il cane in città

Il Cane in Città

Il cane in città: un predatore sociale libero e felice è possibile

 

Quando parliamo di cane in città spesso ci riferiamo ad un animale domestico che non può essere felice perché non in grado di esprimere le proprie motivazioni spesso associate al bisogno di natura e istinto predatorio. Ma davvero il cane in città non può essere appagato? Davvero il cane felice è quello che vive in campagna? Secondo me no, un cane in città può essere anche molto più felice di un cane che vive in campagna, ma tutto dipende dal soggetto che abbiamo di fronte e dalle opportunità di vita che gli offriamo.

Cani, predatori con l’istinto per la caccia

Siamo ormai abituati a vedere i cani come predatori, animali che raggiungono un vero livello di appagamento quando passeggiano liberi nei boschi, dove hanno la possibilità di ‘partire’ per una battuta di caccia nel momento in cui sentono una preda nelle vicinanze. Diversamente il povero cane di città è costretto a camminare sul cemento, legato con un guinzaglio, con neanche un metro di raggio di azione per annusare, attività che gli viene impedita quando il naso si avvicina ad una schifosissima pipì, e che ha bisogno di socializzare con altri cani all’interno di un’area recintata e sovraffollata. Certo, vista così la vita di un cane cittadino è piuttosto triste e limitante. Ma non tanto perché la città lo sia di per sé, quanto semmai perché siamo noi a non essere in grado di trovare la via giusta per permettergli di esprimere la sua vera natura: quella cioè di un animale sociale.

Il migliore amico dell’uomo non per caso

Il cane, nella realtà dei fatti, non è un mero predatore (certo è anche quello), ma in primis è un animale sociale (e non dobbiamo né possiamo dimenticarlo): questo significa che il suo appagamento lo trova nelle relazioni. Come fa allora ad essere felice un cane in città? Stando nelle relazioni. E come? Qui chiaramente viene il difficile. Perché se è facile aprire la porta di una casa in campagna e lasciare che il cane vada in esplorazione e a caccia, è molto più complesso creare una vita soddisfacente in città, dove la nostra presenza è ciò che fa da filtro con il mondo, dove noi dobbiamo essere presenti perché è con noi che conosce la realtà circostante. È un impegno, è una responsabilità, è complicato, ma è possibile.

A ‘caccia’ di relazioni, un cane cittadino

Quando un cane va a caccia prova emozioni forti, si spaventa, rincorre un obiettivo (una preda), lo raggiunge (non sempre), ottiene appagamento e torna a casa soddisfatto. In città tutto questo può avvenire, in più ci siamo noi. Un cane in città va a caccia di esperienze, va al bar dove le persone lo salutano e gli sganciano un pezzo di cornetto, cammina per le vie avvicinandosi agli altri cani che incontra, li annusa e fa pipì per raccontare chi è, ogni tanto si spaventa per un rumore che non riconosce (ma un cane che va a caccia forse non si spaventa quando deve attraversare ostacoli più complessi come dei rovi o delle salite faticose?), trova oggetti o cibo per strada che si porta a casa o si mangia: tutta questa è vita che vale tanto quanto quella di un cane di campagna. La differenza? L’educazione. Perché se un cane predatore che vive in campagna non ha bisogno di imparare le regole della nostra società (o comunque non tutte), un cane di città deve affrontare un percorso di educazione che gli insegni come essere sé stesso in un contesto che prevede regole che non sono in linea con la sua specie. Certo questo può sembrarci limitante, ma non lo è, anzi è una grande opportunità per mettersi in gioco, per far funzionare il cervello e per provare situazioni che, se lo mettono in scacco, possono però offrirgli molto a livello emotivo. Anche noi in fondo ci diviamo tra coloro che vivono un’esistenza in totale comfort e in linea con le proprie necessità di base e coloro che invece escono dalla comfort zone per provare aspetti della vita altrimenti sconosciuti, affrontando molti momenti difficili e frustranti, che però una volta fatti propri e interiorizzati si rivelano utili per la propria crescita emotiva, intellettuale e spiriturale. Se i cani sono esseri senzienti (e lo sono) allora forse anche loro possono trovare giovamento nel mettersi in gioco.

Come rendere felice il nostro cane in città

Detto questo viene da chiedersi: cosa posso fare per rendere felice il mio cane in città? La prima regola è la relazione, partiamo sempre dal presupposto che un cane vive con noi, non tanto fisicamente, quanto mentalmente, quindi quando siamo in passeggiata con lui non possiamo dimenticare di essere insieme: evitiamo dunque di pensare che dobbiamo portare il cane in area cani per far sì che abbia a che fare con gli altri cani senza di noi. È vero che al nostro cane interessa relazionarsi con i suoi simili, ma non è questa la sua ragione di vita. Un cane vive all’interno di un gruppo, e quel gruppo possiamo essere anche semplicemente noi due (cane e umano), non tutti i cani hanno interesse a relazionarsi con altri cani e non possiamo costringerli a farlo: impariamo ad osservare il nostro amico per capire quanto davvero abbia voglia di essere rinchiuso all’interno di un recinto dove è costretto costantemente a ricreare dinamiche e ruoli sociali che in natura (nel senso ‘da randagio’) avrebbe standardizzato all’interno di un territorio ristretto e con pochi altri sogggetti. In poche parole, il cane è un animale che fa parte di un gruppo, con uno specifico ruolo, all’interno di un determinato territorio: la stessa dinamica possiamo ricrearla in città evitando di uscire unicamente per portarlo in area cani, ma prediligendo passeggiate per le vie della città, dove gli viene concesso di annusare e leccare tutte le pipì a cui è interessato, e con momenti di libertà dal guinzaglio (sì va bene, il guinzaglio è obbligatorio per legge, ma ci sono punti in cui possiamo non utilizzarlo senza per questo finire nell’elenco dei fuorilegge più pericolosi del Far West). A tutto questo possiamo aggiungere la relazione con le altre persone: portare il cane con noi quando andiamo a cena da amici o presentarlo ai clienti del bar o della pizzeria in cui andiamo sempre che, una volta diventati parte del gruppo, rappresentaranno per lui un’occasione di socialità piacevole.

