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Insegnare il seduto

Quasi tutti i proprietari di cani scelgono di insegnare come prima cosa il “seduto”, forse perchè è un comportamento che si ottiene facilmente o forse perchè assomiglia molto al nostro stesso segnale verbale per sederci appunto, o perchè il cane lo propone autonomamente o magari soltanto perchè ci dà l’impressione che il cane sia più “ubbidiente” se riusciamo a metterlo seduto su richiesta.

In ogni caso, frequentemente ci si imbatte nei suggerimenti di amici che hanno già “addestrato” il cane. Di solito i consigli sono di due tipi, e derivano da due modi diversi di insegnare le cose:

  1. nell’addestramento classico, si insegna il seduto tenendo il guinzaglio verso l’alto in modo che il collare (solitamente a strangolo) tenga bene alta la testa del cane e, con l’altra mano, si spinge il posteriore verso terra in maniera più o meno energica. A quel punto di solito il cane si siede, costretto meccanicamente o come segnale di pacificazione verso chi lo sta maneggiando in quel modo. Appena il cane si siede, la trazione sul collare viene allentata e questo sollievo comunica al cane che ha fatto la cosa giusta, tanto che le volte successive si metterà seduto con rapidità proprio per evitare la stretta al collo e la spinta sul posteriore.

  2. Un’ alternativa valida a questo trattamento è l’ induzione , con cui si premia il cane per aver eseguito il comportamento . Ecco cosa puoi fare: chiama il cane con voce allegra in modo che preluda ad un gioco da fare insieme, perchè questo deve essere la richiesta del “seduto”: un esercizio divertente per entrambi, non una performance da realizzare a comando! Quando il cane arriva scodinzolando,entusiasta e curioso, fai annusare un bocconcino e poi, tenendolo sempre vicino al suo naso, sposta la mano prima verso l’alto e poi indietro (in direzione della coda) in modo che il cane, per mantenere il contatto con il bocconcino, sollevi la testa. Poichè la colonna vertebrale è abbastanza rigida, il cane comincerà a piegare le zampe posteriori e a sedersi spontaneamente, ed è a questo punto che puoi elogiare e premiare il tuo cane. Ripetendo questa azione più volte ti accorgerai che Fido anticiperà la tua richiesta e inizierà a sedersi appena riconosce il gesto della mano. A questo punto il tuo gesto può essere proposto anche senza il bocconcino e il cane sarà premiato comunque quando si siede. Per ora il segnale per chiedere al cane di sedersi è solo gestuale ma con un po’ di pratica sarai pronto per inserire anche un segnale vocale.  Pronuncia “seduto” (o la parola o la frase che preferisci) immediatamente prima di fare il movimento con la mano; il cane farà presto l’associazione tra il suono della tua voce e il gesto e comincerà ad anticipare, cioè a proporre il comportamento “seduto” al suono della tua voce. Ora il gesto non è più necessario e il cane si metterà seduto al solo segnale vocale! Mi raccomando…non dimenticare di premiare con un bocconcino o con lodi verbali l’esibizione del comportamento.

Rispetto all’addestramento classico, in cui il cane “esegue l’ordine” sostanzialmente per evitare una sofferenza fisica, con questo nuovo approccio il tuo amico a 4 zampe sente di partecipare ad un gioco e sa di essere premiato per questo, perciò riproporrà il comportamento sia per ricevere il bocconcino sia per soddisfare il suo desiderio di collaborazione sociale.

insegnare il seduto

…e se così il cane non si siede?

In questo caso dobbiamo trovare delle alternative valide, ad esempio:

  1. la cattura : ogni volta che il cane si siede spontaneamente saremo pronti a dire “bravo” e a premiarlo con un bocconcino. Il cane proporrà il “seduto” sempre più spesso con l’intenzione di ricevere il cibo, dovremo essere allora abili a cogliere il momento giusto per pronunciare la parola “seduto” (o il segnale che preferiamo) proprio quando il cane sta per sedersi e rinforzare l’associazione tra la parola e il comportamento. Quando questa associazione è abbastanza forte possiamo chiedere al cane di sedersi e soltanto dopo premiarlo.

  2. il problem solving : facciamo annusare un bocconcino o prendiamo un giocattolo che piace molto al cane e mettiamolo su un mobile, o un ripiano in alto in modo che non possa raggiungerlo. Di fatto poniamo Fido di fronte ad un problema: il cibo (o il giocattolo) è lì ma non può averlo. Quindi cosa farà? Alcuni cani tentano saltando, abbaiando o si muovono nervosamente, altri si siedono quasi subito. Mandiamo a vuoto tutti gli altri tentativi e premiamo il cane con il cibo, o con l’oggetto che pià gli piace, quando si siede, ripetendo questo gioco finchè il cane non capisce che l’unica soluzione utile per ottenere il risultato è mettersi seduto! Quando il comportamento è fluido possiamo inserire il comando vocale e utilizzarlo anche non in presenza della situazione di problem solving.

