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Eustress, distress e non-stress

Quante volte ci è capitato di sentirci dire (e talvolta anche di pensare) che non è il caso di proporre al nostro cane questa o quella attività, questa o quella esperienza, perché potrebbero risultare stressanti? A questo proposito vorrei spendere due parole sul significato adattativo dello stress.

In genere, lo stress viene erroneamente considerato nella sua esclusiva accezione negativa, dimenticandosi dell’importanza che lo stress ricopre nella nostra esistenza. Proviamo a pensare a quante esperienze del nostro bagaglio di vita, che sul momento ci apparivano stressanti, si sono poi rivelate una fondamentale fonte d’incremento della nostra autostima e della nostra autoefficacia percepita… Quanti successi scolastici, professionali e persino amorosi ci hanno visto con le mani sudate e il cuore in gola? Quante prime volte ci hanno visto insonni e con un po’ di sana voglia di scappare? E quanto ci siamo sentiti fieri di noi stessi nell’affrontare con successo tutte queste situazioni? Ci siamo sentiti così tanto orgogliosi di aver vissuto e superato quei momenti, che anche a distanza di anni i ricordi ci appaiono vividi e i racconti emozionanti.

E’ anche per le ragioni finora espresse che il mondo della psicologia ha pensato di distinguere due tipologie di stress: l’eustress e il distress.

L’eustress, come il colesterolo HDL, è lo stress considerato buono, perché deriva da stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Il distress invece viene anche chiamato stress cattivo perché supera la soglia di tollerabilità dell’individuo e può provocare scompensi.

Ma come distinguere l’eustress dal distress? Sappiamo che la risposta ad un evento stressante avviene in tre fasi:

–      la fase di allarme, in cui uno stato di allerta genera nell’individuo risposte psicofisiologiche caratteristiche come arousal elevato, tachicardia,…;

–      la fase di resistenza, in cui gli indicatori psicofisiologici tendono a normalizzarsi e l’individuo mette in atto dei tentativi di adattamento alla situazione;

–      la fase di esaurimento, che si verifica qualora l’individuo, non riuscendo ad adattarsi alla situazione, si scompensa.

Si parla di distress quando l’individuo, non essendo in grado di fronteggiare la situazione, raggiunge la fase di esaurimento.

Provo a spiegarvi il tutto con una metafora. Possiamo immaginare che ciascun individuo (ovviamente cane compreso) sia dotato di una sorta di contenitore dello stress. La grandezza di questo contenitore non è uguale per tutti e dipende sia da caratteristiche personali, sia dalle esperienze che ciascun individuo ha vissuto. Ogni esperienza stressante che viene superata senza che il contenitore dello stress debordi, ossia senza che l’individuo raggiunga la fase di esaurimento, non solo non è da considerarsi negativa, ma può incrementare la grandezza del nostro contenitore dello stress. Un contenitore più grande ci permetterà quindi di fronteggiare situazioni apparentemente più stressanti con gli strumenti adeguati per non arrivare allo scompenso.

Quindi, l’eustress non solo è meglio del distress, ma anche del non-stress.

Alla luce di quanto detto finora, talvolta mi riesce difficile comprendere la scelta di alcuni proprietari, che rinunciano a priori ad attività apparentemente stressanti per il cane, senza chiedersi se queste possano essere funzionali ad incrementare la capacità del proprio cane di far fronte allo stress. Un cane che, per non essere sottoposto in alcun modo a stress, viene tenuto alla larga da tutte quelle situazioni che esulano dalla (talvolta noiosa) routine quotidiana, avrà in dotazione pochi strumenti per fronteggiare gli imprevisti che la vita ci riserva. Eppure la vita è piena di imprevisti: traslochi, ricoveri in ospedale, viaggi inaspettati, nuove nascite…

La prossima volta, quindi, che ci troveremo di fronte alla proposta di un’attività da fare con il nostro cane non dovremo chiederci se in assoluto è un’esperienza stressante, ma se il contenitore di stress del nostro cane è sufficientemente grande da reggere quel po’ di stress che gli consentirà di vivere e superare con successo quella specifica esperienza. Se così fosse, buttiamoci in questa nuova avventura, perché regaleremo al nostro cane la possibilità di accrescere il suo contenitore dello stress.

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Come è intelligente il cane! – (Parte terza)

Messa da parte l’intenzione di stabilire se ci siano animali più intelligenti di altri, possiamo indagare meglio come funziona la mente dei cani.

dal libro “Fen il fenomeno” Stefano Benni e Luca Ralli

come è intelligente il caneStudi sulla mente dei cani:

