in modo da renderle più efficaci; il controcondizionamento non può funzionare se il cane è preda di un attacco di panico! E’ necessario quindi iniziare questo tipo di training ad una distanza tale per cui il cane sia leggermente a disagio, non impaurito.

Abbiamo scelto un capolinea di autobus a ridosso di un parco, così da poter iniziare a lavorare molto lontano e in un ambiente in cui Joy potesse rilassarsi. Come rinforzo sono stati utilizzati il gioco e bocconcini molto graditi. Ci siamo messi a grande distanza in modo che si potessero vedere gli autobus e che il rumore fosse molto tenue e lì, nel parco, abbiamo fatto qualche semplice gioco di problem solving. Piano piano abbiamo ridotto le distanze, calibrando la difficoltà del gioco e l’entità del premio in base alla difficoltà percepita da Joy per la situazione ambientale. Ogni tanto il premio consisteva nell’allontanarsi molto dagli autobus e passeggiare nel parco per un po’. Nell’arco di due sedute siamo riusciti ad arrivare sui gradini di accesso di un autobus fermo e a guardare con tranquillità da circa due metri di distanza gli autobus che passavano . Da qui a salire spontaneamente su un mezzo in movimento la strada forse è ancora lunga ma sicuramente le basi per un buon approccio sono state gettate.

Lavorando in questo modo, proponendo attività divertenti alla presenza dell’autobus, si agisce sulle convinzioni del cane. Piano piano Joy si è resa conto che l’autobus non era poi così pericoloso e la sua convinzione che potesse accaderle qualcosa si è ridotta sempre più, fino a metterla in grado di avvicinarsi spontaneamente. Tutto questo non sarebbe stato possibile se prima non avessimo lavorato per aumentare le sue competenze e la sua autostima attraverso il gioco.

Ovviamente interviene anche un’altra componenete, la presenza rassicurante dei suoi proprietari che ormai sono diventati per lei una base sicura, una guida affidabile che mai metterebbe a repentaglio la sua incolumità.

Ci sono ancora molti margini di miglioramento nella vita di Joy, non soltanto nei confronti dell’autobus, ma anche nel suo rapporto con il gatto di casa e nei suoi comportamenti in ufficio.

Quello che conta veramente è che ora Joy si sente bene all’interno della sua famiglia con cui ha stretto un legame molto forte, è capace di interagire con gli estranei e di affrontare le difficoltà che incontra riferendosi ai proprietari.

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Dotto: Una storia da raccontare

Raccontare la storia di Dotto richiederebbe un piccolo libro. Sono stati oltre sei mesi di “lavoro”. Ma quella di Dotto è una storia che va raccontata.
Sono stato contattato dalla sua adottante Daniela a fine Novembre 2011.
Avrebbe dovuto essere adottato mesi prima da un’altra signora e Daniela aveva organizzato la staffetta per portarlo dal sud al nord Italia e lo aveva tenuto in stallo per alcuni giorni. Il giorno successivo la signora scoprì di essere allergica ai cani e Daniela decise quindi di tenerlo con sè ed i suoi tre cani (due femmine ed un maschio). Tutto è filato liscio per un po’ fino a quando Dotto ha iniziato a mostrare comportamenti aggressivi verso alcune persone e verso alcuni cani subito dopo essere stato sterilizzato.
Era già stato visitato da un veterinario che aveva concluso sbrigativamente che il cane era “Dominante ed Aggressivo” e che l’unica soluzione era quella di “darlo via”. Daniela si rifiutò di farlo e cercò l’aiuto di un professionista finendo a frequentare un campo di addestramento. Dopo lunghissime sedute di “Seduto! Terra! Andiamo… STOP!” e collari a strangolo l’addestratore aveva concluso che la soluzione era quella di dare via 2 cani. Dotto nel frattempo era peggiorato vistosamente.
Mi telefonò quindi dicendomi “Se non mi dici che ne devo dare via tre mi piacerebbe conoscerti”.
Tempo di fissare l’appuntamento e di conoscerci e ricevo una nuova telefonata: Dotto si era preso a sangue con il maschio con il quale conviveva. I cani erano stati separati ma uno dei due (quello conciato meglio e no… non era Dotto) era stato portato in una pensione per cani perchè era impossibile riuscire a farli convivere.
La prima richiesta di Daniela non era quindi delle più semplici: riuscire a far convivere di nuovo i due cani sotto lo stesso tetto.
Grazie a tanti consigli e a un’amica educatrice che mi ha aiutato nel lavoro “in campo neutro” i due cani sono riusciti a ritrovare l’equilibrio perduto ma ora iniziava il compito più difficile: mantenere l’armonia in casa e lavorare da zero con Dotto.

