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I cani posseggono un’intelligenza musicale

Lo conferma una recente ricerca scientifica, che ha provato come i cani riescono persino a riconoscere l'altezza delle note.


Redazione ThinkDog - 8 Giugno 2024


Il Talento Musicale dei Cani

La scoperta che alcuni cani possano percepire le note musicali e reagire ad esse risale ai primi del ‘900, quando alcuni autori condussero esperimenti per esaminare la discriminazione uditiva nei cani, scoprendo che potevano distinguere tra diverse note musicali. Tuttavia, non era chiaro se questa abilità fosse legata al timbro degli strumenti o alle diverse note suonate alla stessa altezza. Successivamente, Shepherd (1919) condusse esperimenti in cui due cani furono addestrati a distinguere tra due note della stessa classe di altezza (trasposizioni di ottava) e lo stesso timbro. Uno dei cani riuscì a padroneggiare il compito dopo 300 prove, ma solo quando c’era una differenza di tre ottave tra la nota appresa e quella trasposta.

Dai Lupi ai Cani: Una Melodia Lunga Secoli

Gli studi pionieristici del primo ‘900 hanno iniziato a svelare il legame tra cani e musica. Questi studi hanno aperto la strada a ricerche moderne che stanno indagando se l’abilità musicale dei cani sia una caratteristica ereditata dai loro antenati lupi o una conseguenza della loro evoluzione accanto agli esseri umani.

Una Ricerca Straordinario: Cani e Note Musicali

Un recente studio pubblicato su Animal Cognition e nato dalla collaborazione di un team di scienziati dell’Università di Napoli Federico II, dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta e dell’Università di Torino, si è concentrato sul verificare nello specifico se i cani fossero in grado di riconoscere le altezze relative delle note e le scale musicali.

Sedici cani di diverse razze, età e sesso, ma tutti con almeno un addestramento di base, sono stati reclutati e addestrati a riconoscere sequenze di note in scala ascendente e discendente (digitalmente generate usando il software Audacity e riprodotte come toni sinusoidali puri) e poi testati con sequenze trasposte. Questo esperimento ha mostrato che alcuni cani possono riconoscere e reagire a queste sequenze, suggerendo una capacità musicale sorprendente.

Addestrare un Cane alla Musica: Come Si Fa?

Il protocollo di addestramento selezionato comprendeva 3 livelli sequenziali di addestramento, ognuno costituito da 4 sessioni con un minimo di 10 prove per sessione. Durante il primo livello di addestramento, i proprietari utilizzavano barriere per nascondersi parzialmente e istruivano il cane a sedersi su un tappeto mantenendo una posizione di riposo. Il cane doveva raggiungere una ciotola specifica in base alla sequenza di note riprodotte.

Sfida Musicale: I Cani e le Sequenze Trasposte

Nella fase finale dell’esperimento, i cani hanno affrontato una prova impegnativa con sequenze di note trasposte. L’ordine delle sequenze è stato scelto per massimizzare la distanza dalle sequenze di addestramento, iniziando con trasposizioni di ottave. Questo ha testato la capacità dei cani di generalizzare il riconoscimento delle note musicali oltre l’addestramento iniziale.

Solo Due Cani Geniali: Chi Sono i Campioni Musicali?

Su sedici cani, solo due hanno dimostrato un talento straordinario nel riconoscere le note musicali. Questi cani, Botch e Maffolo, hanno superato tutte le fasi dell’addestramento e hanno risposto correttamente alle sequenze trasposte. Le loro prestazioni indicano che alcuni cani possono memorizzare e riconoscere i modelli di tono relativo.

Segnali Visivi: Il Trucco Segreto dei Cani

Questo studio ha rivelato che, mentre la maggior parte dei cani ha mostrato prestazioni superiori al caso quando i loro compagni umani erano visibili, la loro accuratezza diminuiva significativamente quando i compagni umani erano fuori vista. Ciò suggerisce che i cani dipendono fortemente dai segnali visivi involontariamente dati dai loro compagni umani di riferimento e hanno difficoltà a passare ai segnali uditivi quando i proprietari non sono visibili.

Futuro della Ricerca: La Prossima Frontiera della Musicalità Canina

Questo studio apre nuove strade nella ricerca sulla musicalità animale. Concentrarsi su soggetti individuali piuttosto che su gruppi potrebbe rivelare capacità musicali nascoste in alcuni cani. Inoltre, sviluppare protocolli per ridurre gli effetti del “Clever Hans” acustico garantirà la validità dei risultati futuri.

Il Mistero della Melodia nei Cani

Nonostante le sfide generali affrontate dai cani nell’acquisire il compito, è degno di nota che due dei cani dello studio siano riusciti a distinguere correttamente tra le due sequenze di suoni e le loro trasposizioni senza alcun addestramento precedente. Questo suggerisce che la capacità di percepire e riconoscere modelli di altezza relativa potrebbe essere presente, sebbene rara, in alcuni cani.

La scoperta delle abilità musicali nei cani pone domande affascinanti sull’evoluzione della musicalità. È possibile che queste abilità siano un sottoprodotto della selezione naturale o artificiale. Gli ululati dei lupi, con le loro modulazioni di tono, potrebbero rappresentare una forma primordiale di musicalità, suggerendo che questa capacità potrebbe avere radici profonde nella storia evolutiva dei cani.

Conclusioni e Prospettive Future: Verso Nuove Scoperte

Questo studio aggiunge un importante tassello alla nostra comprensione della biologia del linguaggio musicale universale. È essenziale sviluppare protocolli per mitigare gli effetti potenziali del fenomeno “Clever Hans” (influenza involontaria da parte dell’umano di riferimento) per garantire la validità dei risultati futuri. La ricerca potrebbe concentrarsi su soggetti individuali piuttosto che su gruppi, in quanto le abilità musicali potrebbero essere presenti in tutti gli animali, ma solo raramente in individui specifici.

In attesa di ulteriori notizie dalla scienza ti invitiamo a leggere l’articolo scientifico integrale pubblicato su Animal Cognition: https://link.springer.com/article/10.1007/s10071-024-01875-5

Informazioni sugli Autori

Claudia Pinelli
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Caserta.

Anna Scandurra, Alfredo Di Lucrezia e Biagio D’Aniello
Dipartimento di Biologia, Università di Napoli Federico II, Napoli.

Cristina Giacoma
Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Università di Torino, Torino.

Contributi
Concettualizzazione: C.P., B.D.; Metodologia: C.P., A.D., A.S., B.D.; Indagine: C.P., A.D., B.D.; Visualizzazione: C.P., A.D., A.S., B.D.; Acquisizione dei fondi: A.S., B.D.; Gestione del progetto: B.D.; Supervisione: B.D.; Scrittura – bozza originale: B.D.; Scrittura – revisione e modifica: C.P., A.S., C.G., B.D.