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Come è intelligente il cane! – (Parte terza)

Messa da parte l’intenzione di stabilire se ci siano animali più intelligenti di altri, possiamo indagare meglio come funziona la mente dei cani.

dal libro “Fen il fenomeno” Stefano Benni e Luca Ralli

come è intelligente il caneStudi sulla mente dei cani:

  • Con alcuni test si è cercato di stabilire se i cani avessero o meno una teoria della mente, se ossero in grado di capire cosa sa l’altra persona. Un pezzo di carne viene messo davanti al cane e l’uomo dice “no!”, poi l’uomo si comporta in vari modi: esce dalla stanza, si gira dalla parte opposta, si mostra distratto, chiude gli occhi, rivolge lo sguardo al cane. Tranne nell’ultimo caso, in cui il cane sa di essere visto, in tutti gli altri mangia il boccone avvicinandosi lentamente, girando al largo e frapponendosi tra l’uomo e il boccone in modo che l’altro, seppur distratto, non possa vedere.
    • Un’altra questione dibattuta è se i cani possano imparare o meno per imitazione. In un recinto a “V” i cani imparano la soluzione se vedono una persona girare attorno al recinto così come se vedono un cane che lo fa. Non imitano con esattezza ma trovano più rapidamente la soluzione.
    • Anche nel caso di un asciugamano sotto un cesto capovolto i cani trovano la soluzione in breve tempo se vedono un altro cane tirare l’asciugamano con la bocca o con le zampe; usano, però, sempre le zampe. Non copiano anche in questo caso, capiscono la soluzione? In realtà risolvono il problema anche se vedono semplicemente un cane mangiare da sopra l’asciugamano senza aver visto che lo tirava fuori; si tratta semplicemente di rinforzo locale, il cane aumenta l’attenzione per un luogo o per un oggetto dopo averci visto qualcuno.
    • In situazioni più complicate, invece, i cani hanno dimostrato un vero e proprio apprendimento sociale. Il compito era tirare una maniglia a lato di una scatola per fare uscire una palla, girare intorno alla scatola e prendere la palla. Cani precedentemente addestrati mostravano la soluzione. I cani che potevano guardare tutta la sequenza, risolvevano immediatamente il compito, così come i cani che osservavano il proprietario tirare la maniglia. La soluzione era molto più lenta per i cani che vedevano soltanto toccare la scatola (quindi non c’è rinforzo locale) o che non vedevano nulla.
    • Anche con i cani sono stati fatti studi sul linguaggio. Rico è in grado di riconoscere ben 200 nomi di oggetti e nel caso di nomi che non conosce sceglie per esclusione di quelli nuovi.
    • Alexandra Horowits ha condotto studi molto recenti sul comportamento dei cani. Ha osservato in particolare tutti i dettagli del gioco che definisce come: ”attività volontaria che implica comportamenti ripetuti ed esagerati, di durata più o meno prolungata, di varia intensità, combinati in maniera atipica; utilizza modelli di azione che hanno ruoli identificabili in altri contesti”. Il gioco possiede tutte le caratteristiche di una buona interazione sociale: la coordinazione, la turnazione, l’auto-limitazione, il saper tenere in considerazione le capacità e il comportamento dell’altro. Per iniziare il gioco i cani ricorrono a segnali tipici (inchino) e mettono in atto tutta una serie di comportamenti per richiamare l’attenzione dell’altro (abbaio, interazione fisica,..)

Per approfondimenti:

  • Felice Cimatti, “Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva”, Carocci editore, 1998
  • Alexandra Horowitz, “Come pensa il tuo cane. Tutti i segreti del migliore amico dell’uomo”, Oscar Mondadori, 2010
  • Kaminski J., Brauer J., “Il cane intelligente. A modo suo”, Muzzio, Roma, 2008
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I cani fanno i dispetti?

