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Dotto: Una storia da raccontare

Raccontare la storia di Dotto richiederebbe un piccolo libro. Sono stati oltre sei mesi di “lavoro”. Ma quella di Dotto è una storia che va raccontata.
Sono stato contattato dalla sua adottante Daniela a fine Novembre 2011.
Avrebbe dovuto essere adottato mesi prima da un’altra signora e Daniela aveva organizzato la staffetta per portarlo dal sud al nord Italia e lo aveva tenuto in stallo per alcuni giorni. Il giorno successivo la signora scoprì di essere allergica ai cani e Daniela decise quindi di tenerlo con sè ed i suoi tre cani (due femmine ed un maschio). Tutto è filato liscio per un po’ fino a quando Dotto ha iniziato a mostrare comportamenti aggressivi verso alcune persone e verso alcuni cani subito dopo essere stato sterilizzato.
Era già stato visitato da un veterinario che aveva concluso sbrigativamente che il cane era “Dominante ed Aggressivo” e che l’unica soluzione era quella di “darlo via”. Daniela si rifiutò di farlo e cercò l’aiuto di un professionista finendo a frequentare un campo di addestramento. Dopo lunghissime sedute di “Seduto! Terra! Andiamo… STOP!” e collari a strangolo l’addestratore aveva concluso che la soluzione era quella di dare via 2 cani. Dotto nel frattempo era peggiorato vistosamente.
Mi telefonò quindi dicendomi “Se non mi dici che ne devo dare via tre mi piacerebbe conoscerti”.
Tempo di fissare l’appuntamento e di conoscerci e ricevo una nuova telefonata: Dotto si era preso a sangue con il maschio con il quale conviveva. I cani erano stati separati ma uno dei due (quello conciato meglio e no… non era Dotto) era stato portato in una pensione per cani perchè era impossibile riuscire a farli convivere.
La prima richiesta di Daniela non era quindi delle più semplici: riuscire a far convivere di nuovo i due cani sotto lo stesso tetto.
Grazie a tanti consigli e a un’amica educatrice che mi ha aiutato nel lavoro “in campo neutro” i due cani sono riusciti a ritrovare l’equilibrio perduto ma ora iniziava il compito più difficile: mantenere l’armonia in casa e lavorare da zero con Dotto.

Dotto: Una storia da raccontareIn base a quanto visto durante il primo incontro Dotto aveva una vera ossessione per le mani, un solo movimento lo faceva scattare, il tutto unito ad uno stato di vigilanza perenne ed un’altissima reattività. Inoltre il più piccolo degli stimoli era in grado di farlo reagire con abbaio, pelo rizzato e comportamenti di tipo aggressivo con una scarsissima capacità di recupero. Le emozioni sembravano rimanergli incollate. La vista di un essere umano, di un cane, di una bicicletta, di ogni cosa lo portava ad esprimere questi comportamenti anche per 10/15 minuti dopo che lo stimolo era scomparso dalla sua vista. Il suo stato di allerta e preoccupazione non conosceva sosta come mostra questo video registrato a mezzanotte in totale assenza di stimoli quando, dopo oltre 50 minuti, era riuscito a sedersi da solo durante un esercizio per la prima volta:

Non era insomma uno dei “casi” più semplici. Dotto era prigioniero di una montagna di paure. Le sue convinzioni, la sua rappresentazione del mondo erano un insieme infinito di pericoli e cose da “aggredire”. Il tutto complicato da dinamiche di gruppo tra i quattro cani alquanto complesse.
Decidemmo insieme fin da subito per una visita da un vero veterinario comportamentalista. Ci consegnò un lungo report da cui estraggo solo due righe:
“LA RISPOSTA EMOTIVO-AGGRESSIVA DEL CANE SI MANIFESTA ANCHE VERSO UMANI SCONOSCIUTI OD OGNI VOLTA CHE QUALCUNO ENTRA IN CASA CON ABBAIO E PREOCCUPAZIONE INUTILE […] HA SCHEMI PREFISSATI CON COMPORTAMENTI RITUALIZZATI […] IL PROBLEMA E’ CHE DOTTO MANIFESTA UNA FORMA DI AGGRESSIVITA’ PATOLOGICA, DEFINIBILE COME SOCIOPATIA (SU BASE CONFLITTUALE)”.
C’era una montagna di lavoro da fare e sebbene io ripetessi a Daniela che avrebbe dovuto rivolgersi ad uno più bravo di me le sue due risposte erano sempre le stesse: “Io mi fido di te” e “Io non ho nessuna intenzione di abbandonare Dotto”.

