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La risata migliora la vita dei cani di canile (e ne aumenta l’indice di adottabilità!)

Nel precedente articolo, I cani ridono?, abbiamo visto come i progressi scientifici abbiano portato ad un riconoscimento delle emozioni negli animali non umani. Studi effettuati sul comportamento e sulle vocalizzazioni di diverse specie, hanno evidenziato in molti mammiferi la capacità di emettere suoni simili alla nostra risata.

Nel cane, complice un’evoluzione millenaria accanto all’uomo, la risata appare come un segnale di comunicazione in grado di influenzare positivamente il comportamento e lo stato mentale degli individui durante le interazioni sociali, siano essi cani o umani.

Patricia Simonet, ricercatrice al Sierra Nevada College, dopo aver formalizzato la risata del cane nello studio Laughing dog: Vocalizations of domestic dogs during play encounters (2001), si è dedicata a dimostrare come la caratteristica espirazione possa essere di beneficio ai cani che vivono in condizioni non ottimali, come i cani di canile. Questi manifestano lo stress in vari modi, ad esempio abbaiando, ringhiando, ansimando, salivando, pacificando, girando su se stessi, mostrando atteggiamenti evitanti. Tali comportamenti rendono difficili le adozioni e provocano permanenze più lunghe in canile, determinando un ulteriore peggioramento delle condizioni di salute e di benessere degli individui.

Quando i livelli di stress superano una certa soglia, soprattutto in ambienti poveri di stimoli come la maggioranza dei canili, diventano insostenibili tanto che in alcuni casi sfociano in stereotipie, ovvero comportamenti anormali caratterizzati da specifiche sequenze di movimenti ripetute nel tempo con frequenza costante, la cui unica funzione è quella di ridurre ansia e stress.

La ricerca di Simonet e della sua squadra è durata sei Domeniche, sfruttando l’unico giorno della settimana in cui il canile di Spokane (Washington) era chiuso al pubblico. Dato che la popolazione, in sei settimane, ha subito un ricambio, sono stati confrontati 120 cani con se stessi, in due diverse condizioni sperimentali. Nella prima condizione, quella di controllo, non è stato fatto ascoltare nulla. Nella seconda condizione ai cani è stata fatta ascoltare la registrazione di risate catturate durante una sessione di gioco. In entrambe le condizioni sperimentali ogni cane è stato osservato singolarmente e ripreso con una telecamera per 3 minuti, ed ogni osservazione è stata ripetuta per tre volte da tre ricercatori diversi. Ogni registrazione è stata poi revisionata da due ricercatori esterni che hanno avuto il compito di attribuire ad ogni comportamento un codice, secondo un etogramma di riferimento.

Dai risultati è emerso un dato molto importante: un numero maggiore di comportamenti sociali è stato riscontrato durante la trasmissione della risata dei cani piuttosto che nella condizione di controllo.

I cuccioli di età compresa tra i 2 e i 12 mesi, durante l’ascolto delle registrazioni, hanno manifestato sia l’invito al gioco, sia la risata. I cani adulti hanno risposto orientandosi verso gli altoparlanti ed emettendo abbai e risate. I cani giovani, compresi tra 1 e 2 anni di età, si sono invece orientati verso gli altoparlanti in silenzio, scodinzolando. Cani adulti di età superiore ai 2 anni, si sono voltati verso il suono ed hanno assunto una posizione sdraiata o seduta.

yuriWilliam M. Fox, autore del libro Concepts in ethology: Animal behavior and bioethics (1998), afferma che la risata del cane, in apparenza esclusiva dei comportamenti di gioco e di saluto amichevole, possa avere una funzione molto simile alla risata prodotta da altre specie, come ritualizzare alcune modalità di incontri tra individui e comunicare intenzioni pacifiche. In questo ultimo caso, nel cane può essere considerata un segnale calmante.

In questa ricerca1, Patricia Simonet ha potuto confermare che la risata del cane provoca effetti positivi sul benessere dei cani di canile, riducendo i comportamenti attraverso cui viene manifestato lo stress e rinforzando le interazioni sociali. Di conseguenza, contribuendo a migliorare le loro condizioni di vita e di salute, i periodi di permanenza in canile possono essere limitati sensibilmente grazie ad un aumento dell’indice di adottabilità dei cani.

I canili rappresentano spesso delle realtà difficili ma esistono delle strutture, grazie al lavoro di volontari ed educatori, in cui è stato possibile migliorare il benessere e la vita dei cani. Le loro testimonianze confermano quanto siano importanti i programmi pre-affido in canile ai fini delle adozioni. L’arricchimento ambientale, il training, il gioco, la socializzazione, sono tutte esperienze che valorizzano il cane e gli permettono di sperimentare la vita… con il sorriso.

1Simonet P., Versteeg D., Storie D., Dog-laughter: Recorded playback reduces stress related behavior in shelter dogs. Proceedings of the 7th International Conference on Environmental Enrichment, 2005.

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I cani ridono?

Per molti anni gli scienziati hanno affermato che il riconoscimento delle emozioni negli animali non umani fosse un’antropomorfizzazione. La risata, in particolar modo, è stata ritenuta a lungo un’espressione emozionale caratteristica dell’uomo. Con il progresso scientifico, tuttavia, la questione è stata riaperta: Charles Darwin, nella sua opera L’Espressione delle Emozioni nell’Uomo e negli altri Animali del 1872, ci persuase a considerare la nostra natura emozionale come un continuum con gli altri animali. Notò che scimpanzee ed altre scimmie antropomorfe producono un suono simile ad una risata durante le attività di gioco. Jane Goodall ha confermato questa osservazione, sostenendo che tale risata appare come un ansimo profondo che nel gioco ha la funzione di segnalare intenzioni pacifiche.

