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La risata migliora la vita dei cani di canile (e ne aumenta l’indice di adottabilità!)

Nel precedente articolo, I cani ridono?, abbiamo visto come i progressi scientifici abbiano portato ad un riconoscimento delle emozioni negli animali non umani. Studi effettuati sul comportamento e sulle vocalizzazioni di diverse specie, hanno evidenziato in molti mammiferi la capacità di emettere suoni simili alla nostra risata.

Nel cane, complice un’evoluzione millenaria accanto all’uomo, la risata appare come un segnale di comunicazione in grado di influenzare positivamente il comportamento e lo stato mentale degli individui durante le interazioni sociali, siano essi cani o umani.

Patricia Simonet, ricercatrice al Sierra Nevada College, dopo aver formalizzato la risata del cane nello studio Laughing dog: Vocalizations of domestic dogs during play encounters (2001), si è dedicata a dimostrare come la caratteristica espirazione possa essere di beneficio ai cani che vivono in condizioni non ottimali, come i cani di canile. Questi manifestano lo stress in vari modi, ad esempio abbaiando, ringhiando, ansimando, salivando, pacificando, girando su se stessi, mostrando atteggiamenti evitanti. Tali comportamenti rendono difficili le adozioni e provocano permanenze più lunghe in canile, determinando un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute e di benessere degli individui.

Quando i livelli di stress superano una certa soglia, soprattutto in ambienti poveri di stimoli come la maggioranza dei canili, diventano insostenibili tanto che in alcuni casi sfociano in stereotipie, ovvero comportamenti anormali caratterizzati da specifiche sequenze di movimenti ripetute nel tempo con frequenza costante, la cui unica funzione è quella di ridurre ansia e stress.

La ricerca di Simonet e della sua squadra è durata sei Domeniche, sfruttando l’unico giorno della settimana in cui il canile di Spokane (Washington) era chiuso al pubblico. Dato che la popolazione, in sei settimane, ha subito un ricambio, sono stati confrontati 120 cani con se stessi, in due diverse condizioni sperimentali. Nella prima condizione, quella di controllo, non è stato fatto ascoltare nulla. Nella seconda condizione ai cani è stata fatta ascoltare la registrazione di risate catturate durante una sessione di gioco. In entrambe le condizioni sperimentali ogni cane è stato osservato singolarmente e ripreso con una telecamera per 3 minuti, ed ogni osservazione è stata ripetuta per tre volte da tre ricercatori diversi. Ogni registrazione è stata poi revisionata da due ricercatori esterni che hanno avuto il compito di attribuire ad ogni comportamento un codice, secondo un etogramma di riferimento.

Dai risultati è emerso un dato molto importante: un numero maggiore di comportamenti sociali è stato riscontrato durante la trasmissione della risata dei cani piuttosto che nella condizione di controllo.

I cuccioli di età compresa tra i 2 e i 12 mesi, durante l’ascolto delle registrazioni, hanno manifestato sia l’invito al gioco, sia la risata. I cani adulti hanno risposto orientandosi verso gli altoparlanti ed emettendo abbai e risate. I cani giovani, compresi tra 1 e 2 anni di età, si sono invece orientati verso gli altoparlanti in silenzio, scodinzolando. Cani adulti di età superiore ai 2 anni, si sono voltati verso il suono ed hanno assunto una posizione sdraiata o seduta.

yuriWilliam M. Fox, autore del libro Concepts in ethology: Animal behavior and bioethics (1998), afferma che la risata del cane, in apparenza esclusiva dei comportamenti di gioco e di saluto amichevole, possa avere una funzione molto simile alla risata prodotta da altre specie, come ritualizzare alcune modalità di incontri tra individui e comunicare intenzioni pacifiche. In questo ultimo caso, nel cane può essere considerata un segnale calmante.

In questa ricerca1, Patricia Simonet ha potuto confermare che la risata del cane provoca effetti positivi sul benessere dei cani di canile, riducendo i comportamenti attraverso cui viene manifestato lo stress e rinforzando le interazioni sociali. Di conseguenza, contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e di salute, i periodi di permanenza in canile possono essere limitati sensibilmente grazie ad un aumento dell’indice di adottabilità dei cani.

