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Training: una riflessione


Redazione ThinkDog - 3 Luglio 2023


È incredibile cosa si riesca a ottenere attraverso positività, collaborazione e fiducia.

Questi risultati non li si può ottenere attraverso strattoni e coercizione. 

Sono il prodotto di training totalmente basato sul rinforzo positivo e le sue applicazioni (modellamento, stimoli discriminativi, programma di rinforzo variabile, modello operante ecc.).

Quando venti anni fa mi sono battuto per questi metodi ero orgoglioso di poter dimostrare risultati più rapidi e performance incredibile senza ricercare la sottomissione del cane.

UN NUOVO MODELLO OPERATIVO

Oggi le cose sono ulteriormente cambiate. Il “modello operante” da cui sorgono questi metodi è stato poi successivamente soppiantato dall’approccio cognitivo relazionale, che ci permette agire più profondamente e di ottenere risultati che vanno ben oltre creare comportamenti e metterli sotto “comando”.

Oggi per prima cosa dobbiamo notare che questo cane è un border collie da lavoro e sarebbe stupido spingere affinché un terranova (per esempio) faccia le stesse cose.

BREVE STORIA DELLA CINOFILIA

Nella storia della cinofilia abbiamo avuto tre orientamenti

1. Il metodi coercitivi/tradizionali

I più vecchi (obbedisci o ti obbligo). Basati sulla falsa credenza che la relazione col cane sia tutta una questione di dominanza e sottomissione. Oggi sappiamo – attraverso l’osservazione di branchi lupi e cani – che entrano in gioco innumerevoli altri fattori e dinamiche di relazione. 

2. I metodi gentili 

Sarebbe più corretto dire che sono basati sul rinforzo positivo, ma in tutto il mondo si sono chiamati così per urlare: “ehi, c’è un’alternativa al dare continuamente strattoni”. 

3. L’orientamento cognitivo relazionale

Si tratta della rivoluzione più recente e accaduta proprio in Italia. Il primo gruppo di lavoro su questo è stato costituito da Roberto Marchesini, Daniela Panozzo, Luca Spennacchio e me (Angelo). ThinkDog era già nata da qualche anno e il principio fondante (prospettiva/soggettività del cane) ha trovato in questo approccio il suo ambiente ideale.

Si è studiata la mente del cane, etologia cognitiva, le motivazioni di razza, i branchi di cani liberi… insomma si è andati avanti e ne è nato un approccio sempre più naturale che a ruota ha influenzato il lavoro di altri colleghi.

Mi fermo qui. Ho mostrato questo video durante la presentazione del nostro lavoro: il più bello del mondo.

Ditemi cosa ne pensate perché il video è strabiliante, ma alla luce di ciò che sappiamo oggi, nasconde delle riflessioni importanti da fare per ogni cane.
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Dalla scrivania di Angelo Vaira