richiamo_testata

IL RICHIAMO… QUANDO E COME

Un buon richiamo è la base essenziale per la gestione in libertà: fin da cuccioli i nostri amici 4zampe possono essere abituati ed educati! Tante sono le “regole” e le “motivazioni” per impostare un buon richiamo, ma quando è il momento migliore per richiamare il nostro amico? E come richiamarlo?

 Questa sezione del blog è un laboratorio dedicato alla condivisione di esperienze, considerazioni, riflessioni e progressi degli allievi ThinkDog. Un posto dove confrontarsi e crescere insieme ma non solo: articoli ricchi di spunti per chiunque abbia un cane. Insomma quello che accade nella scuola è troppo bello e significativo perché rimanga a porte chiuse.

 

Un buon richiamo è la base essenziale per la gestione in libertà: fin da cuccioli i nostri amici 4zampe possono essere abituati ed educati!

Tante sono le “regole” e le “motivazioni” per impostare un buon richiamo, ma quando è il momento migliore per richiamare il nostro amico? E come richiamarlo?

 

richiamo_passeggiata

  • utilizziamo un tono di voce allegro e giocoso
  • cerchiamo di essere coerenti nella comunicazione (giriamo il corpo nella direzione in cui vogliamo andare, non verso il cane)
  • non assilliamolo con un richiamo continuo… rischiamo di farlo diventare un rumore di fondo
  • richiamiamo quando ancora c’è tempo a disposizione! facciamo in modo che dopo il nostro richiamo ci sia qualcosa di bello da fare, un gioco, un premio, si continua la passeggiata
  • qualche volta al parchetto richiamiamo solo per fare due coccole e poi lasciamolo ancora libero di tornare a giocare
  • evitiamo di “placcarlo” all’arrivo da noi: piuttosto mettiamo qualche bocconcino per terra di fronte a noi, per fargli capire dove è giusto arrivare e fermarsi
  • lodiamo con un “bravo” mentre viene verso di noi: eviteremo che si distragga e prenda altre direzione… ci sono tanti odori e distrazioni!

 

richiamo_vieni

Per avere un buon richiamo è necessario avere un buon rapporto: l’accreditamento è essenziale!

 

 

 

 

 

 

Nel video un esercizio semplice per abituare il cane al nostro richiamo: partendo dal “resta”, allontaniamoci, abbassiamoci di fronte a lui, chiamiamolo con il nome e il segnale “vieni” e mentre arriva mettiamo i bocconcini per terra di fronte a noi… ricordiamoci di lodarlo con un “bravo” anche durante il percorso!

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9 commenti su “IL RICHIAMO… QUANDO E COME”

  1. daniela masini

    Ottimo,ma i problemi iniziano quelle volte in cui io divento improvvisamente parte dello sfondo e senza il sonoro: quasi mai in effetti ,ma per finire male si sa che basta una volta. Capita quando il predatorio prende il sporavvento (esempio:passeggiata in posti sicuri niente auto niente cani in vista, cane libero che incrocia il grugno di un cinghiale : inseguimento immediato con perdita istantanea dell’udito ,e perdita di dieci anni di vita,e una rotula,da parte del conduttore) . Nel manuale pratico come rimediare?

    1. Cristina Gandolfi

      Ciao Daniela, solitamente in libertà si utilizzano più segnali di richiamo…io ho lavorato sul predatorio un segnale particolare: un buon Educatore ti potrà aiutare a variare i segnali di richiamo. Nei boschi solitamente si utilizzano più segnali

      1. Io abito a Crema, mi dai il nominativo di un buon educatore pf? Ho un cane che arriva dal canile ed ha un forte istinto predatorio. Noi andiamo spesso in montagna e ci piacerebbe poterlo lasciare libero…

  2. Buongiorno. Ho la fortuna di vivere in campagna e adoravo lasciare il mio Sputnik (un Lakeland terrier) libero durante lue nostre passeggiate quotidiane. Non senza fatica ho provato ad avere fiducia in lui lasciandolo scorrazzare ovunque su e giù per i fossi senza osservarlo in modo insistente e lui, dopo aver fatto le sue perlustrazioni olfattive, è sempre tornato da me. Un giorno, però, si è infilato in una tana di nutrie all’interno di un fosso. Innanzitutto non c’è stato modo di dissuaderlo ad allontanarsi da quel buco, tanto che alla fine vi si è infilato all’interno. Siamo dovuti entrare nel fosso, sdraiati con la mano dentro la tana, ma era così lontano che non riuscivamo a raggiungerlo. Stavamo per chiamare i pompieri perché l’unico modo per recuperarlo sarebbe stato rompere l’argine, poi, non so per quale miracolo, è uscito da solo. Appena lo abbiamo avuto di nuovo fra noi lo abbiamo ricoperto di coccole e complimenti, ma lui non era interessato, aveva un unico obiettivo: rientrare. Da quel giorno non riesco più a lasciarlo libero in campagna. Ci ho riprovato un’altra volta, facendo uno sforzo sovrumano, ma stavamo per rifare la stessa fine. Ora mi spiace moltissimo, perché so che lui lì si divertiva davvero, era felice, ma io ho troppa paura che si metta di nuovo in pericolo, sopratutto perché, se anche riesco a prevedere la situazione, lui non mi ascolta, punta dritto verso l’obiettivo e io in quel contesto non conto più nulla per lui. Questa è una cosa che mi fa un po’ soffrire. Avete qualche consiglio da darmi? Grazie mille
    Chiara

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