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Se c’è coercizione, non c’è connessione

Dalla scrivania di Angelo Vaira


Redazione ThinkDog - 13 Maggio 2024


Educare (ovvero favorire la formazione carattere e competenze) e addestrare (sviluppare abilità in un campo specifico, come l’agility o il soccorso sulle macerie) dovrebbero prevedere che i cani esprimano per lo più gioia, apertura, voglia di fare, concentrazione.

Questi sono tutti indicatori di una relazione serena, che può addirittura arrivare a essere profonda.

Gli indicatori di una relazione profonda possono essere il silenzio, o quel flusso di informazioni reciproco, fra noi e l’animale, tali da far apparire gesti e interazione, naturale, armoniosa, quasi magica.

Succede quando la nostra mente e quella del cane sono interconnesse, non per via di telepatia, ma per via di apparati biologici, fisiologici, neurali di cui gli animali sociali sono dotati e che la coevoluzione umano-cane ha reso ben disponibili per la nostra alleanza di specie e per relazione che ognuno di noi ha col proprio cane.

In sintesi possiamo affermare che quando c’è coercizione, obbligo, punizione, sottomissione, ossessione per il controllo, c’è un essere umano incapace che non ha connessione col cane.

In estrema sintesi: se c’è coercizione, non c’è connessione.