Osservando quei gesti semplici che ci scaldano la giornata: la coda che scodinzola, il muso appoggiato sul ginocchio, la gioia di ritrovarci anche dopo poche ore, per anni si è pensato che questa affettuosità fosse solo il frutto della domesticazione e della convivenza con l’uomo.
Oggi però la Scienza ci dice che la socialità dei cani è una predisposizione genetica scritta nel loro DNA.
Negli ultimi anni diversi studi hanno iniziato a svelare i segreti molecolari che si nascondono dietro la socialità dei nostri compagni a quattro zampe, mettendo in luce un ruolo sorprendente della struttura tridimensionale del DNA, che si chiama cromatina, nella formazione di alcuni tratti del loro comportamento sociale.
La Forma della Socialità
Un recente studio pubblicato su BMC Genomics, condotto da un team del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica dell’Università di Princeton in collaborazione con il gruppo del professore Ádám Miklósi dell’Università Eötvös Loránd (ELTE) di Budapest, ha mostrato per la prima volta che non è solo la sequenza genica, ma anche la conformazione tridimensionale della cromatina a influenzare il comportamento sociale nei cani.
È stato individuato un gene -> GTF2I, noto anche nell’uomo per la sua associazione con la sindrome di Williams–Beuren (WBS), una condizione caratterizzata da ipersocievolezza, tratti cranio-facciali distintivi e un approccio amichevole verso il mondo.
Analizzando il tessuto cerebrale dei cani, i ricercatori hanno trovato piccole differenze all’interno del gene GTF2I. In alcuni punti del DNA, infatti, erano presenti o assenti dei “pezzetti mobili” di codice genetico. Queste differenze non cambiano solo la sequenza, ma anche la forma che il DNA assume quando si piega su sé stesso. Proprio questo ripiegamento particolare può attivare o spegnere alcune parti del gene, influenzando così il modo in cui il cane si comporta.
Le differenze trovate tra i lupi e i cani mostrano che, nel corso della domesticazione, i cani hanno perso alcuni di questi “pezzetti mobili” di DNA. Questo cambiamento li ha resi, nel tempo, più socievoli e propensi a legarsi agli esseri umani.
In altre parole, piccoli cambiamenti invisibili nella “forma” del DNA hanno reso i cani più socievoli e propensi a collaborare con noi rispetto ai loro antenati lupi.
Connessioni con la sindrome di Williams Beuren
È interessante scoprire che alcuni dei geni che rendono i cani così portati alla socialità (come GTF2I) sono gli stessi che, se modificati negli esseri umani, causano la sindrome di Williams Beuren. Questa condizione è caratterizzata da una forte tendenza alla socialità e da un atteggiamento amichevole verso gli altri.
In altre parole, la stessa “firma genetica” che nei cani ha favorito la domesticazione e comportamenti amichevoli, negli esseri umani è alla base di un disturbo che porta a un’iper-socievolezza.
Un segno di come, a livello molecolare, esistano sorprendenti punti di incontro tra specie diverse.
Una riflessione ThinkDog
I risultati di questo studio scientifico ci fanno da promemoria ricordandoci che la relazione con i cani non nasce solo dal nostro amore o dalla convivenza quotidiana, ma affonda le radici in una storia millenaria che ha lasciato il segno persino nel loro DNA.
In tutti questi secoli di convivenza abbiamo sviluppato un linguaggio comune, basato su fiducia e comunicazione, che oggi possiamo riconoscere nei loro gesti più semplici.
Ed è proprio per questo che siamo ben lontani dalla logica del “capobranco” che tanto ancora vediamo mettere in atto. Il legame con i cani non si fonda sul dominio, ma su cooperazione, empatia, ascolto, connessione, socialità, libertà…
In ThinkDog crediamo che conoscere queste basi scientifiche non tolga magia alla relazione ma la amplifichi.
Rispettare questa natura significa entrare in relazione con il cane per quello che è davvero, riconoscendo la profondità del suo sentire e della sua mente, aiutandolo a esprimere tutto il suo potenziale.
E soprattutto non dobbiamo dimenticare che i cani sono Animali Sociali, Non “Socievoli”. Tocca a noi capire di quante e quali interazione il nostro cane ha bisogno.
