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Il mestiere dell’Educatore Cinofilo

L’educatore cinofilo è quella figura professionale a metà tra l’incantatore di serpenti e la divinità greca. Almeno questo è quello che, probabilmente, pensano le famiglie quando ne contattano uno, per recuperare il loro Bull Terrier plurimorsicatore.
Quel che si aspettano è che l’educatore possa fare una qualche magia e non beccare il morso, laddove i familiari stessi ne hanno presi diversi.

Chi è l’educatore cinofilo e a cosa serve? Ha davvero senso chiamarlo solo quando ormai non sappiamo più cosa fare e siamo con le mani nei capelli?

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i corsi per intraprendere questa strada, a riprova del crescente interesse in quest’ambito. Un interesse che nasce sia nelle persone che decidono di aprirsi a questa nuova professione, sia nelle famiglie, sempre più numerose, che decidono di condividere la loro vita con un amico a quattro zampe.

L’educatore cinofilo va considerato come un mediatore nella relazione tra cane e famiglia. Non andrebbe chiamato solo ed esclusivamente quando siamo al limite delle prove (probabilmente controproducenti) e agli sgoccioli della pazienza. È una figura che può aiutarci a capire meglio la comunicazione del nostro cane e a comunicare con lui nel modo migliore.

In una società antropocentrica non è facile accettare di doversi mettere in gioco per presentarsi e farsi conoscere dal cane nel modo giusto. Non è facile neanche comprendere che il cane ha propri desideri e bisogni, che sono piuttosto lontani dalla semplice coccola e dal “giro pipì”.
Tutto questo si dovrebbe poi incastrare in un ordine delle cose piuttosto convulso e in dinamiche di vita molto complesse. I più fortunati vivono in zone con molto verde e poco traffico, qualcuno addirittura in campagna, ma la maggior parte dei cani vive in città in condizioni non esattamente idonee per loro.

L’educatore ha quindi il difficile compito di far incontrare il cane e il compagno umano nel modo migliore, favorendone la reciproca comprensione, l’empatia e la comunicazione. E’ un lavoro meraviglioso, quando riesce, ma molto frustrante quando non funziona. Perché non c’è niente di peggio per chi fa questo mestiere di vedere un cane incompreso e un proprietario arreso.

Per capire cosa significa essere un educatore e soprattutto come nasce il desiderio di diventarlo, abbiamo intervistato due professionisti nel campo: Laura Calvelli Istruttore cinofilo e Tutor dei corsi romani ThinkDog ed Eleonora Bizzozero, Educatore cinofilo e docente ThinkDog. Vi presenteremo.

 

Come e quando avete deciso di diventare educatore cinofilo?

Laura: Non ho deciso di diventare un educatore cinofilo, è successo col tempo. Quando ho preso il mio cane, ho avuto moltissimi problemi. Distruggeva casa e mi faceva impazzire. Ho deciso di chiamare qualcuno e sono capitata in un centro che faceva addestramento classico. Dylan non migliorava, anzi. Un giorno, cercando un corso da educatore, sempre per risolvere il problema del mio cane, sono capitata sul sito di ThinkDog. Mi sono iscritta e, modulo dopo modulo, piano piano, qualcosa è cambiato. Sono andata in ufficio e ho deciso di licenziarmi per fare l’educatore.

Eleonora: Perché mi sentivo chiusa in una scatola e passavo tutta la settimana aspettando il sabato per andare in canile. Poi mi è capitato di adottare una cagnolina un po’ difficile e su consiglio di amici ho iniziato un percorso di educazione e ho conosciuto Angelo Vaira. Lui in un’ora ha visto delle cose nel mio cane, che io non riuscivo a interpretare nel modo giusto i suoi comportamenti. Così ho detto: “Ok, io voglio fare quello da grande, voglio capire i cani”. In quel momento nella multinazionale in cui lavoravo, stavano facendo riduzione del personale e accettavano volontari. Io mi sono offerta volontaria, ho mollato il lavoro e mi sono messa a fare il corso.

 

Le vostre vite sono cambiate da quando avete deciso di intraprendere questo percorso?

Laura: Sono sei anni che faccio questo e la mia vita è cambiata radicalmente. Prima stavo tranquilla in un ufficio e avevo il mio stipendio sicuro, ora i ritmi sono completamente cambiati. Corro tutto il giorno, lavoro con i cani e mi piace tantissimo, ma devo relazionarmi anche con le persone e su questo c’è ancora molto da lavorare. E’ un lavoro che non fa sconti. Se non ti dai da fare e non trasmetti il 100% di te, non funziona.

Eleonora: E’ cambiata tantissimo perché ogni giorno faccio quello che mi piace fare. Per me quasi non è un lavoro per quanto mi piace svolgerlo e soprattutto non aspetto più il weekend per fare quello che mi permette di essere felice.

 

Che cosa significa essere un educatore cinofilo?

Laura: Quello che faccio tutti i giorni. Cerco di trasmettere il giusto modo di vivere insieme uomo e cane. E’ difficile più per le persone che per i cani. Il mio impegno sta proprio nel far capire alle persone quanto può migliorare la loro vita se la relazione con il loro cane migliora.