Jaak Panksepp, psicobiologo e neuroscienziato della Bowling Green University dell’Ohio, suggerisce che nell’uomo la capacità di ridere precede, nello sviluppo cerebrale, quella di parlare; emerge molto presto nel bambino e probabilmente anche nell’evoluzione del cervello di altri mammiferi. I circuiti neurali della risata, infatti, si ritrovano in regioni cerebrali subcorticali ancestrali e osservando attentamente i comportamenti tipici del gioco, la risata appare molto evidente durante gli inseguimenti, dove il soggetto inseguito ride molto più rumorosamente rispetto all’inseguitore. Questi stessi patterns di comportamento si evidenziano sia negli scimpanzee che in altri mammiferi: nei topi, durante la lotta, sono stati registrati squittii ad alte frequenze che riflettono intenzioni ed emozioni positive e che rinforzano i comportamenti sociali. Gli squittii sembrano provocati neurochimicamente dai circuiti dopaminergici, gli stessi che si attivano durante la risata umana.

i cani ridonoIl Premio Nobel Konrad Lorenz, nel suo libro E l’uomo incontrò il cane, scrisse che i cani sono capaci di ridere: durante l’invito al gioco le mascelle si aprono rivelando la lingua, gli angoli della bocca si tirano indietro e appare sul viso del cane l’espressione di una risata. Questa espressione si osserva più frequentemente quando il cane sta interagendo con un compagno di giochi ed è accompagnata da un distinto ansimare.

La ricercatrice Patricia Simonet del Sierra Nevada College, dichiara che essendo l’uomo un animale sociale gregario esattamente come il cane, ed essendosi le due specie evolute insieme, hanno sviluppato un linguaggio comune. Non dovrebbe sorprenderci, quindi, che il cane sia in grado di provare ed esprimere le nostre stesse emozioni.

Negli incontri di gioco i cani vocalizzano utilizzando quattro principali patterns di comportamento: abbaio, ringhio, uggiolio (Bekoff, Allen & Crabtree, 1999) ed una pronunciata espirazione (Simonet et al., 2001), ciò che Simonet ha categorizzato come risata. Nonostante i cani emettano le prime tre vocalizzazioni sia durante il gioco, sia durante altri incontri, solo la risata viene prodotta esclusivamente durante le attività ludiche ed in particolare viene utilizzata per annunciarne l’inizio.

La risata è associata ad una tipica espressione facciale giocosa, la stessa descritta da Lorenz, e spesso accompagna i comportamenti di inseguimento e di invito al gioco.

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Durante il gioco i cani emettono una caratteristica espirazione (sopra) che differisce dall’ansimare standard (sotto). http://www.petalk.org/DogLaughSpect.html

Nello studio1 presentato al congresso della Animal Behavior Society in Oregon, Patricia Simonet e la sua squadra, hanno potuto dimostrare, grazie a delle registrazioni audio e video, che la risata del cane si distingue nettamente dall’ansimo: è una espirazione che scoppia in una gamma più alta di frequenze.

La squadra si è recata nei parchi e tramite un microfono parabolico, ha registrato le risate, i ringhi e gli uggiolii dei cani a distanza. Successivamente ha testato il prodotto delle registrazioni su un gruppo di 15 cuccioli per confermarne gli effetti positivi sul comportamento. Quando i ricercatori hanno trasmesso le risate, alcuni cuccioli andavano a prendere dei giocattoli o saltellavano gioiosi verso un compagno di gioco (uomo o cane), mentre la trasmissione dei ringhi e degli uggiolii non ha prodotto gli stessi risultati.

Simonet ha così potuto confermare che la risata spinge i cani a ricercare un momento di gioco e rinforza i comportamenti sociali. Ha osservato, inoltre, quanto già scoperto da Nicola J. Rooney dell’Università di Southampton: quando l’uomo sussurra o prova ad imitare questa particolare espirazione, si producono effetti positivi sui cani inducendoli ad assumere atteggiamenti giocosi. E’ uno stimolo talmente potente da scatenare l’inizio del gioco anche senza essere associato ad altri segnali. Questo avviene perché le frequenze a cui i sussurri dell’uomo e la risata del cane vengono emessi, appaiono molto simili in uno spettrografo.

Insomma, la risata trasmette emozioni positive e ha il potere di contagiare chiunque: crea un’interconnessione tra gli individui, a qualsiasi specie essi appartengano.

1 Simonet P., Murphy M. & Lance A., 2001. Laughing dog: Vocalizations of domestic dogs during play encounters. Paper presented at the meeting of the Animal Behavior Society, Corvallis, OR.

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Eustress, distress e non-stress

Quante volte ci è capitato di sentirci dire (e talvolta anche di pensare) che non è il caso di proporre al nostro cane questa o quella attività, questa o quella esperienza, perché potrebbero risultare stressanti? A questo proposito vorrei spendere due parole sul significato adattativo dello stress.

In genere, lo stress viene erroneamente considerato nella sua esclusiva accezione negativa, dimenticandosi dell’importanza che lo stress ricopre nella nostra esistenza. Proviamo a pensare a quante esperienze del nostro bagaglio di vita, che sul momento ci apparivano stressanti, si sono poi rivelate una fondamentale fonte d’incremento della nostra autostima e della nostra autoefficacia percepita… Quanti successi scolastici, professionali e persino amorosi ci hanno visto con le mani sudate e il cuore in gola? Quante prime volte ci hanno visto insonni e con un po’ di sana voglia di scappare? E quanto ci siamo sentiti fieri di noi stessi nell’affrontare con successo tutte queste situazioni? Ci siamo sentiti così tanto orgogliosi di aver vissuto e superato quei momenti, che anche a distanza di anni i ricordi ci appaiono vividi e i racconti emozionanti.