  • Con alcuni test si è cercato di stabilire se i cani avessero o meno una teoria della mente, se ossero in grado di capire cosa sa l’altra persona. Un pezzo di carne viene messo davanti al cane e l’uomo dice “no!”, poi l’uomo si comporta in vari modi: esce dalla stanza, si gira dalla parte opposta, si mostra distratto, chiude gli occhi, rivolge lo sguardo al cane. Tranne nell’ultimo caso, in cui il cane sa di essere visto, in tutti gli altri mangia il boccone avvicinandosi lentamente, girando al largo e frapponendosi tra l’uomo e il boccone in modo che l’altro, seppur distratto, non possa vedere.
    • Un’altra questione dibattuta è se i cani possano imparare o meno per imitazione. In un recinto a “V” i cani imparano la soluzione se vedono una persona girare attorno al recinto così come se vedono un cane che lo fa. Non imitano con esattezza ma trovano più rapidamente la soluzione.
    • Anche nel caso di un asciugamano sotto un cesto capovolto i cani trovano la soluzione in breve tempo se vedono un altro cane tirare l’asciugamano con la bocca o con le zampe; usano, però, sempre le zampe. Non copiano anche in questo caso, capiscono la soluzione? In realtà risolvono il problema anche se vedono semplicemente un cane mangiare da sopra l’asciugamano senza aver visto che lo tirava fuori; si tratta semplicemente di rinforzo locale, il cane aumenta l’attenzione per un luogo o per un oggetto dopo averci visto qualcuno.
    • In situazioni più complicate, invece, i cani hanno dimostrato un vero e proprio apprendimento sociale. Il compito era tirare una maniglia a lato di una scatola per fare uscire una palla, girare intorno alla scatola e prendere la palla. Cani precedentemente addestrati mostravano la soluzione. I cani che potevano guardare tutta la sequenza, risolvevano immediatamente il compito, così come i cani che osservavano il proprietario tirare la maniglia. La soluzione era molto più lenta per i cani che vedevano soltanto toccare la scatola (quindi non c’è rinforzo locale) o che non vedevano nulla.
    • Anche con i cani sono stati fatti studi sul linguaggio. Rico è in grado di riconoscere ben 200 nomi di oggetti e nel caso di nomi che non conosce sceglie per esclusione di quelli nuovi.
    • Alexandra Horowits ha condotto studi molto recenti sul comportamento dei cani. Ha osservato in particolare tutti i dettagli del gioco che definisce come: ”attività volontaria che implica comportamenti ripetuti ed esagerati, di durata più o meno prolungata, di varia intensità, combinati in maniera atipica; utilizza modelli di azione che hanno ruoli identificabili in altri contesti”. Il gioco possiede tutte le caratteristiche di una buona interazione sociale: la coordinazione, la turnazione, l’auto-limitazione, il saper tenere in considerazione le capacità e il comportamento dell’altro. Per iniziare il gioco i cani ricorrono a segnali tipici (inchino) e mettono in atto tutta una serie di comportamenti per richiamare l’attenzione dell’altro (abbaio, interazione fisica,..)

Per approfondimenti:

  • Felice Cimatti, “Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva”, Carocci editore, 1998
  • Alexandra Horowitz, “Come pensa il tuo cane. Tutti i segreti del migliore amico dell’uomo”, Oscar Mondadori, 2010
  • Kaminski J., Brauer J., “Il cane intelligente. A modo suo”, Muzzio, Roma, 2008
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Come è intelligente il cane! (Prima parte)

Spesso si cerca di definire quanto il cane sia intelligente rispetto a noi, vale forse la pena ricordare che il cane, non essendo una persona, ragiona in maniera diversa, da cane appunto!

La domanda acquista un senso diverso se anziché chiederci quanto è intelligente il cane cominciamo a chiederci come è intelligente?

Come è intelligente il cane!A partire dagli anni ’60 alcuni scienziati hanno tentato varie strade per dimostrare che altri animali oltre all’uomo sono intelligenti e si sono dedicati soprattutto allo studio del linguaggio nei primati.

Più di recente gli studiosi hanno diretto la loro attenzione verso i cani per stabilire il grado di capacità cognitive, sia in parallelo ai primati, sia in parallelo ai bambini ed hanno cercato di valutare il grado di collaboratività con i proprietari.

 Cani e primati:

  • Al test di scelta di un oggetto su suggerimento di una persona ai cani è sufficiente il solo sguardo o un qualsiasi gesto (i primati, invece non sono in grado, tranne se allevati dall’uomo!); i cani seguono il gesto indicativo anche se la persona si muove dalla parte opposta rispetto all’oggetto. Se è un bastone ad indicare, il cane non capisce, deve esserci un chiaro gesto dell’uomo oppure un oggetto indicatore sopra al contenitore giusto. Il cane si fida dell’indicazione della persona anche se il suo fiuto gli indica chiaramente che il contenitore indicato dalla persona non è quello contenente il cibo.

    Questo non vuol dire che i cani siano più intelligenti dei primati, solo che hanno un’intelligenza “diversa”, i cani si fidano molto dell’indicazione della persona.

Cani e bambini:

  • Un semplice esperimento ha dimostrato che in alcune situazioni i cani “ragionano” esattamente come i bambini: un bambino osserva una persona che accende la luce spingendo l’interruttore con la testa: se la persona aveva le mani occupate, il bambino non riproduce fedelmente ma usa le mani per azionare l’interruttore (è evidente che la persona ha usato la testa solo perchè le mani erano occupate); se la persona aveva le mani libere anche il bambino usa la testa (evidentemente ci deve essere una buona ragione per premere l’interruttore con la testa!)

  • Un cane osserva un cane addestrato a schiacciare con la zampa un bastone per ottenere una ricompensa da un distributore a molla. Se il cane dimostratore ha una palla in bocca, il secondo utilizza il muso, a lui più congeniale, per azionare la leva (del resto l’altro cane non ha utilizzato il muso solo perchè aveva la palla in bocca); se il primo cane ha la bocca libera, anche il secondo cane utilizza la zampa (evidentemente ci deve essere una buona ragione per utilizzare la zampa!)

  • Negli esperimenti sulla permanenza di un oggetto, nascosto sotto un tappeto o dietro una barriera, i cani cercano immediatamente nel posto giusto. Se mettiamo una palla in un contenitore, poi il proprietario porta il contenitore dietro a una barriera e ricompare con il contenitore vuoto, i cani arrivano alla soluzione, ma trovano la palla fiutando. Se mettiamo il contenitore successivamente dietro a tante barriere, ogni volta che il cane non trova la palla rallenta da una barriera all’altra, scoraggiato dal risultato negativo; i bambini, invece, corrono più veloci verso la barriera successiva. In questo caso, quindi, cani e bambini ragionano in maniera diversa: i cani si scoraggiano per l’insuccesso, i bambini sanno che prima o poi troveranno il giocattolo e si affrettano per ottenerlo

    Per approfondimenti:

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Si può insegnare l’autocontrollo?

insegnare l'autocontrolloSe pensiamo alla potenza della muscolatura e della dentatura di un cane e a quanto possono essere delicati nel gioco questo ci dà una misura della loro capacità di autocontrollo.