Molte volte parlo con proprietari arrabbiati, che si lamentano del fatto che i loro cani “fanno i dispetti”… Ma siamo proprio sicuri che sia realmente così?
Andiamo ad analizzare in maniera un po’ più oggettiva i casi più comuni:

I cani fanno i dispetti?

1)”Il mio cane ruba gli oggetti quando non lo vedo, e li distrugge per farmi dispetto”

Quest’affermazione è spesso seguita dalla descrizione della faccia colpevole quando il cane viene scoperto, perchè “evidentemente sa che non deve”. E se, invece, la spiegazione fosse che noi persone diamo particolare valore a quegli oggetti che, automaticamente, diventano importanti per il cane? Bisogna sapere che in natura l’accesso alle risorse funziona cosi: quando un membro del branco conquista una risorsa ha diritto ad usufruirne a suo piacimento. Quando però se ne allontana, significa che ha finito e la risorsa è a disposizione degli altri membri (un esempio per tutti: il cibo).  Allo stesso modo, se ho utilizzato un oggetto per fare qualcosa e poi lo lascio alla portata del cane, significa che quell’oggetto così importante ora è suo (per ovviare a questa situazione bisognerebbe iniziare ad introdurre la gestione dei permessi, magari con l’aiuto di un educatore). Quando torniamo dal cane e troviamo che ha appena ridotto in coriandoli il nostro giornale, sicuramente la nostra faccia sarà… quantomeno poco felice… E siccome i cani sono maestri nella lettura delle espressioni facciali (altro che “Lie to me”!), assumerà un’aria apparentemente colpevole, ma in realtà intimorita.

Un trucco per evitare che il cane estirpi tutti le piantine di primule che abbiamo impiegato mezza giornata a seminare nel giardino, è quello di non fare assistere il cane a questa attività. Quantomeno, se non vede che ci siamo dedicati con tanto impegno non penserà che sia un’attività così divertente! In sinergia a questo bisogna però lavorare al soddisfacimento dei suoi bisogni, così da non trovarlo a distruggere i fiori per noia…

I cani fanno i dispetti?

2)”Il mio cane fa la pipì in casa, anche se siamo appena rientrati dalla passeggiata

La pipì in casa può avere differenti cause. Puó essere che il cane sia stressato (l’aldosterone è un ormone dello stress che regola le funzioni idrosaline del nostro corpo) e non riesca a trattenerla, o che sia stato sgridato per aver sporcato in casa (magari  con tanto di muso nella pipì!), o ancora può aver paura a sporcare vicino al proprietario, per cui in passeggiata la trattiene e quando arriva a casa la fa di nascosto. Ricordiamoci che i cani non hanno la percezione a lungo termine delle conseguenze sociali delle proprie azioni, ovvero: se torno a casa e trovo la pipì e sgrido il cane, lui non capirà che l’ho sgridato perchè ha fatto pipì, potrà solo associare la presenza della pipì sul pavimento alla sgridata, con il risultato che la prossima volta che ci sarà una pipì sul pavimento e io entrerò in casa, lui avrà la faccia “colpevole” (abbiamo già visto la spiegazione poco più su), inoltre il cane sarà più stressato, quindi meno capace di gestire la propria vescica (vale anche per i disastri, come quello in foto).

3)”Il mio cane distrugge tutto se esco di casa e lo lascio solo”

Forse il cane va un po’ sotto stress e cerca di compensare masticando qualcosa, o semplicemente si annoia e si tiene impegnato usando la bocca… In questo caso meglio lavorare con un educatore che possa aumentare le sicurezze del cane e le abilità del proprietario, che aiuti a creare delle routine e delle certezze nel cane. Inutile chiudere il cane in una stanza e ignorare i suoi pianti disperati finchè non si calma; è necessario costruire la sicurezza della presenza per poter ottenere la certezza del ricongiungimento.

I cani fanno i dispetti?