E’ anche per le ragioni finora espresse che il mondo della psicologia ha pensato di distinguere due tipologie di stress: l’eustress e il distress.

L’eustress, come il colesterolo HDL, è lo stress considerato buono, perché deriva da stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Il distress invece viene anche chiamato stress cattivo perché supera la soglia di tollerabilità dell’individuo e può provocare scompensi.

Ma come distinguere l’eustress dal distress? Sappiamo che la risposta ad un evento stressante avviene in tre fasi:

–      la fase di allarme, in cui uno stato di allerta genera nell’individuo risposte psicofisiologiche caratteristiche come arousal elevato, tachicardia,…;

–      la fase di resistenza, in cui gli indicatori psicofisiologici tendono a normalizzarsi e l’individuo mette in atto dei tentativi di adattamento alla situazione;

–      la fase di esaurimento, che si verifica qualora l’individuo, non riuscendo ad adattarsi alla situazione, si scompensa.

Si parla di distress quando l’individuo, non essendo in grado di fronteggiare la situazione, raggiunge la fase di esaurimento.

Provo a spiegarvi il tutto con una metafora. Possiamo immaginare che ciascun individuo (ovviamente cane compreso) sia dotato di una sorta di contenitore dello stress. La grandezza di questo contenitore non è uguale per tutti e dipende sia da caratteristiche personali, sia dalle esperienze che ciascun individuo ha vissuto. Ogni esperienza stressante che viene superata senza che il contenitore dello stress debordi, ossia senza che l’individuo raggiunga la fase di esaurimento, non solo non è da considerarsi negativa, ma può incrementare la grandezza del nostro contenitore dello stress. Un contenitore più grande ci permetterà quindi di fronteggiare situazioni apparentemente più stressanti con gli strumenti adeguati per non arrivare allo scompenso.

Quindi, l’eustress non solo è meglio del distress, ma anche del non-stress.

Alla luce di quanto detto finora, talvolta mi riesce difficile comprendere la scelta di alcuni proprietari, che rinunciano a priori ad attività apparentemente stressanti per il cane, senza chiedersi se queste possano essere funzionali ad incrementare la capacità del proprio cane di far fronte allo stress. Un cane che, per non essere sottoposto in alcun modo a stress, viene tenuto alla larga da tutte quelle situazioni che esulano dalla (talvolta noiosa) routine quotidiana, avrà in dotazione pochi strumenti per fronteggiare gli imprevisti che la vita ci riserva. Eppure la vita è piena di imprevisti: traslochi, ricoveri in ospedale, viaggi inaspettati, nuove nascite…

La prossima volta, quindi, che ci troveremo di fronte alla proposta di un’attività da fare con il nostro cane non dovremo chiederci se in assoluto è un’esperienza stressante, ma se il contenitore di stress del nostro cane è sufficientemente grande da reggere quel po’ di stress che gli consentirà di vivere e superare con successo quella specifica esperienza. Se così fosse, buttiamoci in questa nuova avventura, perché regaleremo al nostro cane la possibilità di accrescere il suo contenitore dello stress.

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Come è intelligente il cane! – (Parte terza)

Messa da parte l’intenzione di stabilire se ci siano animali più intelligenti di altri, possiamo indagare meglio come funziona la mente dei cani.

dal libro “Fen il fenomeno” Stefano Benni e Luca Ralli

come è intelligente il caneStudi sulla mente dei cani:

  • Con alcuni test si è cercato di stabilire se i cani avessero o meno una teoria della mente, se ossero in grado di capire cosa sa l’altra persona. Un pezzo di carne viene messo davanti al cane e l’uomo dice “no!”, poi l’uomo si comporta in vari modi: esce dalla stanza, si gira dalla parte opposta, si mostra distratto, chiude gli occhi, rivolge lo sguardo al cane. Tranne nell’ultimo caso, in cui il cane sa di essere visto, in tutti gli altri mangia il boccone avvicinandosi lentamente, girando al largo e frapponendosi tra l’uomo e il boccone in modo che l’altro, seppur distratto, non possa vedere.
    • Un’altra questione dibattuta è se i cani possano imparare o meno per imitazione. In un recinto a “V” i cani imparano la soluzione se vedono una persona girare attorno al recinto così come se vedono un cane che lo fa. Non imitano con esattezza ma trovano più rapidamente la soluzione.
    • Anche nel caso di un asciugamano sotto un cesto capovolto i cani trovano la soluzione in breve tempo se vedono un altro cane tirare l’asciugamano con la bocca o con le zampe; usano, però, sempre le zampe. Non copiano anche in questo caso, capiscono la soluzione? In realtà risolvono il problema anche se vedono semplicemente un cane mangiare da sopra l’asciugamano senza aver visto che lo tirava fuori; si tratta semplicemente di rinforzo locale, il cane aumenta l’attenzione per un luogo o per un oggetto dopo averci visto qualcuno.
    • In situazioni più complicate, invece, i cani hanno dimostrato un vero e proprio apprendimento sociale. Il compito era tirare una maniglia a lato di una scatola per fare uscire una palla, girare intorno alla scatola e prendere la palla. Cani precedentemente addestrati mostravano la soluzione. I cani che potevano guardare tutta la sequenza, risolvevano immediatamente il compito, così come i cani che osservavano il proprietario tirare la maniglia. La soluzione era molto più lenta per i cani che vedevano soltanto toccare la scatola (quindi non c’è rinforzo locale) o che non vedevano nulla.
    • Anche con i cani sono stati fatti studi sul linguaggio. Rico è in grado di riconoscere ben 200 nomi di oggetti e nel caso di nomi che non conosce sceglie per esclusione di quelli nuovi.
    • Alexandra Horowits ha condotto studi molto recenti sul comportamento dei cani. Ha osservato in particolare tutti i dettagli del gioco che definisce come: ”attività volontaria che implica comportamenti ripetuti ed esagerati, di durata più o meno prolungata, di varia intensità, combinati in maniera atipica; utilizza modelli di azione che hanno ruoli identificabili in altri contesti”. Il gioco possiede tutte le caratteristiche di una buona interazione sociale: la coordinazione, la turnazione, l’auto-limitazione, il saper tenere in considerazione le capacità e il comportamento dell’altro. Per iniziare il gioco i cani ricorrono a segnali tipici (inchino) e mettono in atto tutta una serie di comportamenti per richiamare l’attenzione dell’altro (abbaio, interazione fisica,..)