E’ la mamma che insegna gli “autocontrolli”, cioè interrompe il gioco ogni volta che un cucciolo esagera con l’eccitazione o stringe troppo il morso o fa il prepotente con un fratellino. L’intervento della mamma va dal semplice intromettersi e dividere i cuccioli all’immobilizzazione a terra del cagnolino prevaricatore; i cuccioli imparano così a non stringere mai il morso ed a controllare la propria esuberanza per non incorrere nella “punizione etologica” della mamma.

Quando i cuccioli vengono separati troppo presto o quando la mamma è giovane e inesperta oppure ha troppi cuccioli a cui badare e non riesce a svolgere la sua azione educatrice può capitare che i cani abbiano difficoltà ad autocontrollarsi o che sviluppino vere e proprie patologie del comportamento. Alcuni cani saltano addosso alle persone con troppa foga per salutarle o si lanciano fuori dalla porta di casa o dalla macchina perchè non vedono l’ora di andare a giocare al parco oppure mordicchiano le mani durante il gioco o quando gli offriamo un bocconcino o addirittura non hanno alcun controllo del morso.

Sebbene i cuccioli imparino l’autocontrollo principalmente dalla mamma, abbiamo qualche strumento a disposizione per migliorare questa capacità anche nell’adulto. Gli esercizi indicati sono soltanto un suggerimento e, secondo i casi, può essere indicato affidarsi ad un educatore, a un istruttore o a un veterinario comportamentalista se il cane ha difficoltà particolari negli autocontrolli.

Esercizio della ciotolaSi può insegnare ad aspettare pazientemente che la ciotola sia poggiata in terra prima di andare a mangiare piuttosto che saltare, abbaiare, tuffarsi sul cibo. Si riesce ad ottenere questo risultato in vari modi, quello che preferisco è mettere il cane di fronte al problema e aspettare che sia lui a trovare la soluzione giusta, anziché chiedergli di aspettare.

Doggyzen – E’ un esercizio di autocontrollo proposto da Angelo Vaira ai suoi allievi educatori cinofili. Prendere un bocconcino e con la mano chiusa a pugno farlo annusare al cane. Se il bocconcino è abbastanza appetibile, il cane cercherà di prenderlo in tutti i modi (leccando la mano, mordicchiando, abbaiando, grattando con la zampa,…) ma la mano rimane chiusa finchè il cane si ferma a pensare e smette. Con tempismo lodiamo il cane e offriamo un bocconcino con l’altra mano. Se il cane è molto insistente e non riesce a calmarsi del tutto possiamo modellare il suo comportamento premiando quando allenta un po’ l’assalto al bocconcino e guidarlo via via verso la calma. Il cane imparerà in fretta che ad agitarsi non si ottiene nulla e a rimanere calmi si ottiene un premio!

Discesa dall’automobile – far scendere il cane dalla macchina può diventare un ottimo esercizio di autocontrollo se apriamo lo sportello soltanto quando il cane è tranquillo. Cominciamo ad aprire molto lentamente e se il cane si muove per scendere richiudiamo immediatamente, ripetiamo finchè il cane capisce che per farsi aprire lo sportello deve rimanere fermo. A questo punto possiamo chiedergli di aspettare mentre agganciamo il guinzaglio e poi invitarlo a scendere e a rimanere vicino a noi.

Tira-e-molla – Giocando al classico tira-e-molla posso insegnare il “lascia” ed abituare il cane a calmarsi rapidamente dopo un’attività eccitante. Durante il gioco avvicino la treccia al corpo e la tengo ferma finché il cane non abbandona la presa, come premio lo invito a giocare nuovamente. Quando avvicinando la treccia al corpo, il cane apre la bocca quasi immediatamente, posso anticiparlo dicendo “lascia” o “grazie” e premiandolo, così che possa associare il segnale “lascia” al comportamento di aprire la bocca. Questo segnale è utile per fare in modo che il cane possa lasciare qualsiasi oggetto su richiesta! Anche in questo caso è importante farsi aiutare da un educatore esperto.

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Dotto: Una storia da raccontare

Raccontare la storia di Dotto richiederebbe un piccolo libro. Sono stati oltre sei mesi di “lavoro”. Ma quella di Dotto è una storia che va raccontata.
Sono stato contattato dalla sua adottante Daniela a fine Novembre 2011.
Avrebbe dovuto essere adottato mesi prima da un’altra signora e Daniela aveva organizzato la staffetta per portarlo dal sud al nord Italia e lo aveva tenuto in stallo per alcuni giorni. Il giorno successivo la signora scoprì di essere allergica ai cani e Daniela decise quindi di tenerlo con sè ed i suoi tre cani (due femmine ed un maschio). Tutto è filato liscio per un po’ fino a quando Dotto ha iniziato a mostrare comportamenti aggressivi verso alcune persone e verso alcuni cani subito dopo essere stato sterilizzato.
Era già stato visitato da un veterinario che aveva concluso sbrigativamente che il cane era “Dominante ed Aggressivo” e che l’unica soluzione era quella di “darlo via”. Daniela si rifiutò di farlo e cercò l’aiuto di un professionista finendo a frequentare un campo di addestramento. Dopo lunghissime sedute di “Seduto! Terra! Andiamo… STOP!” e collari a strangolo l’addestratore aveva concluso che la soluzione era quella di dare via 2 cani. Dotto nel frattempo era peggiorato vistosamente.
Mi telefonò quindi dicendomi “Se non mi dici che ne devo dare via tre mi piacerebbe conoscerti”.
Tempo di fissare l’appuntamento e di conoscerci e ricevo una nuova telefonata: Dotto si era preso a sangue con il maschio con il quale conviveva. I cani erano stati separati ma uno dei due (quello conciato meglio e no… non era Dotto) era stato portato in una pensione per cani perchè era impossibile riuscire a farli convivere.
La prima richiesta di Daniela non era quindi delle più semplici: riuscire a far convivere di nuovo i due cani sotto lo stesso tetto.
Grazie a tanti consigli e a un’amica educatrice che mi ha aiutato nel lavoro “in campo neutro” i due cani sono riusciti a ritrovare l’equilibrio perduto ma ora iniziava il compito più difficile: mantenere l’armonia in casa e lavorare da zero con Dotto.