In ThinkDog non lavoriamo mai solo sul comportamento. Ancora meglio non lavoriamo mai sulla sua risultante, su quello che si vede. Su cosa fa il cane dove. Siamo convinti che quello che si vede sia la risultante di qualcosa di molto più importante e su quello lavoriamo: sulle competenze del cane, sulle sue convinzioni, i suoi bisogni, le sue emozioni e la capacità di controllarle, sulle sue rappresentazioni del mondo. Su un milione di cose ma non sulla loro risultante. E’ lavorando su questo che si può arrivare al punto in cui il “comportamento” espresso non è più quello di prima.

Dotto: Una storia da raccontareRaccontarvi cosa è stato fatto in sei mesi di incontri sarebbe impossibile anche se sarebbe interessante e alle volte divertente. Ora ricordo con un sorriso le notti al freddo, gli incontri in cui ogni istante Dotto partiva e bisognava essere in due per tenerlo. Il giorno in cui mentre stavamo lavorando sulla calma arrivò un missile terra-terra a forma di Pinscher libero dal guinzaglio dritto verso Dotto che l’avrebbe sbranato volentieri e molti altri episodi che legano questo percorso di educazione a momenti difficili ma anche a momenti in cui io e Daniela abbiamo riso. E molto. Posso dire però che abbiamo fatto in modo che Dotto fosse più competente, che avesse una maggiore capacità di autocontrollo (cosa ben diversa dal controllo esterno), che avesse una maggiore facilità nell’acquisire stati di calma, che si sentisse sempre più capace e competente, che il suo auto-accreditamento lo portasse a considerarsi un cane capace di risolvere le cose usando la testa, che il suo stato emozionale non fosse “da zero a 100 in mezzo secondo”, che non c’era nessun bisogno di avere paura, che esisteva un’alternativa. Su molte cose insomma. Tutte all’interno di Dotto.

Quello che infatti conta e che voglio raccontarvi è che Dotto ha fatto tutto questo percorso senza uno strattore, senza collari a strangolo, senza la minima imposizione e senza un comando che fosse uno. Dotto non era un cane che passava il tempo a capire come dominare il mondo. Aveva solo paura.
Ad oggi Dotto non sa fare “seduto” o “terra”. Si siede e si mette a terra come tutti i cani del mondo ma non sa farlo “a comando”. Non sa rispondere a comando.

I comandi non permettono al cane di pensare. Abbiamo questa ossessione di comandare il cane in ogni secondo “Seduto! Sedutooo” Terra!” e non gli diamo mai il tempo di pensare, di fare esperienza, di crescere, di essere sè stesso ed evolvere. Io non ho fatto un solo minuto di lezione con Daniela per insegnare queste cose. Da questo punto di vista per molte persone che abitano la cinofilia è un cane che “non sa fare nulla”.
Ha però imparato con il tempo a comportarsi da solo in ogni situazione. E’ decisamente più competente di molti cani, compresi molti tra quelli che eseguono alla perfezione 200 comandi ed oggi è un cane che sa stare sereno libero in mezzo a cani e persone.

 

Credo sia impossibile descrivere l’emozione dell’averlo visto crescere, abbandonando le paure e acquisendo la capacità di essere felice.

 

Voglio ringraziarti Dotto. Sei un cane fantastico che mi ha insegnato tantissimo e dimenticarti sarà semplicemente impossibile.
Ancora di più ringraziare Daniela. Senza la sua determinazione e costanza non avremmo mosso un solo passo. E’ lei l’artefice di questo miracolo. Lavorare sulle capacità di calma di Dotto tutte le notti in un parco a -18° non è così semplice come a dirlo. Il suo è un esempio da portare a chi dice “le ho provate tutte”.
Grazie in particolare ad Angelo che è stato informato per tutto il percorso sin dall’inizio, con il quale mi sono confrontato e che mi ha autorizzato a seguirlo. Grazie ancora a lui per avermi fatto intraprendere un percorso di conoscenza che mi ha permesso di vivere queste gioie. Grazie a Luca Niero che ha incontrato Dotto dandogli tantissimo in un solo incontro (grazie davvero Luca, quel giorno è stato fondamentale) e che ci ha dato preziosissimi consigli. Grazie a quelli che si sono prestati a fare le “comparse” quando abbiamo lavorato sui cambi di associazione. Anche a quelli che ancora oggi non sanno di essere stati comparse :)
A Luna e alla sua visione del mondo che mi ha aiutato a fargli capire che i cani non sono nemici. E grazie a voi per essere arrivati fino a qui a leggere.
Esiste sempre un’alternativa all’imposizione e un’alternativa all’abbandono. Non dimenticatelo ;)
Buona Vita!