Eleonora: Per me è una diffusione di consapevolezza per il benessere di cani e persone. E’ andare in giro a fare informazione e condivisione.

 

In questo lavoro ci sono giornate “no” in cui vorreste mollare tutto?

Laura: Sì, mi è capitato l’altro giorno, perché quando non riesci a concludere un percorso come desideri, oppure le persone ti seguono con difficoltà, ti domandi “ma chi me l’ha fatto fare?”
Succede poi qualche cosa, un cane, una persona, un messaggio che ti fa capire che sei sulla strada giusta e devi continuare.

Eleonora: Sì, quando capisci che lavorando in canile tu vedi nei cani un potenziale che i visitatori non lo vedono; o quando ti rendi conto che il cane che stai seguendo in quella famiglia ha delle criticità, ma in un’altra famiglia sarebbe un cane meraviglioso.

 

Chi può fare l’educatore?

Laura: Non esiste una persona giusta in generale, ma sicuramente deve essere una persona che ama mettersi in gioco e che ci mette l’anima. Deve sapersi mettere in gioco perché il percorso stesso ti cambia e bisogna fare in modo che questo accada per continuare a crescere.

Eleonora: Un educatore dovrebbe essere un buon comunicatore perché deve essere in grado di trasmettere. E dovrebbe saper conciliare i desideri del cane con quelli della famiglia. E’ necessaria la simpatia e l’empatia. Bisogna anche saper cambiare in base al cliente che ci troviamo di fronte.

 

Cosa significa essere tutor e insegnante del corso educatori ThinkDog?

Laura: Essere tutor di una classe di educatori significa avere tante responsabilità, non solo pratiche. I corsi devono andare bene da un punto di vista organizzativo, ma sei anche il punto di riferimento di tutta la classe. Devi trasmettere tutto quello che hai. Sei punto di riferimento ed esempio. Devi dare tutto

Eleonora: Mi piace tantissimo. E’ molto bello perché c’è tanta condivisione, non solo del format, ma della propria esperienza personale. Ogni volta gli allievi con le domande mi tirano fuori pezzi della mia vita, è un raccontarmi.
Poi è bello perché li vedi all’inizio e poi all’esame e sono persone diverse. Sono delle spugne che hanno saputo prendere tutto e ne hanno fatto tesoro.

 

Quando fate entrare l’educatore cinofilo in casa vostra, quindi, accoglietelo come se fosse un amico, perché vi aiuterà a guardare nell’anima del vostro cane. Lasciatevi andare e, se potete, abbandonate le credenze e le convinzioni che fino a quel momento vi hanno accompagnato.
Vi si aprirà davanti un mondo diverso fatto di complicità con il vostro cane e gusto per la vita.
Scoprirete che sarà il cane ad insegnare a voi e non il contrario.

Di punto in bianco vi ritroverete ad assaporare quei momenti che prima erano solo un dovere: la passeggiata silenziosa con il cane, cercando di lasciare fuori tutti pensieri, ma rimanendo “qui ed ora” come solo i cani sanno fare; il gusto di sedersi sul prato; il sorriso nato dalle scorribande del vostro amico scodinzolante.

Non è un percorso facile e non sempre riesce, perché le resistenze sono tante. Quando succede, però, voi e il vostro cane guarderete nella stessa direzione e non importa se un giorno sarete un po’ distanti, perché quello che vi lega e il rispetto reciproco è più forte di una giornata no.

Ecco, è proprio per questo che fare l’educatore cinofilo è il mestiere più bello del mondo, nonostante la vita.

 

Per informazioni sul Corso Educatori Cinofili

 

 

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Campanelli d’allarme per la salute dei nostri compagni a quattro zampe

Abbiamo intervistato il Dottor Fabrizio Colombo, medico veterinario, per avere una piccola panoramica  delle procedure per gestire, o meglio ancora, prevenire le piccole-grandi emergenze che possono capitare ai nostri cani.

Dottor Colombo potrebbe indicarci quali sono i classici campanelli d’allarme che ci fanno capire che è il momento di portare il nostro cane dal veterinario? La “diagnostica popolare” parla di naso caldo e inappetenza, cosa c’è di vero?

Campanelli d’allarme per la salute dei nostri compagni a quattro zampeIl tartufo del cane è notoriamente fresco ed umido ma a seconda della temperatura ed dell’umidità ambientale, o quando si passa da un luogo freddo a un luogo caldo e viceversa, dopo una lunga camminata o in locali con climatizzazione può essere secco e caldo. Al tatto il cane è sempre caldo, perchè ha una temperatura basale di 38,5°. L’unico vero sistema diagnostico per l’indagine della temperatura è l’utilizzo del termometro, abituando il proprio cane fin da piccolo ad accettarlo. Se la temperatura è oltre i 39° è il caso di allarmarsi e contattare il veterinario; sopra i 40°- 41° è una situazione di emergenza per il sistema nervoso. L’inappetenza è un importante campanello d’allarme, anche per questo motivo (oltre a implicazioni di sovradistensione dello stomaco con inutile carico di digestione con un singolo pasto al dì) è consigliato somministrare due/tre pasti al giorno; in questo modo ci accorgeremo con tempestività di un eventuale problema di inappetenza e potremo intervenire nell’arco di poche ore (anzichè nell’arco di 24/36 ore). Assolutamente inutile saltare il pasto un giorno alla settimana.