Dotto: Una storia da raccontareIn base a quanto visto durante il primo incontro Dotto aveva una vera ossessione per le mani, un solo movimento lo faceva scattare, il tutto unito ad uno stato di vigilanza perenne ed un’altissima reattività. Inoltre il più piccolo degli stimoli era in grado di farlo reagire con abbaio, pelo rizzato e comportamenti di tipo aggressivo con una scarsissima capacità di recupero. Le emozioni sembravano rimanergli incollate. La vista di un essere umano, di un cane, di una bicicletta, di ogni cosa lo portava ad esprimere questi comportamenti anche per 10/15 minuti dopo che lo stimolo era scomparso dalla sua vista. Il suo stato di allerta e preoccupazione non conosceva sosta come mostra questo video registrato a mezzanotte in totale assenza di stimoli quando, dopo oltre 50 minuti, era riuscito a sedersi da solo durante un esercizio per la prima volta:

Non era insomma uno dei “casi” più semplici. Dotto era prigioniero di una montagna di paure. Le sue convinzioni, la sua rappresentazione del mondo erano un insieme infinito di pericoli e cose da “aggredire”. Il tutto complicato da dinamiche di gruppo tra i quattro cani alquanto complesse.
Decidemmo insieme fin da subito per una visita da un vero veterinario comportamentalista. Ci consegnò un lungo report da cui estraggo solo due righe:
“LA RISPOSTA EMOTIVO-AGGRESSIVA DEL CANE SI MANIFESTA ANCHE VERSO UMANI SCONOSCIUTI OD OGNI VOLTA CHE QUALCUNO ENTRA IN CASA CON ABBAIO E PREOCCUPAZIONE INUTILE […] HA SCHEMI PREFISSATI CON COMPORTAMENTI RITUALIZZATI […] IL PROBLEMA E’ CHE DOTTO MANIFESTA UNA FORMA DI AGGRESSIVITA’ PATOLOGICA, DEFINIBILE COME SOCIOPATIA (SU BASE CONFLITTUALE)”.
C’era una montagna di lavoro da fare e sebbene io ripetessi a Daniela che avrebbe dovuto rivolgersi ad uno più bravo di me le sue due risposte erano sempre le stesse: “Io mi fido di te” e “Io non ho nessuna intenzione di abbandonare Dotto”.

In ThinkDog non lavoriamo mai solo sul comportamento. Ancora meglio non lavoriamo mai sulla sua risultante, su quello che si vede. Su cosa fa il cane dove. Siamo convinti che quello che si vede sia la risultante di qualcosa di molto più importante e su quello lavoriamo: sulle competenze del cane, sulle sue convinzioni, i suoi bisogni, le sue emozioni e la capacità di controllarle, sulle sue rappresentazioni del mondo. Su un milione di cose ma non sulla loro risultante. E’ lavorando su questo che si può arrivare al punto in cui il “comportamento” espresso non è più quello di prima.

Dotto: Una storia da raccontareRaccontarvi cosa è stato fatto in sei mesi di incontri sarebbe impossibile anche se sarebbe interessante e alle volte divertente. Ora ricordo con un sorriso le notti al freddo, gli incontri in cui ogni istante Dotto partiva e bisognava essere in due per tenerlo. Il giorno in cui mentre stavamo lavorando sulla calma arrivò un missile terra-terra a forma di Pinscher libero dal guinzaglio dritto verso Dotto che l’avrebbe sbranato volentieri e molti altri episodi che legano questo percorso di educazione a momenti difficili ma anche a momenti in cui io e Daniela abbiamo riso. E molto. Posso dire però che abbiamo fatto in modo che Dotto fosse più competente, che avesse una maggiore capacità di autocontrollo (cosa ben diversa dal controllo esterno), che avesse una maggiore facilità nell’acquisire stati di calma, che si sentisse sempre più capace e competente, che il suo auto-accreditamento lo portasse a considerarsi un cane capace di risolvere le cose usando la testa, che il suo stato emozionale non fosse “da zero a 100 in mezzo secondo”, che non c’era nessun bisogno di avere paura, che esisteva un’alternativa. Su molte cose insomma. Tutte all’interno di Dotto.

Quello che infatti conta e che voglio raccontarvi è che Dotto ha fatto tutto questo percorso senza uno strattore, senza collari a strangolo, senza la minima imposizione e senza un comando che fosse uno. Dotto non era un cane che passava il tempo a capire come dominare il mondo. Aveva solo paura.
Ad oggi Dotto non sa fare “seduto” o “terra”. Si siede e si mette a terra come tutti i cani del mondo ma non sa farlo “a comando”. Non sa rispondere a comando.

I comandi non permettono al cane di pensare. Abbiamo questa ossessione di comandare il cane in ogni secondo “Seduto! Sedutooo” Terra!” e non gli diamo mai il tempo di pensare, di fare esperienza, di crescere, di essere sè stesso ed evolvere. Io non ho fatto un solo minuto di lezione con Daniela per insegnare queste cose. Da questo punto di vista per molte persone che abitano la cinofilia è un cane che “non sa fare nulla”.
Ha però imparato con il tempo a comportarsi da solo in ogni situazione. E’ decisamente più competente di molti cani, compresi molti tra quelli che eseguono alla perfezione 200 comandi ed oggi è un cane che sa stare sereno libero in mezzo a cani e persone.

 

Credo sia impossibile descrivere l’emozione dell’averlo visto crescere, abbandonando le paure e acquisendo la capacità di essere felice.