Per approfondimenti:

  • Felice Cimatti, “Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva”, Carocci editore, 1998
  • Alexandra Horowitz, “Come pensa il tuo cane. Tutti i segreti del migliore amico dell’uomo”, Oscar Mondadori, 2010
  • Kaminski J., Brauer J., “Il cane intelligente. A modo suo”, Muzzio, Roma, 2008
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Come è intelligente il cane! – (Parte seconda)

Dopo aver stabilito che i cani hanno un’intelligenza “diversa” sia dai primati sia dai bambini, passiamo al confronto con i lupi. Per molto tempo si è detto che i lupi sono molto più intelligenti e ciò sarebbe dimostrato dal volume cerebrale e dalla maggiore abilità nella soluzione di problemi. Dai test effettuati sembrerebbe non essere proprio così.

come è intelligente il caneCani e lupi:

  • cani e lupi, liberi di muoversi, sono stati messi in un ambiente con la persona di riferimento, una ciotola di latte, un cane sconosciuto, una persona sconosciuta. I cani si sono rivolti sempre alle persone, sia alla loro figura di riferimento sia alla persona sconosciuta; i lupi si sono rivolti alla persona di riferimento, all’altro cane e soltanto dopo alla persona sconosciuta. Questo a dimostrazione del fatto che i cani hanno una naturale propensione per il contatto sociale con l’uomo, inoltre i cani rivolgevano lo sguardo sul volto delle persone e scodinzolavano, cose che i lupi non fanno.

  • In un altro esperimento è stata testata la capacità a collaborare con le persone. Il cane è in una stanza con il ricercatore che nasconde del cibo, non raggiungibile, in modo che il cane possa vederlo. Poi entra il proprietario, in tutti i casi il cane chiede il cibo guardando alternativamente il proprietario e il cibo. Se il cane rimane solo non cerca di raggiungere il cibo (sa di non poterlo fare); se il proprietario è presente quando il cibo viene nascosto il cane non chiede indicando il cibo (sa che il suo proprietario sa dove si trova il cibo). Nella stessa situazione il lupo rimane a guardare il cibo a cui è molto interessato ma non cerca la collaborazione delle persone per averlo.

  • Nella risoluzione autonoma di problemi i lupi riescono meglio dei cani, ad esempio sono in grado di recuperare il cibo da una cassetta azionando una leva perchè capiscono la relazione tra il loro comportamento e le sue conseguenze, per i cani la soluzione è più casuale.

  • Anche tra cani ci sono differenze di comportamento nella risoluzione di problemi. A due gruppi di cani è stato posto lo stesso quesito: recuperare ciotole con cibo da sotto una rete. Il primo gruppo era costituito da cani molto legati al proprietario, il secondo gruppo da cani da lavoro. Il primo gruppo aspettava l’invito del proprietario e il suo incoraggiamento, il secondo gruppo risolveva autonomamente con successo il problema. Questo ci aiuta anche a capire le differenze tra cani e lupi, non che i lupi siano più intelligenti dei cani e che i cani da lavoro siano più intelligenti dei cani da compagnia, semplicemente lupi e cani da lavoro sono abituati a cavarsela da soli, i cani che hanno un forte legame con il proprietario si aspettano collaborazione.

  • Un altro esperimento conferma questa affermazione. Lupi e cani, con alle loro spalle la figura di riferimento, sono posti davanti ad una gabbia contenente un bel pezzo di carne. I lupi cercano di aprire la gabbia, i cani si voltano a guardare il proprietario, questo per il cane è un modo efficace per raggiungere il risultato, è una buona strategia perchè tutto quello che l’uomo fa si rivela importante. I lupi, invece, non si aspettano alcun aiuto.

Anche dal confronto tra cani e lupi nessuno esce come “più intelligente”, semplicemente animali diversi ragionano in maniera a loro congeniale e più funzionale alla loro tipologia di vita.

Per approfondimenti:

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Come è intelligente il cane! (Prima parte)

Spesso si cerca di definire quanto il cane sia intelligente rispetto a noi, vale forse la pena ricordare che il cane, non essendo una persona, ragiona in maniera diversa, da cane appunto!

La domanda acquista un senso diverso se anziché chiederci quanto è intelligente il cane cominciamo a chiederci come è intelligente?

Come è intelligente il cane!A partire dagli anni ’60 alcuni scienziati hanno tentato varie strade per dimostrare che altri animali oltre all’uomo sono intelligenti e si sono dedicati soprattutto allo studio del linguaggio nei primati.