Che dire in conclusione? Secondo me i cani “non lo fanno apposta”, ma lo fanno per soddisfare dei propri bisogni, e che forse l’idea che i cani facciano dispetti è legata a una visione ancora troppo antropocentrica del mondo. Spero di aver fornito alcuni spunti di riflessione che possano aiutare a vedere i comportamenti dal punto di vista del cane, per capire che vive nel “qui ed ora”… cosa che dovremmo imparare a fare anche noi, per goderci il presente (consiglio di leggere l’articolo “i guardiani dell’essere”).

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Percezione: L’universo attraverso gli occhi dell’uomo e il naso del cane

Percezione: L’universo attraverso gli occhi dell’uomo e il naso del caneQuesto è il primo articolo di un’avvincente miniserie dedicata all’esplorazione del mondo percettivo dell’uomo e del cane. In ciascuna delle puntate, ci focalizzeremo su uno dei 5 sensi (vista, udito, olfatto, tatto e propriocezione, gusto) e scopriremo insieme analogie e differenze della neurofisiologia dei sensi delle due specie.

La scelta di approfondire tale argomento nasce da una mia esigenza di fornire risposte scientifiche e razionali a dubbi, curiosità e leggende riguardanti il mondo percettivo dei nostri amici a quattro zampe. Molte volte, infatti, mi sono trovata spiazzata di fronte a domande come “I cani possono vedere la tv?”. Per questo motivo, ho deciso di raccogliere informazioni che possano aiutarmi a chiarire le quote di verità e fantasia insite nelle risposte più comuni alle suddette domande.

Ritengo, inoltre, che l’esigenza di conoscere il mondo percettivo del cane non si limiti ad una mera curiosità elucubrativa, ma nasca da un intimo bisogno di condivisione, che dovrebbe toccare le corde emotive di coloro che amano profondamente i cani.

Per cogliere l’essenza di ciò che voglio dire, penso sia necessario spendere due parole sui concetti di teoria della mente ed empatia. Per teoria della mente s’intende la capacità di attribuire stati mentali (credenze, intenzioni, desideri, conoscenze) all’altro e di capire che esso può avere credenze, conoscenze, intenzioni e desideri diversi dai nostri. L’empatia è, invece, la capacità di comprendere le emozioni e le sensazioni che l’altro sta provando in un determinato momento. Queste due abilità, come ogni altra funzione cognitiva, non ci vengono fornite tout court, ma devono essere maneggiate con cura: infatti, se allenate si rinforzano, se ignorate si atrofizzano. A mio avviso, entrare nel cuore del mondo percettivo del cane è un’ottima palestra per rafforzare sia la nostra teoria della mente, sia la nostra capacità empatica.

Possiamo quindi iniziare il training di potenziamento imparando, ad esempio, a guardare il mondo attraverso gli occhi del nostro cane, o, per meglio dire, ad annusarlo attraverso il suo naso. Infatti, prima di affermare di saperci mettere nei panni dei nostri amici a quattro zampe, dovremmo responsabilmente conoscere le caratteristiche fisiche di questi panni.

Per fornire al lettore un’anteprima delle prossime puntate, ecco un assaggio delle tematiche che affronteremo: nel corso del nostro viaggio attraverso i sensi, scopriremo insieme quali di essi vengono maggiormente utilizzati sia dall’uomo che dal cane, e il perché; analizzeremo i vincoli posti dalla neurobiologia dei nostri corpi e le spinte evoluzionistiche responsabili di analogie e differenze tra le due specie.

Poiché, a discapito della matematica, ritengo che l’unione delle parti sia maggiore della loro somma algebrica – specialmente quando si parla di menti – ho pensato di rendere interattiva la produzione della miniserie, coinvolgendo il lettore in prima persona. Quindi, chiunque abbia domande, dubbi o curiosità sull’argomento, può condividerle fin da ora, scrivendomi: contribuirà così attivamente al work in progress delle prossime puntate.