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Eustress, distress e non-stress

Quante volte ci è capitato di sentirci dire (e talvolta anche di pensare) che non è il caso di proporre al nostro cane questa o quella attività, questa o quella esperienza, perché potrebbero risultare stressanti? A questo proposito vorrei spendere due parole sul significato adattativo dello stress.

In genere, lo stress viene erroneamente considerato nella sua esclusiva accezione negativa, dimenticandosi dell’importanza che lo stress ricopre nella nostra esistenza. Proviamo a pensare a quante esperienze del nostro bagaglio di vita, che sul momento ci apparivano stressanti, si sono poi rivelate una fondamentale fonte d’incremento della nostra autostima e della nostra autoefficacia percepita… Quanti successi scolastici, professionali e persino amorosi ci hanno visto con le mani sudate e il cuore in gola? Quante prime volte ci hanno visto insonni e con un po’ di sana voglia di scappare? E quanto ci siamo sentiti fieri di noi stessi nell’affrontare con successo tutte queste situazioni? Ci siamo sentiti così tanto orgogliosi di aver vissuto e superato quei momenti, che anche a distanza di anni i ricordi ci appaiono vividi e i racconti emozionanti.

E’ anche per le ragioni finora espresse che il mondo della psicologia ha pensato di distinguere due tipologie di stress: l’eustress e il distress.

L’eustress, come il colesterolo HDL, è lo stress considerato buono, perché deriva da stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Il distress invece viene anche chiamato stress cattivo perché supera la soglia di tollerabilità dell’individuo e può provocare scompensi.

Ma come distinguere l’eustress dal distress? Sappiamo che la risposta ad un evento stressante avviene in tre fasi:

–      la fase di allarme, in cui uno stato di allerta genera nell’individuo risposte psicofisiologiche caratteristiche come arousal elevato, tachicardia,…;

–      la fase di resistenza, in cui gli indicatori psicofisiologici tendono a normalizzarsi e l’individuo mette in atto dei tentativi di adattamento alla situazione;

–      la fase di esaurimento, che si verifica qualora l’individuo, non riuscendo ad adattarsi alla situazione, si scompensa.

Si parla di distress quando l’individuo, non essendo in grado di fronteggiare la situazione, raggiunge la fase di esaurimento.

Provo a spiegarvi il tutto con una metafora. Possiamo immaginare che ciascun individuo (ovviamente cane compreso) sia dotato di una sorta di contenitore dello stress. La grandezza di questo contenitore non è uguale per tutti e dipende sia da caratteristiche personali, sia dalle esperienze che ciascun individuo ha vissuto. Ogni esperienza stressante che viene superata senza che il contenitore dello stress debordi, ossia senza che l’individuo raggiunga la fase di esaurimento, non solo non è da considerarsi negativa, ma può incrementare la grandezza del nostro contenitore dello stress. Un contenitore più grande ci permetterà quindi di fronteggiare situazioni apparentemente più stressanti con gli strumenti adeguati per non arrivare allo scompenso.

Quindi, l’eustress non solo è meglio del distress, ma anche del non-stress.

Alla luce di quanto detto finora, talvolta mi riesce difficile comprendere la scelta di alcuni proprietari, che rinunciano a priori ad attività apparentemente stressanti per il cane, senza chiedersi se queste possano essere funzionali ad incrementare la capacità del proprio cane di far fronte allo stress. Un cane che, per non essere sottoposto in alcun modo a stress, viene tenuto alla larga da tutte quelle situazioni che esulano dalla (talvolta noiosa) routine quotidiana, avrà in dotazione pochi strumenti per fronteggiare gli imprevisti che la vita ci riserva. Eppure la vita è piena di imprevisti: traslochi, ricoveri in ospedale, viaggi inaspettati, nuove nascite…

La prossima volta, quindi, che ci troveremo di fronte alla proposta di un’attività da fare con il nostro cane non dovremo chiederci se in assoluto è un’esperienza stressante, ma se il contenitore di stress del nostro cane è sufficientemente grande da reggere quel po’ di stress che gli consentirà di vivere e superare con successo quella specifica esperienza. Se così fosse, buttiamoci in questa nuova avventura, perché regaleremo al nostro cane la possibilità di accrescere il suo contenitore dello stress.

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

Uno studio della Virgina Commonwealth University dimostra che la presenza di un cane sul luogo di lavoro riduce lo stress, migliora la performance produttiva e organizzativa, e rende felici…” ( Leggi l’articolo intero qui: www.innovet.it)

Conosco di persona i benefici di cui si parla in questa pubblicazione, dati dal fatto di portare Zago in ufficio con me tutti i giorni!
Anche i nostri colleghi, oltre all’affetto che provano per Zago, si rendono conto di quanto la sua presenza alleggerisca di molto la routine lavorativa quotidiana!

C’è una cosa però che non dobbiamo perdere di vista.

Pensiamo sempre a ciò che di buono e positivo porta il cane nella nostra vita… ma ci chiediamo se il fatto di portarlo in ufficio tutti i giorni sia per il nostro cane una cosa positiva?