Più di recente gli studiosi hanno diretto la loro attenzione verso i cani per stabilire il grado di capacità cognitive, sia in parallelo ai primati, sia in parallelo ai bambini ed hanno cercato di valutare il grado di collaboratività con i proprietari.

 Cani e primati:

  • Al test di scelta di un oggetto su suggerimento di una persona ai cani è sufficiente il solo sguardo o un qualsiasi gesto (i primati, invece non sono in grado, tranne se allevati dall’uomo!); i cani seguono il gesto indicativo anche se la persona si muove dalla parte opposta rispetto all’oggetto. Se è un bastone ad indicare, il cane non capisce, deve esserci un chiaro gesto dell’uomo oppure un oggetto indicatore sopra al contenitore giusto. Il cane si fida dell’indicazione della persona anche se il suo fiuto gli indica chiaramente che il contenitore indicato dalla persona non è quello contenente il cibo.

    Questo non vuol dire che i cani siano più intelligenti dei primati, solo che hanno un’intelligenza “diversa”, i cani si fidano molto dell’indicazione della persona.

Cani e bambini:

  • Un semplice esperimento ha dimostrato che in alcune situazioni i cani “ragionano” esattamente come i bambini: un bambino osserva una persona che accende la luce spingendo l’interruttore con la testa: se la persona aveva le mani occupate, il bambino non riproduce fedelmente ma usa le mani per azionare l’interruttore (è evidente che la persona ha usato la testa solo perchè le mani erano occupate); se la persona aveva le mani libere anche il bambino usa la testa (evidentemente ci deve essere una buona ragione per premere l’interruttore con la testa!)

  • Un cane osserva un cane addestrato a schiacciare con la zampa un bastone per ottenere una ricompensa da un distributore a molla. Se il cane dimostratore ha una palla in bocca, il secondo utilizza il muso, a lui più congeniale, per azionare la leva (del resto l’altro cane non ha utilizzato il muso solo perchè aveva la palla in bocca); se il primo cane ha la bocca libera, anche il secondo cane utilizza la zampa (evidentemente ci deve essere una buona ragione per utilizzare la zampa!)

  • Negli esperimenti sulla permanenza di un oggetto, nascosto sotto un tappeto o dietro una barriera, i cani cercano immediatamente nel posto giusto. Se mettiamo una palla in un contenitore, poi il proprietario porta il contenitore dietro a una barriera e ricompare con il contenitore vuoto, i cani arrivano alla soluzione, ma trovano la palla fiutando. Se mettiamo il contenitore successivamente dietro a tante barriere, ogni volta che il cane non trova la palla rallenta da una barriera all’altra, scoraggiato dal risultato negativo; i bambini, invece, corrono più veloci verso la barriera successiva. In questo caso, quindi, cani e bambini ragionano in maniera diversa: i cani si scoraggiano per l’insuccesso, i bambini sanno che prima o poi troveranno il giocattolo e si affrettano per ottenerlo

    Per approfondimenti:

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Oltre i Metodi

oltre i metodiLa storia dell’uomo e del cane parla della magia di un incontro. Nessuno può sapere con esattezza cosa accadde quando il primo lupo avvicinò, per la prima volta, un uomo. Possiamo solo immaginarlo. Ma di certo questo incontro parla di una magia, del miracolo di un dialogo e della volontà di conoscersi prima, e di non lasciarsi poi.

Ci dicono da sempre che uno dei due abbandonò il suo progenitore selvatico trasformandosi in cane, ma ormai sappiamo che anche l’uomo non sarebbe quello che è oggi, se quell’incontro non ci fosse mai stato. La risultante fu una vera e propria coevoluzione, al punto che oggi alcuni studiosi definiscono l’uomoun primate che si comporta come un lupo“.

Uomo e Cane hanno quindi iniziato il loro percorso insieme, e per migliaia di anni hanno semplicemente collaborato l’uno al fianco dell’altro. Nel bene e nel male. Ma insieme.
Poi ad un certo punto tutto è cambiato. E’ cambiato l’ambiente, il sistema in cui questo animale a sei zampe era abituato a muoversi, sono cambiati i riferimenti. E’ cambiato tutto. E sono iniziate le incomprensioni. I cani sono diventati un esercito di disoccupati, e l’uomo ha iniziato un cammino nel quale pensa di essere sempre più sufficiente a sè stesso.
In questo nuovo sistema uomo e cane vivono come due vecchi amici, che però non si capiscono più. O forse sarebbe meglio dire che quello a due zampe non capisce più quello a quattro, che alle volte appare solo rassegnato.

E’ in questo sistema che sono nati i “metodi“: insiemi di piccoli procedimenti per raggiungere un obiettivo. I procedimenti sono le tecniche, mentre l’obiettivo è quello di recuperare un rapporto perduto nel tempo. Una comunicazione dispersa. I metodi possono essere coercitivi, come l’addestramento vecchio stile, o possono essere gentili. Ma davvero c’è differenza?
No, se il cane finisce sempre per essere un qualcosa al quale viene abbinato un libretto di istruzioni affinchè funzioni. E le incomprensioni aumentano.

Il cane non è qualcosa. E’ qualcuno.
Questo è il presupposto inevitabile affinchè, dalla scelta di un metodo, si possa arrivare all’acquisizione di un approccio. La differenza tra utilizzare metodi ed avere un approccio significa riconoscere “l’altro” come soggetto, come individuo, unico.
Il cane non è una macchina da controllare, da regolare. E’ un essere senziente, dotato di emozioni, bisogni, aspettative, rappresentazioni del mondo in cui vive. Il suo comportamento è l’espressione di uno stato mentale. Non è un qualcosa per il quale dobbiamo sapere quale leva tirare, affinchè sparisca o si rafforzi.