I canili rappresentano spesso delle realtà difficili ma esistono delle strutture, grazie al lavoro di volontari ed educatori, in cui è stato possibile migliorare il benessere e la vita dei cani. Le loro testimonianze confermano quanto siano importanti i programmi pre-affido in canile ai fini delle adozioni. L’arricchimento ambientale, il training, il gioco, la socializzazione, sono tutte esperienze che valorizzano il cane e gli permettono di sperimentare la vita… con il sorriso.

1Simonet P., Versteeg D., Storie D., Dog-laughter: Recorded playback reduces stress related behavior in shelter dogs. Proceedings of the 7th International Conference on Environmental Enrichment, 2005.

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Per una nuova Vita Insieme – un progetto per Operatori e Allievi Educatori

Per una nuova Vita Insieme – un progetto per Operatori e Allievi EducatoriTeoria e pratica sono facce della stessa medaglia. Senza l’una non si può padroneggiare l’altra. Tuttavia se è facile trovare corsi da frequentare e libri da leggere, può essere impresa davvero ardua, soprattutto se siamo alle prime armi, trovare un banco di pratica adeguato, dove la parola “adeguato” significhi sostanzialmente “adatto alla crescita sia dell’educatore che del binomio cane / compagno umano”. Quando siamo alle prime armi nella nostra esperienza cinofila, sia che siamo operatori o allievi educatori in formazione, necessitiamo di un terreno di pratica in cui possiamo sviluppare le abilità acquisite senza rischiare di fare danni e, magari, potendo beneficiare della supervisione di chi è più esperto di noi. Fino ad oggi ci si rivolgeva a familiari, amici e conoscenti, che avessero un cane e spesso le occasioni di esercitarsi davvero erano molto scarse.

Ma da oggi c’è una novità che, con la collaborazione di tutti, potrà aprire molte opportunità di fare pratica a chi inizia la sua attività sul campo. Questa novità è rappresentata da un progetto che nasce dagli educatori ThinkDog che lavorano al Parco canile di Milano e che ha una duplice finalità:

  • quella di offrire un servizio di educazione post affido a chi adotta un cane dal Parco Canile per impostare da subito la coretta relazione tra il cane e la sua nuova famiglia e
  • quella di dare la possibilità agli operatori e allievi educatori in formazione di portare avanti in prima persona i percorsi educativi dei cani adottati.

Gli educatori del Parco Canile selezionano i casi di adozione idonei e le famiglie interessate ad un percorso educativo e, insieme con l’operatore / allievo  di riferimento, stilano un programma di attività personalizzato. Di volta in volta l’operatore / allievo informa gli educatori dei progressi o delle necessità di modifica al percorso. Ovviamente gli educatori del Parco Canile rimangono a disposizione per aiuto, suggerimenti o semplicemente consulti che dovessero rendersi necessari durante il lavoro.
Alla fine di ogni percorso l’operatore / allievo compone una relazione finale del percorso.

Questa iniziativa è svolta a titolo gratuito ma rappresenta un modo molto semplice, diretto ed immediato, per avere accesso a due risorse molto preziose:

  • la possibilità di lavorare subito insieme con un educatore esperto alla stesura di programmi educativi personalizzati;
  • la possibilità di praticare in autonomia con i binomi adottante / adottato seguendo la traccia impostata.

Per una nuova Vita Insieme – un progetto per Operatori e Allievi EducatoriInoltre, non dobbiamo dimenticare che, quando si lavora bene, il rapporto con le famiglie e con i loro cani difficilmente si chiude con il la fine del percorso educativo. Attraverso il canile, operatori e allievi educatori possono quindi accedere a un ampio ventaglio di possibilità per proseguire in autonomia il loro rapporto “cinofilo” con i soggetti con cui lavoreranno a questo progetto.

Non dobbiamo dimenticare, infine, che questa iniziativa rappresenta anche un potenziale bacino di binomi interessati a progetti cinofili come ad esempio il Buon Cittadino a 4 Zampe, nonché una naturale fucina di possibili relazioni e referenze. Gli educatori in formazione possono quindi approfittare dei percorsi educativi mirati all’ambiente urbano per proporre e sviluppare ulteriori attività .