 

Voglio ringraziarti Dotto. Sei un cane fantastico che mi ha insegnato tantissimo e dimenticarti sarà semplicemente impossibile.
Ancora di più ringraziare Daniela. Senza la sua determinazione e costanza non avremmo mosso un solo passo. E’ lei l’artefice di questo miracolo. Lavorare sulle capacità di calma di Dotto tutte le notti in un parco a -18° non è così semplice come a dirlo. Il suo è un esempio da portare a chi dice “le ho provate tutte”.
Grazie in particolare ad Angelo che è stato informato per tutto il percorso sin dall’inizio, con il quale mi sono confrontato e che mi ha autorizzato a seguirlo. Grazie ancora a lui per avermi fatto intraprendere un percorso di conoscenza che mi ha permesso di vivere queste gioie. Grazie a Luca Niero che ha incontrato Dotto dandogli tantissimo in un solo incontro (grazie davvero Luca, quel giorno è stato fondamentale) e che ci ha dato preziosissimi consigli. Grazie a quelli che si sono prestati a fare le “comparse” quando abbiamo lavorato sui cambi di associazione. Anche a quelli che ancora oggi non sanno di essere stati comparse :)
A Luna e alla sua visione del mondo che mi ha aiutato a fargli capire che i cani non sono nemici. E grazie a voi per essere arrivati fino a qui a leggere.
Esiste sempre un’alternativa all’imposizione e un’alternativa all’abbandono. Non dimenticatelo ;)
Buona Vita!

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

Uno studio della Virgina Commonwealth University dimostra che la presenza di un cane sul luogo di lavoro riduce lo stress, migliora la performance produttiva e organizzativa, e rende felici…” ( Leggi l’articolo intero qui: www.innovet.it)

Conosco di persona i benefici di cui si parla in questa pubblicazione, dati dal fatto di portare Zago in ufficio con me tutti i giorni!
Anche i nostri colleghi, oltre all’affetto che provano per Zago, si rendono conto di quanto la sua presenza alleggerisca di molto la routine lavorativa quotidiana!

C’è una cosa però che non dobbiamo perdere di vista.

Pensiamo sempre a ciò che di buono e positivo porta il cane nella nostra vita… ma ci chiediamo se il fatto di portarlo in ufficio tutti i giorni sia per il nostro cane una cosa positiva?

Già, perché anche il cane si stressa! Andare in un luogo pubblico 5 giorni su 7 non è una routine a misura di 4 zampe! L’ideale sarebbe portarlo con noi in ufficio mezza giornata, e lasciarlo a casa a riposare l’altra metà… anche se non per tutti questo è possibile…

Lo stress nel vostro cane, in principio, si potrebbe manifestare con un’aumentata eccitazione, nervosismo. E’ un po’ come quando noi siamo talmente stanchi che non riusciamo a dormire :-(

Tuttavia, a lungo andare, i sintomi possono peggiorare: può subentrare apatia, ci può essere la comparsa frequente di segnali calmanti evidenti (come il leccarsi il naso di continuo, grattarsi, sbadigliare), l’insorgere di forfora sul pelo, o addirittura sintomi fisiologici ancora più marcati tra cui perdita dell’appetito/disturbi alimentari/aumento della sete e della sudorazione, comportamenti compulsivi come il riconcorrersi la coda o il leccarsi un arto (di solito un anteriore) fino a farlo sanguinare… :-(

E noi rischiamo persino di pensare: “Ti porto con me in ufficio tutti i giorni e come ringraziamento non mi ascolti / tiri al guinzaglio / fai i capricci…?” A porci domande simili si intuisce come sia la nostra parte umana (e antropocentrica) a prendere il sopravvento,mentre dovremmo ricordarci di “pensare da cane” per poter guardare i comportamenti del nostro peloso con obiettività, e non come un affronto personale!

Dobbiamo pensare sempre che se il cane fa qualcosa o ha atteggiamenti non consoni alla nostra vita, ci sta dicendo che c’è qualcosa che non va, che gli manca qualcosa!

Una “banalità”, a cui per esempio non prestiamo magari la giusta attenzione: il cane dovrebbe dormire per i 2/3 della giornata…com’è il vostro ufficio? Abbastanza silenzioso e confortevole per sonni ristoratori?

Ecco alcuni piccoli accorgimenti per favorire il benessere del vostro compagno peloso nel suo ruolo da “impiegato”!

Iniziamo con un bel giro la mattina, prima di recarci in ufficio: 10- 15 minuti per i bisogni fisiologici del cane, poi per altri 10-15 minuti possiamo alternare giochi nel verde con palline/frisbee/riporto/ricerca, visite in aree di sgambamento per i cani (possibilmente mai sempre la stessa!),mobility nelle strade vicine, magari un salto al bar per prendere un caffè e abituare il nostro pelosetto anche a questa situazione :-) ; per concludere offriamo da bere al nostro peloso e concludiamo con altri 5-10 minuti di passeggiata tranquilla.

Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

E ora arriviamo in ufficio: salutiamo scodinzolanti tutti i colleghi umani e facciamoci spupazzare per bene :-D per iniziare la giornata facendoli sorridere e diminuendo subito lo stress umano da pensieri tipo: “O mamma mia queste 8 ore non finiranno mai!” :-)

 

Consideriamo una giornata tipo: campanello che suona, telefono che squilla, gente che va e viene, rumori di fotocopiatrici, noi che continuiamo ad alzarci e a risederci…

 

Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampeBisogna studiare uno, o meglio, più luoghi in cui il peloso possa riposare indisturbato…e una volta trovato renderlo il più confortevole possibile.

L’uso del trasportino come cuccia (quindi non chiudetevi dentro il cane!!!) può essere un grande aiuto se il cane è già abituato a riconoscerlo come luogo sicuro in cui rilassarsi. Assicuriamoci che i colleghi non disturbino questi momenti e questi luoghi!

Anche la ciotola dell’acqua (cambiate l’acqua almeno due volle al dì) ed eventualmente quella della pappa vanno poste in luoghi isolati, facilmente raggiungibili dal cane a seconda del bisogno (non magari chiuse per esempio in bagno, per cui il cane deve farci capire che ha fame/sete!?)