Porsi attraverso questo approccio è la scelta di vivere una magia. Di rivivere la magia dell’incontro con l’altro. Di essere (co)protagonisti di una nuova evoluzione.
Io non so spiegarvi con esattezza cosa accadrà quando vivrete questa magia. So per certo che ve ne accorgerete, e quando così sarà non abbandonatela. I primi beneficiari sarete voi.

Buona Vita!

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Era davvero necessario che Cesar Millan “impiccasse” l’Husky? – di Marc Bekoff

Ricevo e inoltro da Marc Bekoff…

“Impiccare” un cane con guinzaglio a strangolo per disciplinarlo è maltrattamento animale

Pubblicato il 21 Aprile 2012 da Marc Bekoff, Ph.D. in Animal Emotions

Traduzione a cura di Francesca Grazi e Francesca Parisi

Dato il lavoro che svolgo, ricevo costantemente email che riportano informazioni sempre aggiornate sulla sfera cognitiva ed emozionale degli animali, oltre che sul loro maltrattamento.
Di solito ricevo racconti o video di maltrattamenti avvenuti nei laboratori di ricerca, negli zoo, nei circhi, durante i rodei e negli allevamenti intensivi, ma di tanto in tanto qualcuno mi fa domande che riguardano l’educazione cinofila.
L’anno scorso ho ricevuto un video che mostrava Cesar Millan (il cosiddetto “dog whisperer”) mentre impiccava* un Husky “maleducato” di nome Shadow. Questo modo di trattare un essere senziente mi ha disgustato e, come ho scoperto di lì a poco, quella presunta sessione di “addestramento” aveva fatto inorridire molti altri.
(Per approfondimenti in merito si veda “Pack of Lies” di Mark Derr.)

 

Quando parlo con i dog trainer e faccio riferimento a questo video la maggior parte di loro concorda sul fatto che mettere un cappio intorno al collo di un cane, strattonarlo fino a sollevarlo da terra e tenerlo appeso a mezz’aria sia un’inutile crudeltà ed una violenza gratuita… e che sarebbero a dir poco sconvolti se qualcuno facesse ciò al loro cane. E anch’io la vedo così.
Ultimamente, tuttavia, ho sentito alcune persone affermare che è corretto “impiccare” un cane se questo necessita di disciplina. Quando mi trovo a confrontarmi con questi individui chiedo loro se tratterebbero così un bambino o un altro essere umano e la loro risposta è un categorico “No, certo che no!”. Bene, e quindi perché permettere che un simile trattamento sia riservato ad un cane? È anche utile domandare se, prima di far questo al proprio amico a quattro zampe o ad un qualsiasi altro cane –o di permettere ad altri di farlo– lascerebbero che qualcuno lo mettesse in pratica su di loro. Se la risposta è no, perché no?
Ecco cosa mi ha scritto un esperto cinofilo in merito allo strangolamento di Shadow:
<< In primo luogo, pare proprio che Millan provochi e prolunghi gli attacchi allo scopo di
strangolare il cane fino a comprimere l’arteria carotide. In secondo luogo, quando lo immobilizza con la mano sembra decisamente fare egli stesso pressione sulla carotide. Se tali osservazioni sono corrette, non c’è da stupirsi che il cane sia sottomesso. Inizio a pensare che anche il suo “speciale” pizzicotto sia diretto alla carotide >>. Se avete il coraggio di guardare il video, vi renderete conto che Shadow non viene “semplicemente” sollevato da terra.
Sicuramente Shadow è stato messo al suo posto ed il livello del trauma subìto è tale da
permetterci di affermare che questo episodio avrà quasi certamente effetti a lungo termine, così come accade ogni volta che un individuo subisce un maltrattamento – intenzionale (come in questo caso) o involontario che sia. Ormai sappiamo che i cani (ed altri animali) che sono stati traumatizzati, nel lungo periodo soffrono di depressione e Disturbo Post Traumatico da Stress, per cui le tecniche di addestramento che causano traumi dovrebbero essere vietate oltre che fermamente contrastate.
Riporto il caso di Shadow per sottolineare come sia necessario stabilire un limite oltre il quale una determinata condotta, pur mirata ad insegnare ai cani a comportarsi correttamente, è da ritenersi inammissibile. Impiccare un cane, o un altro animale, va ben oltre ciò che personalmente ritengo accettabile e se vedessi qualcuno fare una cosa del genere chiamerei immediatamente la polizia.
E immagino che la stragrande maggioranza delle persone farebbe altrettanto.
Bisognerebbe capire perché alcuni pensano che sia giusto trattare così un cane e sarebbe utile parlare con queste persone di come sia possibile utilizzare tecniche non violente anziché ricorrere a metodi basati su dolore e intimidazione. Molti dei professionisti che lavorano con gli animali, sia domestici che selvatici, usano e continuano a sviluppare tecniche di addestramento basate sul rinforzo positivo (si veda anche) e tutti coloro che lavorano con i nostri migliori amici dovrebbero seguire questa via. L’addestramento deve tenere in considerazione il fatto che un individuo è in grado di soffrire e provare dolore, anche profondo e persistente.
Come sottolinea Mark Derr: << Trattando adeguatamente aggressività, fobie, ansia e paure fin dall’inizio si possono letteralmente risparmiare tempo e denaro. La soluzione sbrigativa di Millan può andar bene per la televisione e magari in alcuni casi può persino produrre risultati durevoli.
Ma è in netto contrasto con quanto gli esperti di comportamento animale – etologi e veterinari qualificati – hanno appreso [dopo anni di studio ed esperienza] in merito a comportamenti normali ed anomalie comportamentali nei cani. >>
Tutti quegli approcci educativi (solitamente caratterizzati da “soluzioni-tappabuchi” e rimedilampo) che si basano sull’intimidazione e su varie forme di maltrattamento psico-fisico devono essere eliminati dai protocolli di educazione; e per esprimere il nostro dissenso e contestare questi metodi dobbiamo far sentire la nostra voce, ricorrendo ad esternazioni ben più incisive dei semplici bisbigli a porte chiuse.
La saga di Shadow, la sua tristissima storia, ci obbliga a riflettere su chi siamo noi, chi sono loro (gli altri animali) e come dobbiamo trattarli.
I cani si aspettano che li trattiamo con rispetto e dignità e quando sembrano sfidarci e mettono alla prova la nostra pazienza non ci dobbiamo mai dimenticare che sono animali senzienti che dipendono completamente dalla nostra buona volontà. Maltrattarli intenzionalmente e condannarli ad una vita di paura è uno sporco doppio gioco. Significa tradire la loro totale fiducia nella nostra capacità di agire per il loro bene e nel loro interesse. E naturalmente svilisce la nostra stessa dignità.
Il cuore dei nostri compagni animali è fragile, proprio come il nostro: è per questo che dobbiamo essere gentili con loro. Ringraziamoli apertamente e benevolmente per quello che sono e per il loro amore senza filtri e facciamo nostre le lezioni che ci danno sulla passione, la compassione, l’empatia, la devozione, il rispetto, la spiritualità e l’amore: solo così non avremo mai rimpianti né rimorsi ed il nostro cammino sarà pieno di pura gioia nel momento in cui sgombreremo la strada per far posto ad una più completa concezione del rapporto con i nostri compagni cani e con tutti gli altri esseri viventi, fatta di relazioni profonde ed equilibrate basate sulla fiducia. Elliot Katz, fondatore di “In Defence of Animals” [in difesa degli animali], suggerisce di abbandonare il termine “addestramento” e di iniziare ad usare la parola “insegnamento”. Sempre più spesso “addestramento” finisce per diventare sinonimo di “rottura”. E addestrare non dovrebbe significare spezzare il cuore ad esseri così sensibili.

