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Classi di Socializzazione: te le abbiamo mostrate in TV. Ora frequentale dal vivo!

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Nella scorsa puntata di Cambio Cane, il programma televisivo dedicato all’educazione dei cani in onda su FOXLife ogni venerdi sera, Angelo Vaira ha rieducato un meticcio di 50 kg di nome Roy attraverso eserci di comunicazione e una Classe di Socializzazione.
Le Classi di Socializzazione sono una particolare forma di training sviluppata da Angelo Vaira, in cui invece di agire sul comportamento si agisce sulle capacità del cane.
In una classe come questa  tutti i cani vengono lasciati liberi dal guinzaglio e attraverso precise indicazioni dell’istruttore ci si muove in una parte o nell’altra del campo, alla distanza corretta e con la traiettoria giusta. Questi elementi uniti alle capcaità di lettura dell’Istruttore pongono i cani nello stato mentale adatto a percepire l’incontro con gli altri cani con “occhi nuovi”. Il nostro cane in questo modo sviluppa la capacità di leggere e rispondere attraverso segnali calmanti (particolari segnali che prevengono e risolvono i conflitti), aumentano la loro intelligenza emotiva e quella sociale.
Sono un mezzo portentoso e senza eguali per lavorare sulle aggressività e la mancanza di “tatto” dei cani irruenti. Aggiungono esperienza ai cani paurosi e ti permettono di familiarizzare con la situazione in cui il tuo cane incontra altri cani.
Una intera Classe di Socializzazione con spiegazioni approfondite viene svolta nella seconda giornata del corso Una Base Sicura: un corso formula weekend aperto a tutti.

Una Base Sicura

(corso formula week-end)

> clicca qui per maggiori informazioni

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Il gioco della lotta: si può fare o no?

Il gioco della lotta: si può fare o no?

Perchè può essere ritenuto un gioco “sbagliato”

Molti anni fa, d’accordo con i miei colleghi in APDT decidemmo di approcciarci al gioco secondo la regola “il gioco è apprendimento“. Allora, il gioco della lotta e del tira e molla era sconsigliato “perchè insegna al cane che va bene saltare addosso e mordere per strappare e contendersi oggetti di stoffa (pantaloni, calzini, ecc.)”. L’effetto era effettivamente molto concreto: i cani, soprattutto se cuccioli, smettevano di approcciarsi pesantemente e maleducatamente ai proprietari e agli ospiti. Questo genere di consiglio, il cui concepimento è avvenuto grazie a quello che all’epoca era il nostro mentore, Aldo La Spina, è stato poi diffuso attravero i nostri corsi, seminari e conferenze, tanto da diventare poi quasi un “must” negli educatori conofili dai metodi gentili. Ci si concentrava maggiormente sui giochi di lancio e quelli individuali (kong, buster food cube, ossetti, ecc.).

La cosa ha poi subìto, almeno per quanto riguarda il mio lavoro e quello che si insegna oggi in ThinkDog, un’evoluzione. Uscito dalla visione riduttiva del comportamentismo, secondo cui il cane apprende pressochè solo per associazioni mentali, mi sono messo a studiare l’apprendimento degli autocontrolli e della risposta ai segnali d’arresto, ritrovando proprio nei giochi di lotta e tira e molla dei potenti alleati per insegnare queste competenze.

…Ma c’è modo e modo…

A questo punto è assolutamente necessario che sottolinei però che c’è modo e modo di giocare alla lotta e al tira e molla.

L’approccio che non mi piace è ciò che ho visto nei campi d’addestramento, in cui si usano metodi coercitivi, si gioca tanto e molto pesantemente poichè il cane deve imparare a mordere e a non mollare la presa. Ti riappropri del salamotto strappandolo dalla bocca del cane, bilanciando la cosa facendo fingere di perdere e dandogli la soddisfazione di strapparlo dalle tue mani. Il punto cruciale, però, arriva quando devi introdurre il “lascia”. E qui “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare!“…

La teoria della “vecchia scuola” vuole che il cane si debba aprire alla combattività e all’esuberanza. Per mesi. Diciamo fino all’età di un anno e mezzo – due. Quindi, a questo punto, si introduce il “lascia” ed è qui che gli addestratori si incartano. Usano schiaffi sulla testa, strattonate, collari con le punte rivolte all’interno, collari elettrici, calci, urla e quant’altro. Dopo aver insegnato al cane che non si molla, si impongono secondo la legge del capo branco, cercando di ottenere il comportamento voluto in modo grezzo, e quanto meno poco produttivo: molti sono i cani “rovinati” a causa di questa violenza e dell’incoerenza di quello che dovrebbe essere la loro Base Sicura.

Questo genere di pratiche è anche associata alla pura lotta. Si insiste così tanto, e si gioca in modo così rude, che il cane impara ad essere talmente “pesante” ed insistente da rendere a volte vano il tentativo di calmarlo.