I giochi commestibili (nervi o pelle essiccata – li trovate nei negozi di articoli per animali) aiutano il cane a scaricare parte della tensione (è come per le nostre gomme da masticare).

E’ importante anche scandire le tante ore lavorative, oltre che con una bella passeggiata possibilmente in mezzo al verde, in un luogo tranquillo a metà giornata, anche con momenti ludici, che impegnino il cane a livello mentale!!! Via libera quindi a problem solving, giochi di ricerca e magari a mini sessioni di clicker, se non diamo fastidio ai colleghi…:-)

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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E ricordiamoci: quando le ore d’ufficio terminano… concediamoci entrambi una passeggiata rilassante e rigenerante invece che correre a casa perché siamo stanchi… è dura, perché per noi umani il massimo rilassamento magari è correre a casa sul divano :-) ma i nostri compagni pelosi sono di fianco a noi anche per farci riscoprire/ricordarci un modo più sano di vivere e di godersi la vita INSIEME, come nel matrimonio: non solo nel “male” – l’ufficio, ma anche e soprattutto nel BENE! ;-)

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L’occhio: una porta da e verso il mondo

La visione, processo apparentemente semplice ed immediato, rappresenta in realtà una modalità assai complessa di acquisizione d’informazioni dal mondo circostante. Proviamo per un secondo a fermarci, guardare un punto fisso e riflettere sulla scena che ci si presenta davanti. Se vi chiedessi di rispondere alla domanda cosa vedi? mi direste ad esempio una sedia, un tavolo, e così via.

Eppure sulla nostra retina, e su quella del nostro cane, altro non c’è che un insieme di linee, forme e colori. Questo è ciò che più mi affascina della percezione visiva: noi e i nostri amici a quattro zampe, grazie alla vista, in maniera automatica e inconsapevole, percepiamo oggetti, a cui, senza neanche accorgercene, attribuiamo un significato (e, nel nostro caso, anche un’etichetta linguistica, ossia un nome).

Quali sono le componenti che permettono di trasformare l’energia elettromagnetica – cioè la luce – in informazioni sul mondo?

Innanzitutto c’è l’occhio. L’occhio è la porta da e verso il mondo. L’occhio, infatti, svolge una doppia funzione comunicativa: fa entrare nel nostro sistema visivo informazioni sulla realtà circostante e fornisce al mondo informazioni su di noi.

L’informazione che proviene dall’esterno entra nella pupilla e si dirige verso la retina. La retina è una membrana dell’occhio, che espleta la funzione visiva. Il primo strato della retina è formato da fotorecettori, ossia cellule sensibili alla luce, che trasformano gli stimoli luminosi in segnali elettrici. I fotorecettori, sia nell’uomo che nel cane, sono i coni e i bastoncelli. I coni mediano la visione in condizioni di elevata illuminazione e permettono la visione dei colori e dei dettagli. I bastoncelli mediano la visione in caso di scarsa luce ambientale, ma non permettono la visione di colori né dettagli. Coni e bastoncelli contengono pigmento visivo, una sostanza chimica la cui molecola cambia forma quando viene colpita dalla luce. Il cambiamento di forma libera energia e innesca la generazione di un segnale elettrico. Il pigmento visivo contenuto nei bastoncelli è sensibile alla luce con l di 500 nanometri, corrispondente al colore blu-verde.

Per ciò che concerne i coni invece, c’è una fondamentale differenza tra l’uomo e il cane: i coni, infatti, hanno tre tipi di pigmento visivo per l’uomo e due per il cane. I pigmenti visivi dei coni dell’uomo rispondono massimamente a l di 450 nanometri, (corrispondente al colore blu), di 530 nanometri (corrispondente al colore verde) e di 570 nanometri, (corrispondente al colore rosso). I pigmenti visivi dei coni del cane rispondono massimamente a l che invece corrispondono ai colori blu e giallo.

Spero di non avervi troppo annoiato con tutti questi tecnicismi, ma ho cercato di essere il più esauriente possibile, in modo da mettervi a disposizione elementi precisi per rispondere a chi vi dirà che i cani vedono in bianco e nero. Comunque, per tradurre in pratica quanto detto finora, ecco alcune immagini che spiegano come le differenze nella neurofisiologia dell’occhio umano e canino influenzano la visione diurna:

L’occhio: una porta da e verso il mondo

Finora abbiamo parlato dell’occhio come porta d’ingresso, ma non dimentichiamo che l’occhio funge anche da porta d’uscita. La conformazione anatomica dell’occhio, infatti, permette al nostro interlocutore di capire dove è diretto il nostro sguardo. Ciò è possibile grazie a due elementi: la pupilla – un’apertura di ampiezza variabile, delimitata dall’iride – e la sclera – la parte bianca dell’occhio. Ecco un’altra importante differenza tra il sistema visivo canino e umano: l’uomo ha una quantità di sclera visibile molto maggiore rispetto al cane. Quindi, è molto più semplice capire dove è diretto lo sguardo dell’uomo rispetto a quello del cane.

Quali conseguenze comunicative possono derivare da questa seppur minima differenza? A me ne viene in mente una, che riguarda uno dei segnali calmanti. Sappiamo che i cani, per pacificare i loro conspecifici in determinate situazioni, tendono a ruotare la testa. E’ verosimile che ciò serva per non guardare l’altro diritto negli occhi. Tale gesto, infatti, potrebbe essere colto dall’interlocutore come una sfida o una minaccia. Questo atteggiamento rispecchia esattamente ciò che facciamo noi in situazioni particolari d’interazione con i nostri conspecifici. Provate ad immaginarvi su un vagone della metropolitana con degli sconosciuti. Vi è mai capitato di essere assorti nell’osservare uno tra i vostri compagni di viaggio? Cosa accade quando il suo sguardo incrocia il vostro? Difficilmente continuerete a fissare, indisturbati, il soggetto in questione; probabilmente sentirete l’impellente esigenza di guardare altrove. Ad un osservatore esterno il movimento del cane e il nostro risultano apparentemente diversi: il cane ruota la testa, noi invece teniamo la testa immobile. L’apparente differenza nel comportamento osservabile deriva dal fatto che noi, avendo più sclera, non dobbiamo necessariamente scomodare la testa. Ci sarà sufficiente ordinare ai nostri muscoli oculomotori di far ruotare leggermente l’occhio affinchè lo sconosciuto viaggiatore metropolitano capisca che stiamo guardando altrove.