Dotto: Una storia da raccontareIn base a quanto visto durante il primo incontro Dotto aveva una vera ossessione per le mani, un solo movimento lo faceva scattare, il tutto unito ad uno stato di vigilanza perenne ed un’altissima reattività. Inoltre il più piccolo degli stimoli era in grado di farlo reagire con abbaio, pelo rizzato e comportamenti di tipo aggressivo con una scarsissima capacità di recupero. Le emozioni sembravano rimanergli incollate. La vista di un essere umano, di un cane, di una bicicletta, di ogni cosa lo portava ad esprimere questi comportamenti anche per 10/15 minuti dopo che lo stimolo era scomparso dalla sua vista. Il suo stato di allerta e preoccupazione non conosceva sosta come mostra questo video registrato a mezzanotte in totale assenza di stimoli quando, dopo oltre 50 minuti, era riuscito a sedersi da solo durante un esercizio per la prima volta:

Non era insomma uno dei “casi” più semplici. Dotto era prigioniero di una montagna di paure. Le sue convinzioni, la sua rappresentazione del mondo erano un insieme infinito di pericoli e cose da “aggredire”. Il tutto complicato da dinamiche di gruppo tra i quattro cani alquanto complesse.
Decidemmo insieme fin da subito per una visita da un vero veterinario comportamentalista. Ci consegnò un lungo report da cui estraggo solo due righe:
“LA RISPOSTA EMOTIVO-AGGRESSIVA DEL CANE SI MANIFESTA ANCHE VERSO UMANI SCONOSCIUTI OD OGNI VOLTA CHE QUALCUNO ENTRA IN CASA CON ABBAIO E PREOCCUPAZIONE INUTILE […] HA SCHEMI PREFISSATI CON COMPORTAMENTI RITUALIZZATI […] IL PROBLEMA E’ CHE DOTTO MANIFESTA UNA FORMA DI AGGRESSIVITA’ PATOLOGICA, DEFINIBILE COME SOCIOPATIA (SU BASE CONFLITTUALE)”.
C’era una montagna di lavoro da fare e sebbene io ripetessi a Daniela che avrebbe dovuto rivolgersi ad uno più bravo di me le sue due risposte erano sempre le stesse: “Io mi fido di te” e “Io non ho nessuna intenzione di abbandonare Dotto”.

In ThinkDog non lavoriamo mai solo sul comportamento. Ancora meglio non lavoriamo mai sulla sua risultante, su quello che si vede. Su cosa fa il cane dove. Siamo convinti che quello che si vede sia la risultante di qualcosa di molto più importante e su quello lavoriamo: sulle competenze del cane, sulle sue convinzioni, i suoi bisogni, le sue emozioni e la capacità di controllarle, sulle sue rappresentazioni del mondo. Su un milione di cose ma non sulla loro risultante. E’ lavorando su questo che si può arrivare al punto in cui il “comportamento” espresso non è più quello di prima.