Vi aspettiamo in canile!

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Liberi Tutti!

Liberi Tutti!J.S. Mill, nel saggio “On Liberty” sosteneva che la natura umana non è una  macchina da costruire secondo un modello, ma un albero che ha bisogno di crescere e svilupparsi in ogni direzione e che è necessario che vi siano diversi modi di vivere la cui validità sia verificata nella pratica. Diceva questo perchè non amava nulla che fosse preconfezionato dall’alto e tra queste i grandi dettami su cosa sia giusto e cosa no.
A fronte di questo, nel libro, scrive che

“la scelta collettiva dovrebbe essere il risultato di una molteplicità di scelte di individui, ciascuno libero di perseguire il proprio bene a suo modo”.

Io non riesco a trovare nulla di meglio che possa spiegare la volontà di organizzare “Liberi Tutti!” in programma per il 25 Aprile.

Liberi tutti è un’iniziativa a favore dei cani nei canili, e in questo potrebbe essere simile a molte altre iniziative. Probabilmente lo è, e non ci sarebbe nulla di male. Ritengo che ogni cosa che favorisca un’adozione vada accolta con favore.
In ThinkDog però, ho imparato che un certo modo di intendere e vivere la relazione con il cane ha come primo beneficiario l’uomo. Chiunque l’abbia provato sa di cosa sto parlando.
Liberi tutti è quindi un’iniziativa a favore delle persone e lo è per molti motivi.
Il primo è quello che sta scritto nella locandina attraverso la quale l’evento è stato promosso:

Sempre più spesso il canile viene percepito come il luogo in cui un binario morto finisce la sua corsa. Un punto di arrivo, un parcheggio, un luogo isolato e lontano dove abitano storie tristi e cose alle quali non pensare. Occorre superare questa visione perché il canile, al contrario, è un meraviglioso luogo di partenza. Un luogo dove può iniziare una nuova vita per i cani ospitati e per i fortunati adottanti. Un luogo dove si può ripetere il magico incontro tra uomo e cane. Un incontro che ha dato vita ad un’amicizia che dura da millenni.

Il canile è infatti il luogo di partenza di storie meravigliose, attraverso le quali ci si può regalare l’opportunità di un’incontro evolutivo.

E’ a favore dell’uomo perchè fare del bene e provare del bene ha una valenza che precede il beneficiario. Quando provi qualcosa, questo “qualcosa” passa innanzitutto attraverso te e tu sei in grado si sentirlo, di provarlo. Sei, anche in questo, il primo beneficiario di ciò che fai. Non è cosa da poco.
E’ con questo spirito che abbiamo voluto organizzare quest’evento. Il tempo è stato poco, ma l’entusiasmo e le adesioni di chi vuole partecipare ci hanno investito.

Liberi tutti vuole aprire le porte dei canili aderenti ai visitatori, agli adottanti passati e (speriamo) futuri e vuole aprirle agli operatori ed educatori cinofili ThinkDog che collaboreranno con i responsabili per promuovere delle iniziative in canile. Anche per loro è un’incredibile opportunità di crescita.

Presso le strutture aderenti saranno disponibili magliette e bandane per cani che abbiamo realizzato per raccogliere fondi a favore dei canili.
Ecco quelli che, ad oggi, hanno aderito all’iniziativa:

Un grazie di cuore a chi ha aderito, chi ci ha dato una mano e chi verrà a visitare i canili. Noi vi aspettiamo e…

Buona Vita!

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In..Can..Tesi..Mi al Rifugio Fata