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Vorrei essere un cane (ma non uno qualunque!)

Vorrei essere un cane (ma non uno qualunque!)Periodi di stress, sempre di corsa, poco tempo per fare le mille e più cose, liste dei programmi futuri che si allungano senza tregua…

Ultimamente la nostra vita è così e, quasi quasi, ora dico: “Per fortuna!”, perché solo grazie a questo periodaccio che sta andando ad esaurirsi, sempre più spesso mi sono fermata, stremata, e ho guardato l’essere vivente con cui trascorro il 90% del mio tempo: il mio cane.

Lui, pacifico, scandisce le mie giornate, assorbe i nervosismi, mi chiede di distrarmi, mi accoglie sempre con un sorriso, sempre con una gran voglia di fare-uscire-correre-giocare-BASTA CHE SI STIA BENE INSIEME!

Il suo linguaggio è semplice, la sua mentalità non fa una piega, i suoi bisogni sono essenziali. Uscire, pipì, giocare-giocare-giocare, bere, mangiare, dormire… e si ricomincia!

Sempre pieno di entusiasmo, anche se 5 giorni su 7 viene con me in ufficio, come se pensasse: “Chissà cosa succederà oggi di super speciale!!! Sarà qualche coccola in più? Sarà la panna montata mentre tu prendi il caffè? Sarà l’ultimo cumulo di neve su cui rotolarsi? Sarà…???“.
In fondo non gli importa cosa sarà, è l’aspettativa, la gioia di vivere, il seguire i bisogni fondamentali, l’ascoltare quello che hai dentro… e poi quel che sarà, sarà! Tanto saremo insieme!

Brontolo perché fa freddo e lo devo portare fuori, lui intanto saltella gioioso… aspetta impaziente che io mi metta i 5 strati di vestiti (così forse riesco a stare fuori un po’ di più prima di congelarmi), facendo l’indifferente e mettendosi a cuccia… mi strappa sempre un sorriso, ma come farà!?

Se tardo alla scrivania all’ora di pranzo, inizia a fissarmi da qualche metro di distanza, lecca la pettorina: “Senti ma… sarebbe ora di uscire…” – e io che devo finire di fare un lavoro… “Vabbè, aspetterò ancora 5 minuti…”. Ma non si arrabbia mai! Non si scoccia mai!

Quando arriva l’ora delle pulizie con la salvietta, inizia a muoversi come un robot: “Se-proprio-devi-allora- vengo-…sicura?” perché poi, lo sa, che c’è la spazzolata che gli piace, oppure si va sul divano tutti insieme, o a nanna… ma CHE GIOIA!!!

Non so se chi non ha la fortuna di dividere le proprie giornate con un animale può capire…cosa voglia dire girarsi, incrociare e guardare altri due occhi che sono sempre lì, a cercarti e… sorridere, col cuore…

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Viaggio nel tempo: dal lupo al cane domestico

Viaggio nel tempo: dal lupo al cane domesticoLa prima teoria ( 1953) di Conrad Lorenz, zoologo e padre fondatore della moderna etologia scientifica, attribuiva al cane la progenie da due genitori: il lupo e lo sciacallo. Tuttavia già lo stesso Lorenz, poco più di venti anni dopo, ritrattò gli esiti delle sue ricerche sulla base che la domesticazione portasse sempre con sé una riduzione del volume cranico pari a circa il 25%. Questa riduzione è evidentissima nel passaggio dal lupo al cane, mentre lo sciacallo ha un volume cranico paragonabile a quello del nostro abituale amico a 4 zampe. Altri studi hanno successivamente confermato che il cane deriva esclusivamente dal lupo.

A partire dal Paleolitico, l’uomo ha tentato la domesticazione di varie specie: maiali, ovini, bovini, caprini, cavalli e cani. Tutti gli animali che l’uomo è riuscito ad addomesticare hanno alcune caratteristiche in comune:

  • orientamento positivo verso l’uomo e tolleranza alle manipolazioni

  • capacità di mantenere l’attaccamento anche dopo l’adolescenza

  • socialità e intelligenza sociale

  • robustezza e adattabilità all’ambiente

  • capacità a riprodursi

Ma perchè l’ “uomo del Paleolitico” ha deciso di convivere con un carnivoro, diretto concorrente per il cibo? Quali vantaggi poteva portare questa convivenza?

Probabilmente all’inizio si trattava di commensalismo, cioè il proto-cane viveva e si riproduceva in maniera selvatica, ma usufruiva dell’ambiente creato dall’uomo e si nutriva anche dei suoi avanzi. Già questo era un vantaggio, perchè i cani tenevano puliti i villaggi, svolgevano il compito di spazzini e probabilmente davano segnali di allarme. Gli abitanti dei primi insediamenti umani potevano così dormire tranquilli e riposarsi prima di affrontare la caccia, perchè erano i cani responsabili nell’avvisare di eventuali pericoli.