Liberi Tutti? Si, ma con cautela.

Tutto ciò non è un’utopia, ma non è neanche semplicissimo. Anzi, è davvero molto difficile. In fondo però porta a risultati incredibili che rendono la nostra vita con il cane in città un modo sincero e naturale di vivere le relazioni con le persone del quartiere. Detto questo, evitiamo di sganciare il guinzaglio domani mattina e di chiedere al nostro cane di vivere libero, rispettando le regole sociali, senza aver prima intrapreso un percorso educativo con questi obiettivi. I punti salienti sui quali dovremo applicarci sono:

Il guinzaglio – l’odiatissimo guinzaglio è ciò per cui spesso vengono contattati gli educatori cinofili. “Il cane tira”. Raramente ci chiediamo il perché, anzi diamo per scontato che il problema sia il nostro cane. Cos’è il guinzaglio? Il guinzaglio è quella cosa per cui al nostro cane viene impedita la libertà di movimento e che ci permette di essere noi i gestori di qualsiasi spostamento, in fondo è per questo che ce l’ha imposto la legge: per evitare che i cani scorrazzino liberi di far danni in giro per le vie (cosa che non avviene affatto quando un cane è educato alla libertà e sa vivere in un contesto). Questa corda però possiamo annullarla, almeno mentalmente, se permettiamo al cane di annusare, leccare le pipì, fare pipì, annusare gli oggetti che incontra, se lo accompagniamo dove lo porta il naso, se comunichiamo con lui quando vogliamo cambiare direzione, invece di trascinarlo, e se durante la passeggiata raggiungiamo punti in cui possiamo ‘sganciarlo’ del tutto: perché va bene che il cane adora stare con noi, ma immaginiamoci di essere obbligati a stare attaccati alla persona a cui vogliamo bene con 100 cm di corda, anche noi dopo un po’ sentiremmo il bisogno di allontanarci.

Gli estranei – socializzare per i cani è appagante, relazionarsi con le persone, ottenere la loro attenzione, avere uno scambio è importante perché gli permette di conoscere l’essere umano, cioè la specie ‘imperante’ del contesto in cui vivono. Conoscendoci riescono a vivere meglio nella nostra realtà. Questo non significa che dobbiamo far toccare il nostro cane da chiunque, anzi, l’idea è proprio imparare a stare con gli esseri umani senza essere accarezzati da loro (immagiamoci di essere toccati da tutti per strada, in quanto tempo ci verrebbe da staccare una mano a qualcuno?), quindi proteggiamo sempre il nostro cane dalle mani lunghe che vogliono entrare per forza in contatto con loro: questo ci permetterà di essere anche più accreditati ai suoi occhi.

Gli altri cani – come dicevamo, sì il nostro cane vuole avere a che fare con altri cani, ma non in contesti in cui è obbligato. Osserviamolo e quando ci sembra realmente intenzionato ad avvicinarsi, permettiamoglielo, altrimenti proseguiamo oltre: tanto lui è in passeggiata con lui e questo è ciò che gli interessa.

L’ambiente cittadino – traffico, tram, saracinesche e chi più ne ha, più ne metta, i rumori della città possono essere molto fastidiosi e complessi da gestire per un cane, per questo è necessario farglieli conoscere a poco a poco, senza forzarli: anche in questo caso dobbiamo comprendere quando per il nostro cane è faticoso affrontare la città, alcuni hanno bisogno di uscire in momenti più silenziosi, comprendere quali sta a noi e così facendo potremo goderci il contesto cittadino senza traumi.

I cani non sono tutti uguali

Tutte questa parole hanno un senso se applicate al cane che abbiamo di fronte. È vero che per alcuni cani la città è un vero incubo, ma è anche vero che spesso la causa di questi traumi siamo noi che non abbiamo permesso al nostro amico di conoscere l’ambiente urbano con i giusti tempi. La soggettività è fondamentale, per questo è consigliabile sempre contattare un educatore cinofilo sin dal momento dell’adozione per riuscire, insieme, a conoscere la città e godersela al meglio. Un cane cittadino felice può esistere, sta a noi capire come. In ogni caso divertiamoci, divertiamoci sempre con il nostro cane, mettiamo da parte le ansie e le frustrazioni e affrontiamo insieme la vita che condividiamo.

 

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1 commento su “Il Cane in Città”

  1. Complimenti. Bell’articolo, utile, equilibrato e rassicurante. Non è comune trovare contenuti che si basino sul VERO rispetto della relazione con il nostro cane. In tanti ne parlano, usano il termine ormai come uno slogan commerciale, ma in pochissimi applicano ed indicano con chiarezza quali siano i sentimenti ed i pensieri che devono fare da guida alle azioni. Da buddista e compagna di un meraviglioso piccolo cane ho inizialmente avuto molte difficoltà a capire quale fosse il modo giusto di relazionarmi con lui. Ho letto, studiato, cercato testi che mi potessero guidare a fare le scelte più giuste. Cosa dovevo pretendere, cosa doveva fare e cosa non fare. Poi ho preso una decisione. Parlare con lui, osservarlo veramente, cercare di intuire e ascoltare col mio cuore. Da quel momento abbiamo cominciato a capirci quando ci parlavamo e non abbiamo più smesso.

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