Scritto in collaborazione con Anna Tetro e Fernanda Lamanna

In..Can..Tesi..Mi al Rifugio FataIl Rifugio Fata nasce dapprima informalmente nel 1998 dall’incontro di 3 donne che uniscono la loro passione per i cani e per i gatti, anzi, è proprio per sistemare dei micetti che iniziano a collaborare: Rossana Longo che mette a disposizione un primo terreno a Sant’Eufemia, Scarlett Vescovo, una signora inglese stabilitasi in Calabria che collabora con lei e la piccola Francesca Scerbo, allora appena adolescente che, da quel momento, comincerà un suo percorso di crescita sempre insieme ai cani che questa terra chiede di sistemare…
Cominciano ad accogliere i primi cani bisognosi di cure: cani da caccia abbandonati, femmine incinte o con prole (prontamente sterilizzate dopo le cucciolate, cani investiti e maltrattati dai balordi di strada.
Preparano da mangiare seguendo l’alimentazione domestica (poi sostituita da più pratici croccantini anche per le evidenti spese economiche che altrimenti condizionerebbero la possibilità di accudire così tanti cani) in una cucina della vecchia casetta di campagna di Rossana,riuscendo ad ospitare e sfamare, nel corso dei primi anni, da trenta a un massimo di sessanta cani.

Grazie al loro impegno diventano parte della Lega Nazionale per la Difesa del Cane e, nel 2004, ottengono un sostanzioso finanziamento dalla Lega di Bologna che permette loro di traferirsi in un altro terreno di famiglia della Longo, uno splendido uliveto a Sambiase, dove sorgerà la parte centrale dell’attuale rifugio: un corpo di 8 grandissimi box che danno su un cortile interno, un giardino, uno spazio di sgambatura, e una stanzetta adibita ad ambulatorio veterinario attrezzato.
L’associazione viene ufficialmente costituita proprio nel 2004 come “FATA protezione animali Onlus”, nome dedicato al primo cane preso in cura al rifugio, Fata appunto, una splendida setter gravemente malata che diede loro la forza di andare avanti.
Con tanta buona volontà, si mettono in gioco brazie ai loro sacrifici, ma anche a qualche aiuto della Lega e alle frequenti donazioni di amici generosi, in una città dove il randagismo è da sempre un’emergenza (vista anche la riluttanza alla sterilizzazione considerata dai locali una pratica “contro natura”, salvo poi gettare via i piccoli appena partoriti o lasciati nelle campagne, nei dintorni del rifugio, presso le abitazioni di chi è conosciuto come animalista, o direttamente nella spazzatura), nonostante la parallela nascita del canile comunale a Lamezia.

Si impara presto che ospitare dei cani non è solo amore e cure, ma anche saper gestire momenti più difficili: le loro possibili incompatibilità che possono degenerare in zuffe anche molto crudeli, le necessità specifiche di cani disabili (ciechi, con malformità fisiche, sordi), malati o anche soltanto orfani del proprio compagno umano, la diffidenza nelle adozioni gestite dalle volontarie “solo a certe condizioni” (i famosi controlli pre e post affido) e la difficoltà nel sensibilizzare l’ambiente e le persone per diffondere una moderna cultura cinofila, che concepisca il cane non come un arredo da giardino per la guardia.

Ad oggi la gestione del menage degli ospiti al Rifugio è nelle mani dle presidente dell’Associazione, Rossana Longo, dalla sua vice Francesca Scerbo, di un Direttore Sanitario, e della preziosissima collaborazione di una trentina di volontari in loco (oltre a una fitta di rete che si estende in tutta Italia per stalli e staffette). Determinante ed epifanico, è stato l’incontro con il docente Giuseppe Luscia, educatore Thinkdog della scuola di Angelo Vaira, durante il corso per volontari organizzato nel giugno 2010; ha segnato un momento illuminante della direzione da prendere per maturare le energie e non disperderle, per valorizzare tutto quello di cui si è custodi nella gestione di un canile: tutelare le enormi capacità dei nostri ospiti, che danno tantissimo, ogni giorno. Fondamentale è anche il contributo delle educatrici Fernanda Lamanna e Vincenza Costantino, anche loro formate dalla Scuola di Pet Coaching ThinkDog, che affiancano lo staff nella valutazione e nel trainer con ogni cane, per renderne adottabili il maggior numero possibile, per facilitare l’inserimento in famiglia e per accogliere gran parte dei cittadini interessati a conoscere le potenzialità dei cani e le loro caratteristiche individuali.

Ecco perchè nasce il progetto “In…Can…Tesi…Mi”.
L’idea è per una tesi di laurea (quella di Marialuisa Seconnino) che, attraverso il prelievo del pelo – fatto nell’arco di circa 4 mesi, con cadenze specifiche, su 6 cani( 3 maschi e 3 femmine di circa due anni di età) scelti con indice di adottabilità medio – alta, vuole monitorare i livelli di cortisolo, ormone dello stress, presente nei singoli cani.