In quali casi invece ci dobbiamo allarmare al punto di portare il cane in clinica?

Ogni volta che non si trova il proprio veterinario e si ritiene che la situazione sia critica, soprattutto in presenza di vomito e dissenteria persistente, a maggior ragione nel cucciolo; se ha la febbre; in tutti i casi in cui il cane perde coscienza, manifesta tremori, convulsioni, o se improvvisamente c’è qualcosa di macroscopico che non rienra nel quadro della normalità, o ancora se scrolla e ha la testa inclinata di lato, che potrebbe indicare la presenza di un corpo estraneo nell’orecchio che è arrivato al timpano.

Andiamo verso il periodo caldo, che porta a scampagnate un po’ più lunghe. A parte l’acqua per dissetare spesso il nostro amico, cosa è il caso di portare con noi oltre a garze e disinfettante, nel malaugurato caso in cui il cane abbia bisogno di cure?

Ghiaccio istantaneo, se si va in montagna una crema protettiva per i polpastrelli, laccio emostatico, antibiotico e cortisonico a rapido effeto prescritti dal proprio vet, fare attenzione alle vipere in zone montane o collinari, specialmente in primavera perché sono meno agili e reattive rispetto ai mesi più caldi e fanno più fatica ad allontanarsi dal nostro cane che gli corre incontro. In caso di morso, evitare incisioni e manovre pericolose: se si tratta di una zampa usare il laccio emostatico, prendere in braccio il cane per non accelerare il ritmo circolatorio e correre in clinica.

A proposito di periodo caldo, in caso di colpo di calore è vero che bagnare il cane con acqua fredda è controproducente? E se lo portiamo a fare un bagno al fiume per rinfrescarlo?

Campanelli d’allarme per la salute dei nostri compagni a quattro zampeSi bagna solo il capo per abbassare la temperatura corporea, non tutto il cane, altrimenti si creerà attorno a lui una concentrazione di vapore acqueo tale da rendere ancora più difficoltosa la termoregolazione… buste di ghiaccio istantaneo sempre sulla testa.  Prevenire sempre, non facendo stare il cane in luoghi troppo caldi e umidi visto che termoregola a fatica (scarse ghiandole sudoripare), abbassare il capo ed alzare i piedi… ops le zampe. Attenzione soprattutto ai brachicefali (carlino). Se si immerge al fiume spontaneamente il rischio è la congestione…

 

Cosa fare se, durante una passeggiata, vediamo che il nostro cane ingerisce qualcosa prima che riusciamo a fermarlo? è il caso di correre in clinica o ci sono sintomi particolari da monitorare?

Bisogna cercare di capire di cosa si tratta. Esiste questa “passione” tutta italiana che è quella delle esche avvelenate, in cui mettono veramente qualsiasi agente tossico (come per es. la stricnina), ma consiglio di lavorare bene in anticipo sul proprio cane abituandolo a sputare a richiesta senza dover rubare a noi l’oggetto/preda ma creando fiducia con lo scambio.

In questi casi si parla di sale o acqua ossigenata per procurare il vomito, cosa ne pensa?

Occorre essere molto abili nella somministrazione; si tratta infatti di volumi importanti (20 ml di soluzione satura di sale per un cane di 10 chili); possiamo quindi optare per questa via nel caso in cui ci si trovi in un luogo distante da una clinica o un ambulatorio veterinario.

Può capitare che ingeriscano del glicole etilenico (antigelo) che può fuoriuscire dai radiatori delle auto. Per il cane ha un buon sapore e crea danni a livello neurologico… quindi si corre dal veterinario dopo aver sciacquato rapidamente la bocca.

Lo stesso discorso si ripropone per prodotti topicidi, in questo caso può risultare utile portare con sè, quando possibile, la confezione del prodotto ingerito, per facilitare l’identificazione del principio attivo tossico da parte del veterinario.

Altrettanto pericolose sono le esche per formiche, che molti di noi tengono in casa, e la metaldedide (lumachicida in cristalli bluastri) che può risultare letale se ingerita, inducendo la comparsa di tremori, crisi convulsive, scialorrea, vomito e diarrea.

Per gioco, o per dolo, possono essere ingeriti corde, stracci, noccioli di pesca e prugna, spugne… sono tutti casi che necessitano di risoluzione chirurgica.

Ringraziando il dr. Colombo vi ricordo di tenere sempre sottomano (memorizzato sul cellulare meglio ancora) il numero del vostro veterinario e della clinica più vicina. Se portate in vacanza il vostro amico, informatevi per tempo sulle strutture di pronto soccorso veterinario presenti nella zona, augurandovi di non averne bisogno!