Questi due modi sono anche spesso utilizzati in maniera del tutto inconsapevole dai comuni proprietari di cani, che non hanno mai fatto alcun corso e che esagerano nel gioco. In prevalenza, tutto ciò accade con gli esseri umani di sesso maschile: diciamoci la verità, a noi maschietti piace la roba forte e abbiamo nel sangue una buona dose di voglia di giocare alla lotta. Solo che a volte esasperiamo i cani.

L’evoluzione

Quando ho ripreso in mano il gioco della lotta e del tira e molla, ho lavorato inizialmente sull’introdurre il lascia fin dal principio. Ci si ferma completamente, si aspetta che il cane molli e lo si premia ricominciando. La regola che il cane impara è: se lascio al momento giusto, si ricomincia subito. A questo punto non si fa altro che alzare il livello di adrenalina fino al momento in cui il cane ti vola addosso per afferrare la treccia o il salamotto: G-R-A-D-U-A-L-M-E-N-T-E. Anche ad altissimi livelli di arousal (= eccitazione, agitazione; tecnicamente è il livello di attivazione emozionale) e di motivazione, il cane lascia immediatamente. E così con la lotta, la si fa a bassi livelli di attivazione emotiva, come mostrato nel video sopra.

Un altro passo importante è stato quello di rivedere il tutto sulla base della sincronicità. In ThinkDog lo chiamiamo anche ricalco e guida. Argomento affrontato anche nella mia intervista a Marco Iacoboni, luminare dei neuroni specchio. Si tratta di imitare movimenti, ritmo e intensità per “rispecchiarsi” l’un l’altro col cane. Questo genera una grande empatia fra il due e il quattro zampe. Dopo aver imparato ricalco e guida in ambito umano, ne sono stato così affascinato da sperimentarlo con i cani. Nessun libro e letteratura cinofila faceva riferimento ad esso, e così mi sono rimboccato le maniche e ho trovato il modo. In verità, tolti i primi momenti di impaccio, ti accorgi che condurre il gioco è molto naturale e istintivo. Se hai imparato a osservare il cane sai come guidarlo nello stato a lui più congeniale. Insomma, si tratta di trovare e riconoscere un modo raffinato di fare qualcosa che è già istintivo anche per noi: tutti gli animali, infatti, sincronizzano i loro movimenti ed espressioni quando sono in sintonia. Puoi notarlo anche in questo meraviglioso video segnalatomi da Marc Bekoff, con l’espressione “Oh my!“, a significare proprio la straordinarietà dell’incontro fra un essere umano e il gorilla che, accudito anni prima, lo ha riconosciuto (immenso):

Il vero gioco è basato sull’empatia

Spesso ripenso al mio personale percorso di apprendimento. Ripenso a quando ho dovuto cimentarmi con le tematiche del rinforzo positivo, e a quanto sia stato fortunato a trovare poi la via di integrarlo invece di farmici trascinare. Lo vedo in chi è alle prime armi: si ignora il cane e lo si premia col gioco per aver fatto quello che gli abbiamo chiesto. Ma questo non è VERO gioco. Il vero gioco non ha fini individuali se non quello di divertirsi e affiatarsi. Se un giorno ti scopri a lanciare palline in un campo, chiediti cosa sta facendo il tuo corpo in quel momento. Sta seguendo l’onda emotiva del cane? Stai correndo? O stai solo giocando con la mente, senza usare il cuore? Rinforzare un bel comportamento col lancio di una pallina non è sbagliato, anzi, puoi insegnare un mucchio di cose utili. Ma non c’è solo quello.

Un modo intelligente di giocare alla “lotta” con un cane è quello riportato nel filmato in alto, in cui Myriam Jael Riboldi, gioca col suo alano. Una lotta in cui l’occhio attento vede dolcezza, affiatamento, empatia, sincronia (ricalco e guida). Questo è il modo di favorire l’autoregolazione, l’affettività, l’apprendimento della comunicazione e che facilita stringere un legame. Ma sapete cosa è più importante? Giocare senza fini particolari, solo con alcuni principi di base, giusto per non fare danni.

Il gioco è un’“attività di flusso”, ovvero piacevole in sè. Sbaglia chi crede che il gioco debba essere usato solo come mezzo per insegnare obbedienza e risposta ai segnali (“comandi”). Meglio, molto meglio, un gioco condotto nel modo in cui si vede in questo video. “Niente di speciale” mi diranno alcuni, “non ci vuole la scienza per giocare in così, io lo faccio da sempre“… appunto… in fondo siamo già chiamati a giocare, se solo ci mettiamo nei panni del cane. Per riuscirci basta acuire i sensi, avere una certa sensibilità senza la quale possono sfuggire dettegli sottili e significativi. Ispiratevi…

 

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Vita con un cane disabile: la nostra esperienza