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Vita con un cane disabile: la nostra esperienza

Vita con un cane disabile: la nostra esperienzaBolsena, 17 agosto . Federico ( mio marito), il nostro cane Kim ed io siamo in vacanza,  pochi giorni per staccare un po’ dalla routine e dedicarci a noi, in mezzo alla natura e in compagnia di buoni amici.
Kim si sveglia presto, si alza e cammina in maniera rapida e scoordinata per la stanza, l’espressione  tesa e sofferente,  un rapido e violento vomito e subito dopo il suo corpo fa una torsione innaturale su un lato, cadendo a terra! Non può più muoversi, dalla zona lombare  in giù non sente più nulla! Kim è paralizzata.
Causa della paralisi un evento di natura traumatica, una caduta il giorno prima da un muretto alto circa un metro, nessun sintomo fino all’indomani. Il trauma ha determinato “un’estrusione del disco intervertebrale in più punti a livello lombare con conseguente compressione sul midollo spinale”.

La valutazione del neurochirurgo: paraplegia in assenza di dolore profondo,  incapacità di urinare autonomamente e, data l’età avanzata ( 13 anni ), sconsigliato qualunque trattamento. La prognosi è infausta.
Decidiamo di affidarci completamente al Dott. Pilati, Medico Veterinario Olistico, già nostro veterinario di fiducia, che ci prospetta un’altra alternativa possibile: Kim viene trattata con Terapia Omotossicologica, Ozonoterapia e Fisioterapia, una cura quindi conservativa non convenzionale. Kim manifesta un recupero, a detta degli stessi specialisti, incredibile e in tempi rapidi ( al quinto giorno l’arto destro mostra già una buona sensibilità ) con costanti miglioramenti ogni giorno. Venti giorni dopo Kim cammina autonomamente, se pur non pienamente coordinata e con leggere zoppia dell’arto sinistro.

Superato lo shock e la forte preoccupazione dei primi giorni, nasce il bisogno di trovare una nuova prospettiva, la vita non è più triste o più ostile di prima, è solo diversa e si possono trovare nuovi modi per assaporarla e continuare a meravigliarti per essa. Con questo nuova consapevolezza, le possibilità diventano infinite! Così ho realizzato quale fosse il mio obiettivo: volevo per Kim una buona qualità della vita. Il recupero della deambulazione certo era auspicabile, ed è stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per raggiungerlo, ma non era l’obiettivo primario.  Mi premeva che Kim riacquistasse presto un buon equilibrio emotivo e che fosse serena. Per questo era necessario un dettagliato piano di lavoro che, in buona parte, era da fare su me stessa, imparando a gestire il mio stato emotivo.

Sorridere, quanto più spesso possibile, anche sforzandosi all’inizio; non è ciò che accade che ci rende felici o infelici, la felicità è una attività della mente e va sviluppata con la pratica. Più associamo la nostra presenza ad emozioni positive e più permettiamo al nostro cane di seguirci in questo stato,  di sentirsi rassicurato dalla nostra presenza e di imitarci.

Accettare la nuova condizione, quindi. I cani vivono il momento, sono nel presente(nel “qui e ora”), e per questa capacità di accogliere una nuova situazione per quella che è, sono loro i Maestri e noi gli allievi.  Accettata la realtà così com’è possiamo raccogliere tutte le energie, tutte le abilità e le risorse che troviamo in noi stessi e all’esterno, per riuscire a capire quale sia la strada più giusta e iniziare a seguirla subito.
Le esperienze ci cambiano. Il “come” dipende solo da noi.
Ecco allora che un’esperienza come questa diventa un’opportunità di scoperta di se stessi e dei propri limiti, un percorso di crescita. E chi te la offre? Chi ti dà l’opportunità di imparare? Lui, il tuo cane!  Non solo accetta quel che gli accade, ma va avanti, continua ad avere le stesse motivazioni e una maggiore determinazione nel perseguirle e tu non puoi fare altro che imitarlo e ringraziarlo per l’esempio che ti sta dando.

Se un evento traumatico come questo si vive insieme e insieme si supera e si cresce, è anche grazie a una componente fondamentale del rapporto con il nostro cane: l’essere presente, una Base Sicura.

In un momento di grande difficoltà della tua vita ti aspetti che chi ti ama sia al tuo fianco, ti capisca e risponda in modo adeguato alle tue necessità, ti aiuti e affronti con te ogni avversità con lo spirito giusto e tutto l’entusiasmo di cui è capace.
Non so chi tra noi due abbia svolto maggiormente questo ruolo e chi ha aiutato l’altra a superare i propri limiti. Non c’è risposta a questa domanda. Impossibile delineare un confine tra noi e il nostro cane, impossibile considerarci separati l’uno dall’altro, perchè è insieme che il nostro potenziale diviene illimitato.

Il tutto è maggiore della somma delle parti.

Vita con un cane disabile: la nostra esperienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel prossimo articolo alcuni consigli pratici per far fronte alle difficoltà di prima emergenza e della vita quotidiana con un cane disabile.