 

* impiccare = qui: tenere appeso qualcuno per mezzo di un guinzaglio ‘a strangolo’ [N.d.T.]

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Come affermare il proprio status senza usare violenza

Se è vero che lo status esiste, qual è il modo migliore per affermare il proprio?
Il cane ha già una naturale predisposizione a considerare gli esseri umani con cui vive con uno status sociale più alto del proprio. Ma questo non accade sempre. Anzi, noi istruttori cinofili spesso ci troviamo a intervenire su cani che hanno in testa una tale confusione che non so come possano non esplodere. Ci sono alcuni fattori importanti da considerare.

1. Il leader è colui che comincia la maggior parte delle iniziative interessanti (Inkj Sjosten)

2. Questo presuppone lo sviluppare una certa quantità di attività da svolgere regolarmente col cane (gioco, passeggiate, escursioni, momenti di socializzazione, esercizio, attività di ricerca, costruzione di nuovi comportamenti, ecc.)

3. E’ necessario conoscere e soddisfare tutti i bisogni del cane (fisiologici, di sicurezza, sociali, ecc.), pena il creare stress o problemi di salute o comportamento (è lo stesso Bekoff che in un’intervista mi ha confermato questo principio)

4. E’ sempre necessario stabilire delle regole. E se usi buona comunicazione, calma e coerenza difficilmente dovrai intervenire “imponendoti” con la forza. Io non lo faccio mai, i miei clienti nemmeno, anche quando convivono con grossi e cazzuti cani. Diciamo che più sei bravo e meno hai bisogno di essere “il più forte”.

5. Se metti in mostra le tue abilità in situazioni di valore per il cane, è lui ad accreditarti. Hai presente quando il cane prende una pallina e se la mette tra le zampe guardando il suo “rivale” e sfidandolo a prenderla? E’ un esempio di applicazione di questo principio: il cane sta mettendo in mostra la sua abilità di mantenere il possesso di qualcosa che in quel momento ha valore. Chi è più veloce? Chi anticipa le mosse dell’altro? Chi riesce a gestire le varie situazioni mantendendo la calma, ma facendo sempre quello che vuole?

6. Se perdi la calma, perdi punti agli occhi del cane: ti ritiene più vicino a lui in termini di status

7. Se perdi la pazienza, riduci la fiducia. E la relazione diventa più scarsa in termini di qualità

8. La comunicazione e la gestione del proprio stato emotivo giocano un ruolo centrale. In ogni interazione sociale e in particolar modo quando si vuole affermare il proprio status sociale.

Ci sarebbero molti altri principi, ma non mi dilungo. Da tutto questo si comprende come si debba ricorrere alla forza quando non si hanno alternative. Ma più sei competente, più numerose sono le alternative. E nel tempo, puoi sempre decidere di svilupparne altre.

Questa immagine dovrebbe riuscire a riassumere il concetto:

Come affermare il proprio status senza usare violenza

La disposizione delle interazioni su una scala significa che da qualsiasi gradino cominci sarà sempre più facile scendere: meglio cominciare dal primo. I gradini più in alto sono quelli che portano in sè fiducia, gioia, alleanza, cooperazione, protezione, ecc. Quelli più in basso portano maggiore stress, ansia, paura, aggressività, ecc. Meglio stare più in alto, ma per poterlo fare sono necessarie maggiori abilità sociali da parte tua.