Vita con un cane disabile: la nostra esperienzaBolsena, 17 agosto . Federico ( mio marito), il nostro cane Kim ed io siamo in vacanza,  pochi giorni per staccare un po’ dalla routine e dedicarci a noi, in mezzo alla natura e in compagnia di buoni amici.
Kim si sveglia presto, si alza e cammina in maniera rapida e scoordinata per la stanza, l’espressione  tesa e sofferente,  un rapido e violento vomito e subito dopo il suo corpo fa una torsione innaturale su un lato, cadendo a terra! Non può più muoversi, dalla zona lombare  in giù non sente più nulla! Kim è paralizzata.
Causa della paralisi un evento di natura traumatica, una caduta il giorno prima da un muretto alto circa un metro, nessun sintomo fino all’indomani. Il trauma ha determinato “un’estrusione del disco intervertebrale in più punti a livello lombare con conseguente compressione sul midollo spinale”.

La valutazione del neurochirurgo: paraplegia in assenza di dolore profondo,  incapacità di urinare autonomamente e, data l’età avanzata ( 13 anni ), sconsigliato qualunque trattamento. La prognosi è infausta.
Decidiamo di affidarci completamente al Dott. Pilati, Medico Veterinario Olistico, già nostro veterinario di fiducia, che ci prospetta un’altra alternativa possibile: Kim viene trattata con Terapia Omotossicologica, Ozonoterapia e Fisioterapia, una cura quindi conservativa non convenzionale. Kim manifesta un recupero, a detta degli stessi specialisti, incredibile e in tempi rapidi ( al quinto giorno l’arto destro mostra già una buona sensibilità ) con costanti miglioramenti ogni giorno. Venti giorni dopo Kim cammina autonomamente, se pur non pienamente coordinata e con leggere zoppia dell’arto sinistro.

Superato lo shock e la forte preoccupazione dei primi giorni, nasce il bisogno di trovare una nuova prospettiva, la vita non è più triste o più ostile di prima, è solo diversa e si possono trovare nuovi modi per assaporarla e continuare a meravigliarti per essa. Con questo nuova consapevolezza, le possibilità diventano infinite! Così ho realizzato quale fosse il mio obiettivo: volevo per Kim una buona qualità della vita. Il recupero della deambulazione certo era auspicabile, ed è stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per raggiungerlo, ma non era l’obiettivo primario.  Mi premeva che Kim riacquistasse presto un buon equilibrio emotivo e che fosse serena. Per questo era necessario un dettagliato piano di lavoro che, in buona parte, era da fare su me stessa, imparando a gestire il mio stato emotivo.

Sorridere, quanto più spesso possibile, anche sforzandosi all’inizio; non è ciò che accade che ci rende felici o infelici, la felicità è una attività della mente e va sviluppata con la pratica. Più associamo la nostra presenza ad emozioni positive e più permettiamo al nostro cane di seguirci in questo stato,  di sentirsi rassicurato dalla nostra presenza e di imitarci.

Accettare la nuova condizione, quindi. I cani vivono il momento, sono nel presente(nel “qui e ora”), e per questa capacità di accogliere una nuova situazione per quella che è, sono loro i Maestri e noi gli allievi.  Accettata la realtà così com’è possiamo raccogliere tutte le energie, tutte le abilità e le risorse che troviamo in noi stessi e all’esterno, per riuscire a capire quale sia la strada più giusta e iniziare a seguirla subito.
Le esperienze ci cambiano. Il “come” dipende solo da noi.
Ecco allora che un’esperienza come questa diventa un’opportunità di scoperta di se stessi e dei propri limiti, un percorso di crescita. E chi te la offre? Chi ti dà l’opportunità di imparare? Lui, il tuo cane!  Non solo accetta quel che gli accade, ma va avanti, continua ad avere le stesse motivazioni e una maggiore determinazione nel perseguirle e tu non puoi fare altro che imitarlo e ringraziarlo per l’esempio che ti sta dando.

Se un evento traumatico come questo si vive insieme e insieme si supera e si cresce, è anche grazie a una componente fondamentale del rapporto con il nostro cane: l’essere presente, una Base Sicura.

In un momento di grande difficoltà della tua vita ti aspetti che chi ti ama sia al tuo fianco, ti capisca e risponda in modo adeguato alle tue necessità, ti aiuti e affronti con te ogni avversità con lo spirito giusto e tutto l’entusiasmo di cui è capace.
Non so chi tra noi due abbia svolto maggiormente questo ruolo e chi ha aiutato l’altra a superare i propri limiti. Non c’è risposta a questa domanda. Impossibile delineare un confine tra noi e il nostro cane, impossibile considerarci separati l’uno dall’altro, perchè è insieme che il nostro potenziale diviene illimitato.

Il tutto è maggiore della somma delle parti.

Vita con un cane disabile: la nostra esperienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel prossimo articolo alcuni consigli pratici per far fronte alle difficoltà di prima emergenza e della vita quotidiana con un cane disabile.