Dotto: Una storia da raccontareRaccontarvi cosa è stato fatto in sei mesi di incontri sarebbe impossibile anche se sarebbe interessante e alle volte divertente. Ora ricordo con un sorriso le notti al freddo, gli incontri in cui ogni istante Dotto partiva e bisognava essere in due per tenerlo. Il giorno in cui mentre stavamo lavorando sulla calma arrivò un missile terra-terra a forma di Pinscher libero dal guinzaglio dritto verso Dotto che l’avrebbe sbranato volentieri e molti altri episodi che legano questo percorso di educazione a momenti difficili ma anche a momenti in cui io e Daniela abbiamo riso. E molto. Posso dire però che abbiamo fatto in modo che Dotto fosse più competente, che avesse una maggiore capacità di autocontrollo (cosa ben diversa dal controllo esterno), che avesse una maggiore facilità nell’acquisire stati di calma, che si sentisse sempre più capace e competente, che il suo auto-accreditamento lo portasse a considerarsi un cane capace di risolvere le cose usando la testa, che il suo stato emozionale non fosse “da zero a 100 in mezzo secondo”, che non c’era nessun bisogno di avere paura, che esisteva un’alternativa. Su molte cose insomma. Tutte all’interno di Dotto.

Quello che infatti conta e che voglio raccontarvi è che Dotto ha fatto tutto questo percorso senza uno strattore, senza collari a strangolo, senza la minima imposizione e senza un comando che fosse uno. Dotto non era un cane che passava il tempo a capire come dominare il mondo. Aveva solo paura.
Ad oggi Dotto non sa fare “seduto” o “terra”. Si siede e si mette a terra come tutti i cani del mondo ma non sa farlo “a comando”. Non sa rispondere a comando.

I comandi non permettono al cane di pensare. Abbiamo questa ossessione di comandare il cane in ogni secondo “Seduto! Sedutooo” Terra!” e non gli diamo mai il tempo di pensare, di fare esperienza, di crescere, di essere sè stesso ed evolvere. Io non ho fatto un solo minuto di lezione con Daniela per insegnare queste cose. Da questo punto di vista per molte persone che abitano la cinofilia è un cane che “non sa fare nulla”.
Ha però imparato con il tempo a comportarsi da solo in ogni situazione. E’ decisamente più competente di molti cani, compresi molti tra quelli che eseguono alla perfezione 200 comandi ed oggi è un cane che sa stare sereno libero in mezzo a cani e persone.

 

Credo sia impossibile descrivere l’emozione dell’averlo visto crescere, abbandonando le paure e acquisendo la capacità di essere felice.

 

Voglio ringraziarti Dotto. Sei un cane fantastico che mi ha insegnato tantissimo e dimenticarti sarà semplicemente impossibile.
Ancora di più ringraziare Daniela. Senza la sua determinazione e costanza non avremmo mosso un solo passo. E’ lei l’artefice di questo miracolo. Lavorare sulle capacità di calma di Dotto tutte le notti in un parco a -18° non è così semplice come a dirlo. Il suo è un esempio da portare a chi dice “le ho provate tutte”.
Grazie in particolare ad Angelo che è stato informato per tutto il percorso sin dall’inizio, con il quale mi sono confrontato e che mi ha autorizzato a seguirlo. Grazie ancora a lui per avermi fatto intraprendere un percorso di conoscenza che mi ha permesso di vivere queste gioie. Grazie a Luca Niero che ha incontrato Dotto dandogli tantissimo in un solo incontro (grazie davvero Luca, quel giorno è stato fondamentale) e che ci ha dato preziosissimi consigli. Grazie a quelli che si sono prestati a fare le “comparse” quando abbiamo lavorato sui cambi di associazione. Anche a quelli che ancora oggi non sanno di essere stati comparse :)
A Luna e alla sua visione del mondo che mi ha aiutato a fargli capire che i cani non sono nemici. E grazie a voi per essere arrivati fino a qui a leggere.
Esiste sempre un’alternativa all’imposizione e un’alternativa all’abbandono. Non dimenticatelo ;)
Buona Vita!