Già, perché anche il cane si stressa! Andare in un luogo pubblico 5 giorni su 7 non è una routine a misura di 4 zampe! L’ideale sarebbe portarlo con noi in ufficio mezza giornata, e lasciarlo a casa a riposare l’altra metà… anche se non per tutti questo è possibile…

Lo stress nel vostro cane, in principio, si potrebbe manifestare con un’aumentata eccitazione, nervosismo. E’ un po’ come quando noi siamo talmente stanchi che non riusciamo a dormire :-(

Tuttavia, a lungo andare, i sintomi possono peggiorare: può subentrare apatia, ci può essere la comparsa frequente di segnali calmanti evidenti (come il leccarsi il naso di continuo, grattarsi, sbadigliare), l’insorgere di forfora sul pelo, o addirittura sintomi fisiologici ancora più marcati tra cui perdita dell’appetito/disturbi alimentari/aumento della sete e della sudorazione, comportamenti compulsivi come il riconcorrersi la coda o il leccarsi un arto (di solito un anteriore) fino a farlo sanguinare… :-(

E noi rischiamo persino di pensare: “Ti porto con me in ufficio tutti i giorni e come ringraziamento non mi ascolti / tiri al guinzaglio / fai i capricci…?” A porci domande simili si intuisce come sia la nostra parte umana (e antropocentrica) a prendere il sopravvento,mentre dovremmo ricordarci di “pensare da cane” per poter guardare i comportamenti del nostro peloso con obiettività, e non come un affronto personale!

Dobbiamo pensare sempre che se il cane fa qualcosa o ha atteggiamenti non consoni alla nostra vita, ci sta dicendo che c’è qualcosa che non va, che gli manca qualcosa!

Una “banalità”, a cui per esempio non prestiamo magari la giusta attenzione: il cane dovrebbe dormire per i 2/3 della giornata…com’è il vostro ufficio? Abbastanza silenzioso e confortevole per sonni ristoratori?

Ecco alcuni piccoli accorgimenti per favorire il benessere del vostro compagno peloso nel suo ruolo da “impiegato”!

Iniziamo con un bel giro la mattina, prima di recarci in ufficio: 10- 15 minuti per i bisogni fisiologici del cane, poi per altri 10-15 minuti possiamo alternare giochi nel verde con palline/frisbee/riporto/ricerca, visite in aree di sgambamento per i cani (possibilmente mai sempre la stessa!),mobility nelle strade vicine, magari un salto al bar per prendere un caffè e abituare il nostro pelosetto anche a questa situazione :-) ; per concludere offriamo da bere al nostro peloso e concludiamo con altri 5-10 minuti di passeggiata tranquilla.

Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

E ora arriviamo in ufficio: salutiamo scodinzolanti tutti i colleghi umani e facciamoci spupazzare per bene :-D per iniziare la giornata facendoli sorridere e diminuendo subito lo stress umano da pensieri tipo: “O mamma mia queste 8 ore non finiranno mai!” :-)

 

Consideriamo una giornata tipo: campanello che suona, telefono che squilla, gente che va e viene, rumori di fotocopiatrici, noi che continuiamo ad alzarci e a risederci…

 

Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampeBisogna studiare uno, o meglio, più luoghi in cui il peloso possa riposare indisturbato…e una volta trovato renderlo il più confortevole possibile.

L’uso del trasportino come cuccia (quindi non chiudetevi dentro il cane!!!) può essere un grande aiuto se il cane è già abituato a riconoscerlo come luogo sicuro in cui rilassarsi. Assicuriamoci che i colleghi non disturbino questi momenti e questi luoghi!

Anche la ciotola dell’acqua (cambiate l’acqua almeno due volle al dì) ed eventualmente quella della pappa vanno poste in luoghi isolati, facilmente raggiungibili dal cane a seconda del bisogno (non magari chiuse per esempio in bagno, per cui il cane deve farci capire che ha fame/sete!?)

I giochi commestibili (nervi o pelle essiccata – li trovate nei negozi di articoli per animali) aiutano il cane a scaricare parte della tensione (è come per le nostre gomme da masticare).

E’ importante anche scandire le tante ore lavorative, oltre che con una bella passeggiata possibilmente in mezzo al verde, in un luogo tranquillo a metà giornata, anche con momenti ludici, che impegnino il cane a livello mentale!!! Via libera quindi a problem solving, giochi di ricerca e magari a mini sessioni di clicker, se non diamo fastidio ai colleghi…:-)

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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Il cane in ufficio: un anti-stress a 4 zampe

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E ricordiamoci: quando le ore d’ufficio terminano… concediamoci entrambi una passeggiata rilassante e rigenerante invece che correre a casa perché siamo stanchi… è dura, perché per noi umani il massimo rilassamento magari è correre a casa sul divano :-) ma i nostri compagni pelosi sono di fianco a noi anche per farci riscoprire/ricordarci un modo più sano di vivere e di godersi la vita INSIEME, come nel matrimonio: non solo nel “male” – l’ufficio, ma anche e soprattutto nel BENE! ;-)