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7 modi di insegnare al cane a non saltare addosso

Dal Blog di Angelo Vaira


Redazione ThinkDog - 10 Dicembre 2023


Come possiamo comunicare a un cane che salta addosso che questo comportamento a noi non va a genio?

Analizziamo le opzioni:

1. Picchiare e sottomettere

Si potrebbe picchiare il cane. E poi magari rigirarlo sulla schiena per “sottometterlo”. Questo forse placherebbe l’eventuale rabbia insorta nel proprietario, ma avrebbe alcune controindicazioni. Non voglio dilungarmi troppo, ma alcuni cani si “rigirano” e se lo fanno sui bambini sono guai grossi. Inoltre la relazione ne viene indebolita… non fatelo!

2. Dare un calcio, una ginocchiata o un pestone sulla zampa

Tre tecniche figlie dello stesso atteggiamento mentale di cui sopra. Usata dagli addestratori vecchio stampo (metodi coercitivi) è di sicuro più precisa e meno raffazzonata del semplice arrabbiarsi e picchiare il cane, ma ha le stesse controindicazioni di cui parlavamo prima.

3. Ignorare – dare un segnale calmante

Quando il cane salta addosso puoi ignorarlo. Mi spiego… Non guardarlo. Non parlargli. Non accarezzarlo. Resta fermo e guarda dall’altra parte. Girati di schiena (segnale calmante). Questo spesso è sufficiente per far desistere un cane. Quando salta lui vuole interagire con te in modo intenso. Se “ricambi” con carezze, parole e sorrisi è come dirgli “bravo” lo premi per quello che fa. Quando togli queste cose lui perde il motivo per cui salta.

Per alcuni cani però non funziona. Loro sono già gratificati dal poggiare le zampe su di te . Se poi sono anche cani esuberanti e tenaci, ci ritroviamo facilmente con qualche graffio e qualche vestito danneggiato dalle loro unghie.

4. Scansarsi

Con un pizzico di agilità possiamo scansarci in tempo per far andare a vuoto le zampe del cane. In questo modo il rinforzo dato dalle zampe sulla nostra persona viene a mancare e il cane più rapidamente impara a restare giù.

Controindicazioni: potrebbe agitarsi maggiormente, capita di rado ma succede.

5. Rinforzo positivo

Quando il cane poggia le zampe per terra possiamo rinforzarlo, cioè premiarlo con ciò che desidera: la nostra attenzione. Consiglio generale: non usare bocconcini, meglio limitarsi a carezze, sorrisi e lodi verbali commisurate: lievi se il cane si agita facilmente, più festose se come risultato hanno lo scodinzolio e non il ricominciare a saltare addosso.

Controindicazioni: nessuna.

6. Mettere il saltare addosso sotto segnale

Possiamo insegnare ad un cane a saltare addosso “a comando” e poi, una volta imparato semplicemente smettere di dare quel “segnale”.

Controindicazioni: nessuna, ma attenzione: se non si soddisfano i bisogni sociali del cane (per esempio lo si fa vivere in giardino) il problema tende a ripresentarsi.

7. Tecnica ninja

Combina abilmente i punti 3, 4 e 5!

E se volessimo andare più a fondo? (le mie idee per lavorare con approccio “cognitivo”)

Fino a qui ho spiegato cosa si può fare usando i metodi coercitivi o i metodi gentili. Tutte le tecniche sopra esposte sono piuttosto semplici da realizzare e fanno riferimento alla teoria dei condizionamenti, ad un approccio chiamato “behaviorista”, “comportametista”.

In ThinkDog ci spingiamo un po’ più in là. E tra le altre innumerevoli cose che facciamo possiamo facilmente identificarne due:

Si tratta di lavorare su livelli di pensiero diversi: comportamento, capacità e motivazioni infatti sono allacciate a parti neurologiche differenti del cervello del cane.

Agire sulle abilità significa educare la mente del cane, allenando autocontrollo, riconoscimenti dei segnali d’arrestoattenzioneconcentrazionecompetenze gestaltiche, ecc.

Agire sulle motivazioni consiste nel chiedersi perché un cane salti addosso. Alcuni cani lo fanno per esempio perché restano troppo tempo da soli o perché l’interazione sociale non è così articolata come dovrebbe essere in gruppo-branco-famiglia che decida di adottare un cane. Per fortuna non è questo il caso di Ariel, sulla quale bisogna però forse reimpostare la routine giornaliera…

Ora possiamo capire perché sia meglio affrancarci anche dai metodi gentili, oltre che da quelli coercitivi: chi pensa che attuare una tecnica cambi in meglio la relazione col cane si sbaglia. Ogni problema comportamentale, piccolo o grande, deriva sempre dalla necessità che ha il cane di soddisfare un bisogno e da capacità non ben sviluppate.

Estendere il lavoro agli ospiti

Una volta che il cane non salta più addosso ai proprietari è più facile insegnargli che non si salta addosso agli ospiti. Ma vista la lunghezza di questo post, mi concentrerò su questo alla prossima occasione. La cosa da sapere subito è che il primo passaggio è quanto mai necessario!

Buon lavoro con i vostri amici a 4 zampe!

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