Nell’ attesa dei risultati delle analisi cliniche, qualcosa di importante e’ già avvenuto: l’iniziativa “In…Can…Tesi…Mi” ha tracciato dei nuovi sentieri nella vita del rifugio e dei tanti volontari che vi gravitano attorno. I “vecchi” volontari scoprono un nuovo modo di fare volontariato, i “nuovi” si integrano in un gruppo dove la motivazione e la positività sono l’essenza del vivere il rifugio.


Il percorso di recupero si è focalizzato su obiettivi definiti: costruire la prosocialità, contatto fisico e manipolazione, costruire la centripetazione, organizzare percorsi di Mobility (Casalingo…), facilitare l’inserimento nell’ambiente urbano, partecipare alle classi di socializzazione
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Tra uliveti, aree training e box ristrutturati sono stati adottati dal 2009 ad oggi 380 cani, monitorabili nelle loro attuali condizioni, e rintracciabili. Tra questi vogliamo ricordare solo alcune delle storie che qualsiasi delle “fate” potrebbe raccontarvi sorridendo con il cuore.

Charlot e Zazzà, due fratelli ritrovati a un mese e mezzo di vita nel giugno 2009, malnutriti, infestati da zecche e altri parassiti, sono stati cresciuti e rimessi in sesto grazie a quotidiane uscite e varie esperienze(visite di persone, rumori, automobili dei volontari,ecc) anche se, una volta entrati nel box del giardino (che ha il grosso difetto di avere muri alti e non si vede bene fuori se non alzandosi sulle cucce), hanno manifestato un timore nelle uscite fuori dal loro giardino e una preoccupazione ai primi passi con la pettorina. La calma è stata l’arma vincente, oltre a far indossare a Zazà una pettorina di un paio di taglie in più, così da facilitarne l’approccio e, dopo un mesetto, si sono spalancate le porte dell’ area training. Ora, quando vedono la pettorina e il guinzaglio volano, ed è farli rientrare nel box il vero dilemma!

Thula, invece, è arrivata al rifugio nel 2010 a circa 8 mesi, portata da un signore che la vedeva girovagare in un quartiere di Sambiase dove spesso avvelenavano i cani. Il suo un carattere forte, dominante con i cani più insicuri con cui condivide il box, all’inizio la portava ad essere difficilmente gestibile, “un cavallo pazzo” a detta di molti tanto che se scappava dal box (pur restando nei dintorni) nessuno riusciva a riprenderla per almeno un paio di giorni. Adesso, grazie al lavoro fatto in area training, se capita che scappi dal suo box, va direttamente lì, aspettando che qualcuno la faccia giocare con la pallina.

Tiger, è arrivato cucciolo nel luglio 2009, piccolino di circa un mese, insieme ad un suo fratellino che morì di gastro. Lui ha lottato, è cresciuto insieme agli altri cuccioli nella stanzetta del’ambulatorio e ha sviluppato un carattere molto placido, talmente socievole con gli altri cani (di qualsiasi taglia) che è diventato pericoloso per la sua stessa incolumità: essendo così tranquillo veniva lasciato libero di girovagare per il rifugio, ma al passaggio delle pecore nei terreni vicini, si scagliava euforico contro i cani pastore che, in più di un’occasione non hanno mostrato di gradire la sua socialità. Vivere in un box come gli altri, specie dopo la strilizzazione, lo ha fatto ingrassare tanto da renderlo obeso, visto che sembrava colpito da disinteresse cronico. Inserirlo nel programma di educazione, coinvollgerlo nelle dievrse attività, ha risvegliato il Tiger di una volta e, da una settimana all’altra, è anche dimagrito ma non solo per il movimento, quanto per qualcosa dentro che ha ripreso a farlo rivivere…le carezze, il richiamo, il lavoro sulla centripetazione, gradualmente il suo interesse è aumentato e oggi, oltre a starsene sdraiato al sole, si dimostra incuriosito dalle nuove esperienze.

Insomma…tra “Fate” ed “In…Can…Tesi…Mi” la magia continua…