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Questioni di Prossemica 2

Questioni di Prossemica/2Nello scorso articoloabbiamo parlato di quanto sia importante rispettare le distanze durante l’incontro tra due cani. Questo non significa che gli incontri tra cani vadano eliminati del tutto. Otterremmo l’effetto opposto rispetto a quello che ci siamo prefissi, ovvero educare le capacità di socializzazione del cane. Vanno però sicuramente fatti nel rispetto del proprio cane e degli altri cani: gli incontri al parco, in area cani, in classi di socializzazione possono e devono essere presenti nella quotidianità, perchè fanno parte della socialità del cane e sono essenziali. Ci saranno sicuramente molti articoli in futuro dedicati proprio a questo.

Oggi però parliamo dell’approccio uomo-cane per il quale vale lo stesso principio sul rispetto delle aree sociali. Anche in questo caso non significa che non ci si debba avvicinare mai al cane, anche perchè i cani, come gli uomini, sono animali sociali. Se non avessero questa caratteristica non si sarebbero mai avvicinati e probabilmente l’incontro che diede origine al cane (e all’uomo come lo conosciamo oggi) non sarebbe mai avvenuto. I cuccioli in particolare cercano la prossimità in ogni istante. E’ comunque opportuno muoversi sempre con le dovute accortezze e nel pieno rispetto del cane.

Innanzitutto bisogna individuare il momento giusto per coccolare il cane. Per la maggior parte di loro, il contatto non è ricercato nè gradito durante lo svolgimento di un compito o in un momento di concentrazione (mentre sta annusando, mentre sta svolgendo un esercizio o lo ha appena finito). Molte persone hanno l’abitudine di “premiare” il proprio cane con una bella “manata” sulla testa alla fine di un esercizio. Normalmente il cane risponde a questo “premio” con una leccata di naso, girando la testa, scrollandosi, spostandosi, porgendo il fianco o sbadigliando. Questi sono tutti segnali calmanti, che stanno a significare che la “coccola” non è vissuta in questo frangente come un premio, ma come qualcosa di tollerato. Può sembrare strano ma capita anche a noi. Ci sono momenti in cui le carezze e le coccole ci riempiono di gioia. Quando siamo concentrati davanti al pc, o stiamo lavorando, o stiamo facendo sport, le stesse carezze provenienti dalle stesse persone non hanno lo stesso effetto.

Questioni di Prossemica/2Il secondo punto da tenere in considerazione è come ci si approccia alla coccola: è importante chiamare il cane, e non andare verso di lui. Altra buona norma è avere il cane di fianco a sè e stare possibilmente alla sua altezza, accarezzandolo in maniera dolce con lunghe carezze lungo il fianco. Si tratta di un momento di condivisione importante, che riporta il cane  al momento in cui da cucciolo veniva coccolato dalla mamma e lo mette in uno stato di pace… e lo stesso stato emotivo possiamo provarlo noi stessi perchè è stato dimostrato che accarezzare un animale domestico fa bene al cuore :-)Ma è inutile che vi racconti di quanto sia piacevole stare seduti per terra su un cuscino con il proprio cane che ci sta addosso, e si lascia accarezzare fino ad addormentarsi…

Ultimo punto importante è l’avvicinamento per strada tra umano e cane. Se il cane è ben socializzato, per lo più tollera piuttosto bene gli incontri con estranei, se invece è un cane un po’ timido o pauroso è importante che abbia la possibilità di prendere le distanze che ritiene opportune. Se il cane indietreggia, riavanzare verso di lui non è una buona idea. Meglio provare ad accucciarsi o dimostrare di “capire la sua lingua” con un passo indietro. Provateci, e vedrete quella meravigliosa espressione a cui manca solo la vignetta “wow! questo mi capisce”.
Una cosa da evitare è chiedere al proprio cane di sedersi quando qualcuno lo vuole accarezzare perchè deve sentirsi libero di allontanarsi se non gradisce quel tipo di interazione, e di comunicarlo correttamente. La sua comunicazione si esprime attraverso il corpo, quindi il suo stare fermo e seduto equivale al nostro avere la bocca bendata.
Potete aiutare il cane che comunque tollera il contatto con l’estraneo, ma magari in quel momento è un po’ a disagio, abbassandovi anche voi e accarezzandolo, ma senza costringerlo.
Se siete invece amanti dei cani e vorreste buttarvi a coccolare ogni cane che incontrate, cercate di controllarvi e pensate: incontrando per strada uno sconosciuto, con tanti capelli morbidi e vaporosi, vi lancereste mai incontro a lui a braccia aperte affondandogli le mani nei capelli e, una volta raggiunto, dicendogli: “io amo tantissimo le persone con i capelli vaporosi e morbidi!”. Ecco, non fatelo nemmeno con i cani! Il galateo canino prevede che non si vada diretti incontro al cane ma che ci si avvicini curvando, in seguito chiedete al proprietario se potete accarezzare il cane, abbassatevi di fianco a lui (piegate le gambe) girandovi nella stessa direzione del cane, e accarezzatelo delicatamente evitando la testa.

Per finire, che siate proprietari di un cane o passanti che lo vogliono coccolare, ricordatevi che incombere su di lui mentre vi chinate fa uno strano effetto. Come vi sentireste se un omone di 4 metri si chinasse sulla vostra testa per salutarvi? ;)

Buona Vita!