Il processo di addomesticamento è stato avviato probabilmente circa 15000 anni fa (ci sono anche studi che riportano la data molto più indietro nel tempo ma sembrano meno attendibili), e si è protratto ancora per circa 6000 anni. Durante il Paleolitico, le donne adottavano cuccioli di lupo molto piccoli, prima delle 2-3 settimane di vita, prima che diventassero diffidenti nei confronti dell’uomo e li crescevano insieme ai loro figli, spesso anche allattandoli al seno. Contemporaneamente venivano uccisi i lupi che si mostravano aggressivi, dando il via ad una vera e propria selezione. Durante il Neolitico i cani si sono integrati sempre di più nella vita del villaggio, sono diventati sempre più “collaborativi” nei confronti degli uomini e, in seguito, sono stati utilizzati anche nella caccia, nella guardia degli armenti e perfino nella conduzione del bestiame!

I primi gruppi etnici di cani si sono differenziati a partire da quattro grandi gruppi di lupi:

  1. lupo indiano e arabo – da qui originano i cani ferali dell’Asia occidentale e sud-orientale, i levrieri primitivi, i cani nudi, i levrieri orientali e i segugi

  2. lupo europeo e nordamericano – da qui originano i cani nordici, i cani da pastore, i cani da acqua, i guardiani del bestiame e i molossi

  3. lupo cinese – da qui originano i cani del tibet e i chow chow

  4. lupo giapponese – da qui originano gli spitz giapponesi e il gande cane americano

Dai primi gruppi etnici si sono via via differenziate le razze, spesso esclusivamente per l’intervento operato con la selezione artificiale da parte dell’uomo. Ecco perchè i cani appartenenti ad una stessa razza, mostrano caratteristiche morfologiche molto simili e peculiarità caratteriali. Di frequente si sente parlare di “caratteristiche di razza”, a volte anche con connotazione negativa, facendo intendere che alcuni comportamenti sono determinati geneticamente e, per questo, non modificabili. Ovviamente questo non sempre è vero, le caratteristiche di razza sono per lo più una sorta di predisposizione genetica ad un determinato range di comportamenti, ma non è assolutamente detto che tutti i cani della stessa razza debbano mostrare gli stessi comportamenti. Ogni individuo è sempre diverso dagli altri, ha sue peculiarità e una personalità che dipende, oltre che dalle caratteristiche ereditate geneticamente, anche dall’ambiente in cui vive, dall’educazione ricevuta, dalle esperienze di vita.

Nei prossimi articoli ci occuperemo dei diversi gruppi etnici, e approfondiremo il discorso per alcune razze, scoprendo così che a volte l’uomo ha creato ottimi cani da lavoro o da compagnia, e che in altri casi ha invece provocato un vero e proprio maltrattamento genetico.

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Giocare con il fiuto

L’autrice di questo articolo è Marina Grossi.

Giocare con il fiutoE’ capitato a tutti noi, nel bel mezzo di una passeggiata, di restare rapiti da una particolare espressione del nostro cane che, fermandosi per un attimo, comincia ad annusare l’aria oppure una traccia odorosa a terra. E’ uno di quei momenti magici che segnano quelle differenze specie specifiche che ci hanno reso così diversi, e così sinergici. Eppure, nel cervello di tutti i mammiferi esiste il centro del seeking(centro della ricerca) composto da fibre ascendenti dopaminergiche: la dopamina, infatti, gioca un ruolo importante nella cognizione, memoria, apprendimento, ma soprattutto nella soddisfazione. Per intenderci, questo centro è un sistema potente che permette agli animali, e agli esseri umani, di operare efficacemente le loro quotidiane attività di ricerca. Da brave cacciatrici- raccoglitrici, per noi donne questo si tramuta in ore passate in libreria alla ricerca di nuovi tomi da comprare, o in estenuanti mattine ai mercatini a rovistare tra pile di vestiti. Nei cani il centro del seeking si attiva all’inizio di quella che viene definita la fase appetitiva, ossia quella investigazione che, per la storia filogenetica da predatore e grande inseguitore, si potrebbe tramutare in una ricerca lunga ed estenuante. Lo sappiamo bene noi che abbiamo vissuto accanto ad un segugio, quanto sia difficile distoglierlo da una traccia, una volta scovata.

Giocare con il fiutoRicapitolando, quindi, il centro del seeking è un ottimo alleato per cognizione, memoria, apprendimento e soddisfazione, ma il fiuto racchiude in sé molto altro. E’ un’attività che, se gestita con i giusti criteri e con la dovuta gradualità, riesce bene alla maggior parte dei nostri cani ed è quindi molto gratificante.

Ecco perchè può diventare un’ alleata indispensabile per la vita dei nostri cani, sempre più costretti a condividere con noi spazi urbani. Permette, infatti, di acquisire ed allenare quelle abilità che consentono di percepire, riconoscere, individuare, discriminare, imparare nomi degli oggetti,confrontare vari odori, arricchire il proprio database di esperienza. Inoltre ci rende sicuramente più vicini al loro mondo, più interessanti da seguire e con cui collaborare. Cosa pensereste voi di un amico che vi invita a fare una passeggiata, e poi passa il tempo a parlare al telefono? La volta successiva vi mettereste sicuramente a fare delle foto da soli mentre lui parla al cellulare.

Perchè non sfruttare allora questo canale per divertirci, crescere assieme e aumentare i momenti di condivisione? Nel video è possibile vedere un gioco di ricerca tridimensionale molto semplice, realizzato con rotelle di mela agganciate ai rami di un albero; per i cani più esigenti si può alzare la posta in gioco, ad esempio, con pezzetti di carne disidratata.

Vedrete come chiedo a Mia di restare un attimo ferma, agghindo l’albero con le rotelle, le do il segnale di avvio dell’attività e le permetto una libera ricerca visiva e olfattiva. Se per i cani particolarmente vivaci questa attività sarà un utile mezzo per canalizzare e disperdere energia (spesso il fiuto stanca più di una bella corsa), per i cani timidi o molto giovani sarà un ottimo modo per entrare in contatto con un qualcosa di inconsueto come oggetti nuovi, superfici diverse, ambienti sconosciuti, in un modo divertente e stimolante .

Cosa aspettate a divertirvi nella prossima passeggiata? Provare per credere, parola di Mia e Marina! Buona visione!