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Sindrome da deprivazione sensoriale, un caso di studio – seconda parte

Dopo i passi in avanti fatti da Joy, eravamo finalmente pronti per lavorare anche all’esterno!

Abbiamo lavorato un po’ sulla gestione del guinzaglio in passeggiata e sperimentato il richiamo in situazione di libertà, poi ci siamo dedicati all’autobus!

Un paio di mesi fa un altro educatore aveva utilizzato tecniche di “abituazione” e “flooding”, peggiorando di fatto la situazione. Con “abituazione” si intende presentare al cane la situazione che provoca paura così tante volte che alla fine l’esperienza perde di significato, e il cane si abitua. Nel caso specifico era stato consigliato di portare Joy alla fermata dell’autobus molte volte al giorno. Con “flooding” si intende inevce l’immersione del cane in un ambiente il cui lo stimolo è continuamente presente in modo che ci si possa abituare; in questo caso era stato consigliato di tenere Joy al capolinea degli autobus finchè non si fosse calmata. Il rischio, però, è che si ottenga una sensibilizzazione ancora più acuta e che si inneschino processi di anticipazione ed è quello che è successo a Joy! Inoltre potrebbe venire meno la fiducia nei proprietari.

Ho consigliato a Daniela ed Agostino di tenere Joy lontana dagli autobus in modo che non potesse collezionare altre esperienze negative, prima di iniziare il nostro lavoro di “desensibilizzazione” e “controcondizionamento”. La “desensibilizzazione” consiste nel tenere lo stimolo molto lontano dal cane così che la sua percezione della paura, ad esso legata sia minore e che venga percepito soltanto un disagi,o piuttosto che una vera paura; quando il soggetto si abitua a questa nuova condizione e non prova più disagio si possono via via ridurre le distanze, avvicinando progressivamente lo stimolo.
Nel “controcondizionamento” si presenta, insieme allo stimolo, un rinforzo di alto valore.

Ho deciso di utilizzare queste due tecniche combinate insieme, in modo da renderle più efficaci; il controcondizionamento non può funzionare se il cane è preda di un attacco di panico! E’ necessario quindi iniziare questo tipo di training ad una distanza tale per cui il cane sia leggermente a disagio, non impaurito.

Abbiamo scelto un capolinea di autobus a ridosso di un parco, così da poter iniziare a lavorare molto lontano e in un ambiente in cui Joy potesse rilassarsi. Come rinforzo sono stati utilizzati il gioco e bocconcini molto graditi. Ci siamo messi a grande distanza in modo che si potessero vedere gli autobus e che il rumore fosse molto tenue e lì, nel parco, abbiamo fatto qualche semplice gioco di problem solving. Piano piano abbiamo ridotto le distanze, calibrando la difficoltà del gioco e l’entità del premio in base alla difficoltà percepita da Joy per la situazione ambientale. Ogni tanto il premio consisteva nell’allontanarsi molto dagli autobus e passeggiare nel parco per un po’. Nell’arco di due sedute siamo riusciti ad arrivare sui gradini di accesso di un autobus fermo e a guardare con tranquillità da circa due metri di distanza gli autobus che passavano . Da qui a salire spontaneamente su un mezzo in movimento la strada forse è ancora lunga ma sicuramente le basi per un buon approccio sono state gettate.

Lavorando in questo modo, proponendo attività divertenti alla presenza dell’autobus, si agisce sulle convinzioni del cane. Piano piano Joy si è resa conto che l’autobus non era poi così pericoloso e la sua convinzione che potesse accaderle qualcosa si è ridotta sempre più, fino a metterla in grado di avvicinarsi spontaneamente. Tutto questo non sarebbe stato possibile se prima non avessimo lavorato per aumentare le sue competenze e la sua autostima attraverso il gioco.

Ovviamente interviene anche un’altra componenete, la presenza rassicurante dei suoi proprietari che ormai sono diventati per lei una base sicura, una guida affidabile che mai metterebbe a repentaglio la sua incolumità.

Ci sono ancora molti margini di miglioramento nella vita di Joy, non soltanto nei confronti dell’autobus, ma anche nel suo rapporto con il gatto di casa e nei suoi comportamenti in ufficio.

Quello che conta veramente è che ora Joy si sente bene all’interno della sua famiglia con cui ha stretto un legame molto forte, è capace di interagire con gli estranei e di affrontare le difficoltà che incontra riferendosi ai proprietari.